
Alla fine, dopo lettere, diffide, ricorsi, avvocati, assemblee impugnate e schermaglie consumate fra Milano e il Lussemburgo, è arrivata la parola più preziosa nei grandi patrimoni familiari: pace.
A stipularla Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico sotto la regia della madre, Nicoletta Zampillo ultima moglie di Leonardo Del Vecchio. l’accordo spiana la strada a Leonardo Del Vecchio verso la maggioranza assoluta di Delfin, la cassaforte di famiglia. Vuol dire controllare un impero globale. La holding oggi vale circa 42 miliardi e che custodisce non soltanto il controllo di Essilor Luxottica, ma anche partecipazioni strategiche in Generali, Monte dei Paschi di Siena e Unicredit.
Dentro quelle mura lussemburghesi si concentrano quote, potere, dividendi, influenza e soprattutto la lunga ombra di uno dei più grandi imprenditori italiani del dopoguerra. Ecco perché la tregua assume un significato che va ben oltre il tradizionale romanzo familiare degli eredi. Sul tavolo c’era l’architettura di uno degli snodi più delicati del capitalismo italiano. Per settimane la tensione era salita come la pressione dentro una pentola dimenticata sul fuoco.
Da una parte Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito del fondatore di Luxottica, impegnato a portare a termine il grande riassetto della holding. Dall’altra Rocco Basilico, figlio di Nicoletta Zampillo e del banchiere Paolo Basilico, deciso a contestare il percorso scelto per la redistribuzione delle quote. La battaglia si era rapidamente trasferita nelle aule del Granducato. Basilico aveva impugnato davanti al Tribunale del Lussemburgo le delibere approvate dall’assemblea di Delfin. Nel mirino c’erano due decisioni particolarmente rilevanti: l’aumento dei dividendi e soprattutto l’operazione destinata a consentire a Leonardo Maria di acquistare il 25% della holding detenuto dai fratelli Luca e Paola Del Vecchio.
Una partita gigantesca. Perché quel 25% rappresenta una quota che, ai valori correnti della cassaforte, sfiora gli 11 miliardi. Una di quelle somme che smettono di essere denaro e diventano geografia economica.
L’operazione avrebbe portato Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5% di Delfin, consolidando una posizione destinata a renderlo il principale punto di riferimento della governance futura. Un progetto complesso anche dal punto di vista finanziario.
Per sostenere l’acquisto era infatti previsto un finanziamento da circa 10 miliardi una delle operazioni più rilevanti mai viste in una vicenda successoria italiana. Un’architettura che richiedeva stabilità, certezze giuridiche e soprattutto l’assenza di nuvole legali all’orizzonte.
Le contestazioni giudiziarie rischiavano invece di trasformarsi in una fastidiosa sabbia negli ingranaggi.
Nel frattempo si era aggiunto un altro capitolo.
A fine maggio Nicoletta Zampillo aveva inviato una lettera al consiglio di amministrazione di Delfin manifestando la volontà di rimettere in discussione la rinuncia effettuata nel 2022 a metà della quota del 25% a lei destinata dal marito a favore del figlio Rocco.
Un passaggio che aveva contribuito ad aumentare ulteriormente la temperatura.
Gli osservatori finanziari seguivano gli sviluppi come si segue una finale di Champions League. Per una ragione semplice: dietro la disputa familiare c’erano asset che pesano enormemente sugli equilibri economici del Paese. Delfin possiede infatti il 32,4% di Essilor Luxottica, il campione mondiale dell’occhialeria nato dalla fusione che ha cambiato la geografia del settore. Ma non basta. Controlla anche il 17,5% di Monte dei Paschi di Siena, il 10% di Generali e il 2,7% di Unicredit.
Tradotto dal linguaggio delle partecipazioni a quello della realtà: una quota rilevante del risparmio italiano, del credito alle imprese, delle assicurazioni e della finanza nazionale passa direttamente o indirettamente sotto l’ombrello della cassaforte creata da Del Vecchio.
Secondo quanto emerge dalle ricostruzioni delle ultime ore, sia Leonardo Maria Del Vecchio sia Rocco Basilico si sarebbero impegnati a ritirare le rispettive iniziative giudiziarie. Una scelta che consente di sbloccare un'impasse che durava ormai da settimane e che rischiava di allungare ulteriormente i tempi del riassetto.
La tregua arriva a quattro anni dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio.
Quattro anni nei quali l’eredità del fondatore ha continuato a esercitare una forza gravitazionale impressionante. Come accade spesso nelle grandi dinastie imprenditoriali, il patrimonio non è soltanto una questione economica. È anche una questione di leadership, di visione, di equilibrio tra rami familiari e di gestione del potere.






