Speranza vuole i turisti ma li tratta da paria
  • Per chi arriva in Italia dai Paesi Ue il ministero della Salute revoca la richiesta di tampone più green pass, per la quale Bruxelles si irritò molto. Peccato che molti stranieri non abbiano la certificazione rafforzata e quindi, una volta qui, saranno dei reietti.
  • Dati confortanti anche dalle terapie intensive, il tasso di positività resta stabile.

Lo speciale contiene due articoli

Troppo poco, troppo tardi, e comunque sempre male. Anche quando Roberto Speranza e il governo italiano si decidono ad alleggerire un quadro normativo ultrarigido che ormai contrasta in modo stridente con le regole light di convivenza col virus adottate nella maggioranza dei Paesi occidentali, lo fanno di mala voglia, con il freno a mano tirato, e sempre con una sorta di riserva mentale.

Ricapitoliamo una delle scelte più contestate dell’esecutivo. Il 14 dicembre scorso, un’ordinanza aveva stabilito che, per arrivare in Italia da un Paese Ue, non sarebbe più bastato il green pass, ma sarebbe servito pure il risultato negativo di un tampone. E si ricorderà che, non essendo stata concordata con gli altri Paesi, la misura suscitò significative proteste in sede europea.

L’altro ieri, Speranza si è finalmente deciso al contrordine, almeno a prima vista. In base alla nuova ordinanza, infatti, dal 1º febbraio al 15 marzo, per arrivare da noi partendo da un altro Paese Ue, il green pass sarà sufficiente, senza più la necessità di un tampone antigenico o molecolare.

A onor del vero, la virata fa seguito a un’ulteriore sollecitazione europea ad alleggerire la gabbia normativa. All’inizio di questa settimana, il Consiglio dell’Unione europea, con una raccomandazione, ha chiesto ai Paesi membri di non affidarsi al criterio geografico-collettivo delle aree di rischio epidemiologico, ma di basarsi sulla condizione sanitaria delle singole persone. Ecco un passaggio della raccomandazione: «Il fattore determinante dovrebbe essere la vaccinazione, il test o la guarigione di un viaggiatore in relazione al Covid, attestati da un certificato digitale dell’Unione europea valido». Tutto ciò, sempre a parere del Consiglio, per semplificare «considerevolmente le norme applicabili» e fornire «ai viaggiatori ulteriore chiarezza e prevedibilità».

A cascata, dunque, è venuto il primo passo del governo italiano: finalmente un atto volto ad aiutare – anziché ostacolare – la circolazione dei cittadini degli Stati Ue (e del resto era proprio questa la ratio iniziale del green pass Ue, clamorosamente tradita è rovesciata dal green pass italiano).

Tutto bene, quindi? Purtroppo no, per almeno tre ragioni tutt’altro che trascurabili.

La prima. La decisione avviene soltanto adesso. Si potrebbe dire: meglio tardi che mai. Ma intanto il danno è stato devastante rispetto alle vacanze di Natale e di fine anno, contribuendo in modo determinante alla crisi di turismo, ristorazione, hotellerie.

La seconda. Per green pass (quello che ora consentirebbe di arrivare in Italia senza un ulteriore tampone) si intende la carta che certifica la vaccinazione o la guarigione o l’avvenuta effettuazione di un test molecolare o antigenico. Quindi anche un «tamponato» non vaccinato potrà entrare: bene. Ma poi che potrà fare? Delle due l’una. O, una volta entrato, se sprovvisto di vaccinazione o di booster, sarà praticamente messo ai margini della vita civile qui in Italia; oppure, se fosse accreditata un’interpretazione più flessibile, si avallerebbe un trattamento peggiorativo ai danni degli italiani. Nell’uno e nell’altro caso, un pasticciaccio.

La terza. Come sempre, la norma è scritta con un linguaggio tecnico incomprensibile, fatto di continui rimandi normativi. Roba da impazzire, per chiunque non sia un esperto di questioni giuridiche: e la cosa risulta a maggior ragione paradossale se indirizzata a un pubblico di stranieri, ai quali si dovrebbe garantire massima comprensibilità (se vogliamo attrarre turisti, o almeno smettere di scoraggiarli).

Un esempio? Ecco l’articolo 2 dell’ordinanza: «A decorrere dal 1° febbraio 2022, le misure di cui all’articolo 2 dell’ordinanza del ministro della Salute 14 dicembre 2021 cessano di applicarsi. A decorrere dalla medesima data e fino al termine di cui al comma 2, si applica l’articolo 3 dell’ordinanza del ministro della Salute 22 ottobre 2021 nel testo pubblicato nella Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 254 del 23 ottobre 2021». E ancora: «Ferma restando, per le sole finalità di cui al presente articolo, la durata della validità dei certificati Covid digitali dell’Ue, nei termini di cui ai Regolamenti vigenti in materia, agli spostamenti in entrata e in uscita da Stati o territori esteri continuano ad applicarsi, fino alla data del 15 marzo 2022, le restanti misure di cui all’ordinanza del ministro della salute 22 ottobre 2021 e all’ordinanza del ministro della Salute 14 dicembre 2021, fatto salvo quanto disposto dall’ordinanza del ministro della Salute 14 gennaio 2022». Un autentico sudoku.

L’ultima questione da segnalare è l’ennesima protesta nei nostri confronti da parte di governanti di altri Paesi. Il ministro fiammingo Jan Jambon ha annunciato che chiederà all’Austria e all’Italia di accogliere nel loro territorio i giovani dai 12 ai 18 anni che non abbiano ancora ricevuto la dose di richiamo del vaccino contro il Covid 19. Come dire: ai ragazzi il booster non serve, e dunque non alzate muri incomprensibili. Roma ascolterà o farà finta di nulla?

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».