Tornati agli onori delle cronache nel 2023 dopo l’abbattimento di un aerostato cinese sui cieli degli Usa venivano usati per incursioni nei Paesi nemici già nell’800. Oggi sono un concentrato di alta tecnologia.

Balzati alla cronaca per il volo misterioso sugli Usa, gli aerostati moderni sono in realtà attori celebri in campo scientifico e militare. Osservano, trasmettono, analizzano. Fino a fare guerra psicologica. Quanto ad armi e vicende internazionali, gli ultimi due anni saranno ricordati anche per il ritorno sulla scena internazionale dei palloni spia. Ricorderete certamente quanto accaduto nel cielo degli Usa all’inizio del 2023, quando un pallone cinese entrò nello spazio aereo del Nord America passando sopra l’Alaska, il Canada occidentale e gli Stati Uniti, dove fu abbattuto e poi sospettato di avere a bordo sistemi per la raccolta di informazioni. Non era la prima volta, in passato si sono verificati episodi di palloni sospetti nello spazio aereo degli Stati Uniti, dell’isola di Guam (dove c’è una delle principali basi militari statunitensi), ma anche su Hawaii e Florida. In realtà i palloni spia esistono da oltre un secolo e i progetti legati a questi usi, come per scopi scientifici, sono centinaia in tutto il mondo. Sul sito Debug Lies (www.debuglies.com), letteralmente «eliminiamo le bugie», è recentemente apparso uno studio molto approfondito sull’impiego dei palloni stratosferici, orbitali e per alta quota atmosferica.

Ciò che è conclamato è che vengano usati per vari scopi tra cui la ricerca atmosferica, le comunicazioni e, più recentemente, per applicazioni militari come il lancio di missili. Questi palloni possono raggiungere la stratosfera, fornendo una piattaforma ad alta quota utile per raccogliere dati trasmessi da prototipi di ordigni in prova, e risultando più economici di un velivolo. Non bisogna però confondere tra loro i «palloni stratosferici», gli «orbitali» e i «palloni ad alta quota» che sono spesso usati nelle discussioni sull’esplorazione e la ricerca spaziale. Possono sembrare simili ma hanno un carico utile differente per capacità, applicazioni e ambiento operativo. I palloni stratosferici, progettati per operare nella stratosfera terrestre, tipicamente ad altitudini comprese tra circa 18 e 37 chilometri, sono realizzati con materiali durevoli come il polietilene (spessori da 0,02 a 0,3 mm), oppure il Vectran, un filato ad alte prestazioni noto per la sua eccezionale resistenza e rigidità, superiori a quelle di altre fibre sintetiche come il Kevlar. Questi sono in grado di resistere alle basse temperature e alla bassa pressione presenti alle alte quote. Differenti sono i palloni definiti «orbitali» (ma non orbitano attorno al globo), si tratta di aerostati per alta quota, quasi 100 km, che operano ai margini dello spazio fungendo da piattaforme per il lancio di piccoli satelliti o altri carichi, eseguono esperimenti per la ricerca spaziale e sono potenziali piattaforme per telecomunicazioni.

Un altro genere sono unità per alta quota, che operano tipicamente ad altitudini che vanno dai 20 ai 40 chilometri, colmando il divario tra i palloni meteorologici e la stratosfera. Sono usate per un’ampia gamma di applicazioni tra le quali la ricerca atmosferica, la ricognizione fotografica e scopi didattici, ed anche per la diffusione di segnali, come avvenne nel caso del progetto Loon di Google per l’accesso a Internet. Si potrebbe osservare che in tutti i casi si tratta di una tecnologia semplice, basata su un involucro riempito di gas più leggero dell’aria, invece rappresentano applicazioni estremamente avanzate e spesso espressioni della più recente ricerca aerospaziale. Si pensi per esempio ai circuiti elettronici che devono decidere se rilasciare gas o zavorra per scendere o salire di quota, mentre all’esterno la pressione è estremamente bassa come la temperatura, e le radiazioni solari deteriorano i materiali. A proteggere gli apparati e la calotta sono sovente materiali in grado di riflettere la radiazione solare e ridurre al minimo l’assorbimento di calore durante il giorno e la perdita di calore durante la notte, riflettere i raggi ultravioletti. Dovendo essere leggeri spesso sono equipaggiati con pannelli solari flessibili per la produzione di energia elettrica destinata ai sistemi di bordo. Sono, quindi, anche banchi di prova eccezionali per sperimentare materiali isolanti e leggeri al tempo stesso. Tutti sono dotati di sistemi telemetrici, ovvero dialogano con stazioni a terra riportando posizione, altitudine, stato e funzioni attive. La trasmissione da bordo è essenziale anche per farsi «vedere» dalle organizzazioni di controllo dello spazio aereo, mantenendo distanza e sicurezza dai voli commerciali. Una capacità fondamentale è quella di essere sensibili alle condizioni meteorologiche, in particolare per sfruttare, mediante l’analisi dei modelli matematici, i venti che possono influenzarne le traiettorie. La Nasa utilizza attivamente palloni ad alta quota per la ricerca spaziale, per esempio la missione Asthros utilizza un pallone delle dimensioni di uno stadio di calcio per trasportare un telescopio all’avanguardia a circa 60 km sopra l’Antartide, per osservare lunghezze d’onda della luce non visibili da terra, contribuendo in modo significativo alla nostra comprensione dei fenomeni cosmici. Sempre negli usa, l’agenzia per lo stusio dell’atmosfera e degli oceani (Noaa) ha sviluppato il sistema Horus (High-altitude operational return uncrewed system), che combina la tradizionale tecnologia dei palloni meteorologici con quella dei droni.

Storicamente i palloni, e ancora prima gli aquiloni, sono utilizzati per la ricognizione militare dall’Ottocento, con un picco d’utilizzo durante la prima guerra mondiale. Gli Usa durante la Guerra fredda inviarono centinaia di palloni ad alta quota sulla Cina e sui paesi del blocco orientale per la raccolta di informazioni nell’ambito del progetto Genetrix. Oggi i satelliti per la sorveglianza e i droni hanno in gran parte soppiantato i palloni aerostatici, che tuttavia presentano ancora vantaggi come minori costi. Il Pentagono, per esempio, ha investito nel progetto Cold star (Covert long dwell stratospheric architecture), cioè per la costruzione di palloni aerostatici usati per la sorveglianza del narcotraffico e per missioni militari. Esempi di aerostati per alta quota si trovano anche nella tradizione militare sovietica dalla Seconda guerra mondiale fino alla , quando era attivo lo studio di progettazione Okb-424 Dkba (1956, la sigla sta per Dolgoprudny automatics design bureau). Alcuni palloni sono stati lanciati anche nell’attuale conflitto russo-ucraino da parte delle forze di Kiev, mentre da parte russa risultano attive ad oggi soltanto due unità: il 13° Vit a Volsk e la base aerea di Klyuchi, in Kamchatka, guarda caso a soli 2.200 km dal confine con l’Alaska. L’Agenzia spaziale europea (Esa) e varie agenzie spaziali nazionali hanno utilizzato palloni ad alta quota per studi atmosferici e test sulla tecnologia spaziale.

Tra la decina di progetti realizzati segnaliamo Stratosphere, che li usa per trasportare sofisticati telescopi sopra le nuvole fornendo agli astronomi osservazioni uniche del cosmo. Ha fornito dati cruciali sui raggi cosmici, sulle emissioni infrarosse e sui fenomeni atmosferici. Lo stesso avviene in Canda, Australia, Brasile e Giappone. I palloni dotati di radar e sistemi di comunicazione migliorano il monitoraggio e il controllo dello spazio aereo, consentendo ai militari di rispondere rapidamente alle intrusioni o violazioni dei loro settori. Ma possono essere usati anche come sistemi avanzati per il tracciamento e il puntamento, nonché per operazioni anti-droni. Per la sicurezza marittima i palloni ad alta quota possono essere schierati per monitorare e combattere le minacce, aiutando le forze navali nelle missioni in regioni calde come il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano, e per operazioni marittime antisommergibile. In Sudafrica sono usati per il controllo costante delle frontiere, per l’anti-contrabbando, mentre altri usi hanno previsto la guerra elettronica-informatica e l’antiterrorismo, monitorando i movimenti di individui sospetti e fornendo una visuale nelle regioni soggette a minacce terroristiche. Sono usati per il soccorso in caso di catastrofe, quando consentono una valutazione globale dei danni e danno l’allerta precoce per varie minacce, inclusi attacchi chimici o biologici. Infine, non mancano le operazioni psicologiche: gli aerostati sono stati usati per la trasmissione di messaggi di propaganda e la distribuzione di volantini.

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