
L’agricoltura come cantiere per il futuro, i campi che diventano la nuova frontiera di sviluppo economico, tecnologico e sociale. Francesco Lollobrigida ministro per la Sovranità alimentare, l’agricoltura e la pesca rivendica al «Giorno della Verità» che il governo Meloni ha messo il settore primario al centro della sua azione. Sotto quattro profili: sostegno economico, assistenza all’export, investimento in tecnologie, nuovo protagonismo in Europa.
Per avere un quadro sintetico del molto che in quattro anni è stato fatto, servono un po’ di numeri. Eccoli: 16,8 miliardi di investimento diretto che quasi raddoppiano quelli del triennio precedente (più 43,%), ma che - lo sostiene uno studio di Ambrosetti - sono capaci di determinare un impatto economico nel medio termine per 83 miliardi, nel lungo periodo addirittura per 245 miliardi. Una cifra enorme che peraltro - il ministro non l’ha citato, ma questo è il perimetro del valore complessivo delle attività connesse con l’agricoltura - significa per l’Italia dare fiato a oltre 700 miliardi di volume economico atteso che queste voci - dall’agricoltura all’agroalimentare passando per la gastronomia - valgono oltre un quarto del Pil.
Proprio dal cibo parte la conversazione che Lollobrigida ha intessuto con Massimo de’ Manzoni, condirettore de La Verità, che ricorda al ministro: aveva debuttato con la legge contro la carne sintetica e ora anche l’Europa si è accodata vietando l’uso della parola carne per prodotti che non sono di origine animale. Lollobrigida ha ripercorso una lunga battaglia condotta con due obbiettivi: salvaguardare la salute dei cittadini - non a caso la legge che vieta in Italia la commercializzazione di prodotti da replicazione cellulare è firmata anche dal ministro della Salute, Orazio Schillaci - e la civiltà, legata a quella funzione di custodia dell’ambiente che svolgono gli allevatori. Lollobrigida ha ricordato come la legge italiana sia diventata modello per l’Europa e anche per molti Stati americani ed è stato ultimativo: «Se anche la poltiglia di cellule dovesse mai essere approvata come nuovo alimento dall’Europa, una cosa è certa: mai la potranno chiamare carne». Da scienziati che provano a piegare la natura a scienziati che incrementano le potenzialità della natura che è la cifra della nostra ricerca. È stato suggestivo il ricordo che il ministro ha fatto di Nazzareno Strampelli, il grande genetista, l’uomo del grano che da una spiga ne fece due. Sulla scorta di quella ricerca oggi l’Italia è a capo delle Tea, che sono le piante non geneticamente modificate, quelle il cui potenziale produttivo, di difesa dalle malattie e dunque di minore assorbimento d’acqua e di minor bisogno di fitofarmaci, è incrementato con tecniche di esaltazione delle proprietà delle piante stesse. «Tra le sperimentazioni che stiamo conducendo come Italia, c’è il riso senza acqua», ha detto.
È una battaglia di lungo periodo fatta in Europa e che l’Italia ha vinto e che disegna anche il nuovo profilo dell’imprenditore agricolo che coniuga ricerca, tutela del territorio, qualità e volume economico. È a questa agricoltura che Lollobrigida dà rappresentanza e a cui il governo dà sostegno. Afferma il ministro che, per esempio, il finanziamento delle filiere (4 miliardi) ha fatto sì che oggi il valore sia distribuito lungo tutto l’arco della produzione: dal campo alla trasformazione alla commercializzazione. Egualmente col decreto Coltivitalia si è dato sostegno a enoturismo e olio-turismo per offrire alle imprese agricole nuove opportunità così come con lo sviluppo dell’agrifotovoltaico (e divieto dei pannelli a terra) si è favorito l’investimento in produzione di energia di 30.000 imprese per 11 miliardi di risparmio. Ci sono punti critici? Sì. Bisogna migliorare i trasporti (più rotaia), la logistica (meno mercati di smistamento) e risparmio idrico. Per andare dove? A vendere sempre di più all’estero.
Massimo de’ Manzoni prova una provocazione: ma non è che con la lite Trump-Meloni ora gli americani ce la fanno pagare? Risposta diplomatica di Lollobrigida: agli americani il cibo italiano piace e poi, capiamoci, chi ci guadagna davvero a vendere i nostri prodotti, dopo averli importati, sono loro.






