Non si è parlato soltanto di Libia, Siria, Ucraina e nucleare iraniano durante l’incontro di ieri tra il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov e l’omologo italiano Enzo Moavero Milanesi. Al centro delle discussioni tra i due capi delle diplomazie c’è stato il tema energetico. Il ministro degli Esteri di Mosca è a Roma per due giorni anche perché, come ha spiegato in un’intervista all’Agi, la Russia sta valutando «il coinvolgimento di aziende italiane nella costruzione dell’infrastruttura per il trasporto del gas ai Paesi Ue».
Ricordando che Saipem è già coinvolta nel progetto Nord Stream 2, Lavrov ha assicurato che il suo Paese non ha mai parlato d’interruzione del transito delle forniture attraverso l’Ucraina dopo il 2019, anno in cui scade l’accordo con Kiev. Tutto ruota attorno alla galassia Gazprom, la più grande compagnia russa che rappresenta circa il 70% della produzione di gas naturale. A Saipem, quando era ancora controllata da Eni (che fu la prima società occidentale a stringere accordi con commerciali con il Cremlino per la fornitura di gas naturale), erano stati assegnati i lavori del South Stream, il gasdotto sotto il Mar Nero, pensato da Gazprom per portare il metano dalla Russia direttamente in Europa centrale aggirando l’Ucraina e con la Bulgaria come punto d’acceso, che però è stato bloccato dall’Unione europea. Saipem, tuttavia, non è l’unica azienda del nostro Paese interessata alla rotta meridionale dell’oro azzurro proveniente da Mosca. C’è anche Snam, che già ad aprile aveva iniziato a discutere con Gazprom di una cooperazione «che prende in considerazione l’implementazione da parte di Gazprom del progetto Turk stream», come spiegava una nota. Allora, il numero uno di Snam, Marco Alverà, aveva illustrato all’amministratore delegato di Gazprom Alexei Miller i piani della compagnia italiana per «facilitare» la creazione di nuove rotte del gas nel Mediterraneo.
Mosca punta sull’energia per rispondere alle sanzioni europee che potrebbero essere rinnovate nel corso del Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre, convinta che l’Italia alla fine non metterà il suo veto. Lavrov ha spiegato che le relazioni tra Russia e Italia hanno «per tradizione un carattere costruttivo e poliedrico» e che oggi «sono in una fase di evoluzione e crescita», grazie anche all’incontro di un mese fa tra il presidente russo Vladimir Putin e il premier Giuseppe Conte e al fatto che, sottolinea il ministro degli Esteri russo, nonostante la spirale sanzionatoria innescata da Bruxelles ci sono ancora 500 aziende e istituti di credito italiani che continuano a operare in Russia.
Poche ore prima dell’arrivo di Lavrov in Italia, il quotidiano russo Kommersant aveva riferito della decisione di Gazprom sul percorso della seconda linea del gasdotto Turk stream: attraverserà Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovacchia. Le forniture di gas in Bulgaria e Serbia sono previste per il 2020, in Ungheria nel 2021, e in Slovacchia nella seconda metà del 2022, stando a quanto riferisce il giornale. Mosca non ha comunque escluso l’altra via, cioè quella che passa dalla Grecia per arrivare in Italia. E per questo il tema energetico sarà al centro anche della visita del primo ministro greco Alexis Tsipras a Mosca il prossimo 7 dicembre. A favorire il percorso bulgaro è l’insufficienza delle infrastrutture greche. Ma per sopperire a questo, Mosca starebbe pensando di riprendere i piani congelati per l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia e Poseidon. I rapporti tra Roma e Mosca si stanno consolidando, anche in chiave libica attorno alla figura dell’uomo forte della Cirenaica Khalifa Haftar. L’Italia ha recentemente scavalcato la Turchia ed è tornata a essere essere il secondo mercato della Russia, che è il più importante fornitore di gas naturale del nostro Paese, al quale garantisce circa il 35% del fabbisogno. Tutto bene? Quasi. Non fosse per il fatto che Poseidon fu abbandonato preferendo il Tap sostenuto dagli Usa. Come reagirà questa volta Washington alle mosse italiane sulle condotte russe?
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