SPIAZZATI
Francesca Albanese (Ansa)
Storica tregua a Gaza grazie a Trump. Cortei, flottiglie, sassi sulla polizia non hanno fermato i massacri. Invece c’è riuscito l’odiato yankee. I palestinesi esultano. Chi ha cinicamente speculato sulla loro tragedia semina dubbi. Per continuare il circo Barnum.

Non so se Donald Trump riceverà il Nobel per essere riuscito a imporre la pace a Gaza, disarmando Hamas e convincendo Netanyahu a ritirare le truppe. So però che l’accordo raggiunto a Sharm el Sheikh spiazza chi sulla tragedia palestinese in questi mesi ha costruito cinicamente la propria carriera politica.

Militanti dell’estrema sinistra, giuriste prêt-à-porter tipo Francesca Albanese, onorevoli velisti pronti a sposare qualsiasi causa, fosse anche quella inutile della Flotilla, che diranno adesso? Dopo aver sostenuto senza se e senza ma le ragioni palestinesi contro Israele, ora che la ragione ha prevalso e perfino Hamas ha accettato le condizioni del piano di pace, continueranno a protestare, dimostrandosi più irriducibili perfino dei terroristi? Soprattutto, come digeriranno il boccone amaro di un rilascio degli ostaggi e di un disarmo ottenuto da colui che considerano un pericoloso fascista, simbolo dell’impero del male, ovvero Donald Trump?

Il presidente americano può piacere o no, lo si può considerare una minaccia per la democrazia americana, oppure un matto pronto a cambiare idea ogni istante a seconda delle convenienze. Ciò non toglie che se a Gaza i cannoni taceranno e gli ostaggi verranno rilasciati non lo si deve alle regate degli attivisti e nemmeno alle manifestazioni che hanno paralizzato l’Italia. Non sono state le parole della nuova icona dei pro Pal, Francesca Albanese, e nemmeno le sassaiole contro la polizia a convincere Hamas a sedersi al tavolo per trattare la pace. È stato Trump, con l’aiuto dei Paesi arabi. Certo, nessuno poteva immaginare che otto mesi dopo il suo secondo insediamento alla Casa Bianca al «puzzone» sarebbe riuscita un’impresa in cui hanno fallito Barack Obama e Joe Biden, ovvero disarmare Hamas e stabilizzare un’area. È vero, nessuno prima d’ora aveva dovuto fare i conti con un eccidio come quello del 7 ottobre e neppure con la reazione carica di odio di Israele. I morti dall’una e dall’altra parte, con le immagini agghiaccianti della strage di donne e bambini israeliani e quelle delle vittime palestinesi dei bombardamenti, non sembravano lasciare spazio ad alcuna trattativa.

E invece, all’improvviso, la tregua e insieme la smilitarizzazione di Hamas, il rilascio dei prigionieri e il ritiro dell’esercito israeliano sono diventati possibili. Qualche comico in disarmo, come Enzo Iacchetti, adesso dice che se il mondo non si fosse mosso «Netanyahu avrebbe perseguito il programma di eliminazione del popolo palestinese». Insomma, è merito dei turisti da diporto partiti per Gaza e dei manifestanti che, solo in Italia, hanno fermato treni, aerei e automobilisti, se si è giunti alla pace. Iacchetti e compagnia bella ovviamente non fanno i salti di gioia per questo improvviso cessate il fuoco. Mentre i palestinesi sono scesi in piazza e hanno esultato dopo due anni di terrore, i Che Guevara da salotto, che solo ora hanno indossato la kefiah, si chiedono dove andrà il popolo di Gaza e chi lo proteggerà. Sembra quasi che non aspettino altro se non il fallimento del piano di pace. Invece di essere felici insinuano dubbi, cercano di trovare i lati oscuri dell’intesa e si preparano a sostenere che la tregua non solo è troppo sbilanciata, ma serve per completare l’eliminazione dei palestinesi. «La popolazione di Gaza sarà deportata». «Si tratta della prima fase del genocidio». «Una cornice giuridica per finire lo sterminio». L’obiettivo è evidente: continuare la mobilitazione che in questi mesi ha fatto guadagnare a molti di loro le prime pagine e l’invito nei talk show.

Per capire il valore del piano di pace sottoscritto a Sharm el Sheikh tuttavia bastano tre numeri. Il primo è 5 e corrisponde alle tonnellate di cibo partite a fine agosto da Genova, a bordo delle barche della Flotilla, e mai arrivate a Gaza. L’altro è 153 e sono i camion carichi di aiuti entrati ieri nella Striscia attraverso il valico di Rafah dopo l’annuncio della tregua, mentre altri 250 sono attesi nei prossimi giorni. Capite perché i palestinesi esultano e i radicali della lotta dura senza paura (ma a casa loro) sono spiazzati? Se la guerra finisce, finisce anche il loro circo Barnum.

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