«Toti, il governatore migliore».  Ma oggi lascia, vinto dai giudici
Giovanni Toti (Ansa)
Prima del suo mandato il territorio, che aveva perso le aziende di Stato era in disarmo. Ma i lunghi arresti lo hanno piegato.

Giovanni Toti è proprio un fessacchiotto: si è fatto quasi tre mesi di arresti domiciliari quando avrebbe potuto cavarsela con una settimana o al massimo due. Bastava infatti che chinasse il capo e presentasse le dimissioni da governatore e si sarebbe risparmiato di dover guardare il mondo dalla finestra di casa sua. Certo, c’è di peggio nella vita: vedere il cielo a scacchi è sicuramente una prospettiva meno esaltante di quella che ha dovuto pagare il presidente della Liguria. Però è anche vero che bastava un po’ di immaginazione, e soprattutto di conoscenza di come funziona la giustizia, per capire che per tornare in libertà non c’era altra via se non gettare la spugna e dimostrare «di aver compreso le accuse». E invece no, Toti prima si è messo in testa di leggere i faldoni dell’inchiesta che lo vede coinvolto e rispondere con una sua lettera. Poi, scavallate le elezioni europee, quando su richiesta della Procura


il gip ha negato la scarcerazione, il suo avvocato ha annunciato che non si sarebbe candidato in Regione, togliendo dunque di mezzo lo scoglio della possibilità di una reiterazione del reato. Ingenuo: era sufficiente ricordare che ai tempi di Mani pulite solo la piena confessione o le dimissioni costituivano il lasciapassare per mettere fine alla carcerazione preventiva. Dunque, c’era da mettere in conto che le dimissioni erano la chiave che poteva aprirgli la porta di casa e rimetterlo in libertà, altro che tribunale del riesame o Cassazione. Giudice non mangia giudice: piuttosto insieme si mangiano il governatore.

E, infatti, eccoci qua, all’inevitabile uscita di scena. Le presenterà oggi ma anche se attendesse qualche giorno, alla fine l’ex direttore del Tg4 non ha altra via d’uscita dai domiciliari che gettare la spugna. Fine di una carriera politica, ma soprattutto fine di una stagione che ha trasformato la Liguria da Cenerentola del Nord in una regione tra le più dinamiche d’Italia, esempio, con la ricostruzione del ponte Morandi, di un’amministrazione che è in grado di porre rimedio in poco tempo ai disastri della pubblica amministrazione e anche dei privati. Non so se avete presente che cos’era prima di Toti? Un territorio in disarmo, che avendo per anni campato sulla presenza delle aziende delle partecipazioni statali e su una gestione del porto e delle grandi compagnie navali nelle mani dei camalli, vale a dire della sinistra più dura e pura, ma soprattutto più corporativa, a un certo punto si ritrovò in crisi. Con la fine dell’Italsider e della Piaggio aeronautica, con lo spostamento di alcune tratte, ma soprattutto con il governo di una serie di amministratori di sinistra, la Liguria sembrava destinata a un futuro di declino, con il capoluogo che invece di attrarre gli abitanti li allontanava.

Poi, negli ultimi otto anni, grazie a Toti, che ha impresso una svolta, la Regione è improvvisamente cambiata. Le opere pubbliche non sono più bloccate, il porto non è destinato alla lenta agonia immaginata e le linee ferroviarie non sono quelle del secolo scorso, al punto che Genova presto potrebbe diventare un luogo in cui vivere lavorando a Milano, raggiungibile in meno di un’ora come Torino grazie all’alta velocità. Che le cose con Toti siano cambiate lo dimostra un recente rapporto sulla qualità della pubblica amministrazione in Europa, in cui si riconosce l’efficienza della Liguria, messa al primo posto in Italia per la migliore gestione. Un risultato che è meglio non rivelare a Toti, se no il governatore potrebbe ripensarci e immaginare di avere ancora una carriera davanti. Soprattutto potrebbe ritenere che gli amministratori non si liquidano per via giudiziaria, perché tocca agli elettori scegliere.

Però, purtroppo per lui, la sua stagione è finita. Ed è finita anche per la Liguria e per i liguri. Prepariamoci: la Regione alle prossime elezioni finirà nelle mani della sinistra, che con le sue battaglie ideologiche la farà tornare quella che era prima, ossia la bella addormentata del Nord. Alla faccia di quel fessacchiotto di Toti

Ah, dimenticavo: il processo a carico del governatore, quando e se si farà, si concluderà in nulla o quasi, ma questa è una storia di cui parleremo fra un po’ di anni.

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