La sinistra snobba la pace e Landini ci rovina la vita
Maurizio Landini (Getty Images)

Per il Garante è illegittimo lo sciopero generale proclamato per oggi come «ritorsione» allo stop ai velisti. La Cgil tira dritto e blocca tutto, come se servisse a qualcosa per Gaza. Meloni: «Vogliono il weekend lungo».

Serve a qualche cosa fermare l’Italia perché gli israeliani hanno fermato la Flotilla? Forse sarà utile alla futura carriera politica dei vari Landini, ma di certo non servirà alla causa palestinese. A Gaza non se ne fanno niente delle manifestazioni che in Italia impediscono ai treni di partire e alle navi di salpare. Le mille, diecimila, centomila persone che sono scese in piazza mercoledì, ieri e scenderanno in piazza domani di sicuro non riempiranno la pancia delle donne e dei bambini palestinesi. Né fermeranno le operazioni militari dei soldati di Benjamin Netanyahu.

Oggi che la missione umanitaria condotta con le barche a vela è finita nel nulla, come era prevedibile, senza alcun concreto aiuto a una popolazione affamata, ci viene spiegato che era «evidente, oltre che ovvio sin dall’inizio» (l’ho letto ieri sul Fatto Quotidiano), come l’iniziativa della Global Sumud Flotilla non avesse lo scopo di sfamare i palestinesi, ma solo di «affermare l’illegittimità del blocco navale in corso da anni e dell’intera azione del governo israeliano». Bene, e adesso che gli attivisti hanno «affermato» l’illegittimità delle disposizioni militari di Netanyahu che cosa cambia? Forse a Gaza non cadono più le bombe? Le famiglie non sono più costrette a scappare da un posto all’altro mentre Hamas e l’esercito israeliano si scambiano colpi di cannonate? Qui l’unica cosa «evidente, oltre che ovvia fin dall’inizio», è che la missione umanitaria non era umanitaria ma politica, con un esito scontato e inutile per Gaza.

Come scontato e inutile, a prescindere da ciò che accadrà, è lo sciopero generale di Landini e compagni. Bloccare l’Italia serve a sbloccare la situazione a Gaza? Non serve un analista di cose geopolitiche per capire che se cambierà qualche cosa non sarà per le manifestazioni organizzate in Italia. Durante la guerra in Vietnam, nel nostro Paese sfilarono in tanti contro la guerra, ma il conflitto non si concluse perché migliaia o centinaia di persone si schierarono contro gli Stati Uniti. Gli americani abbandonarono Saigon al proprio destino quando le immagini delle bare dei soldati riportate in patria divennero un messaggio insopportabile per l’opinione pubblica Usa. Per quanto riguarda Gaza, l’unica possibilità che l’intervento militare israeliano si concluda è affidato al piano di pace messo a punto da Donald Trump e accettato da Netanyahu e dai Paesi arabi. Il vero aiuto per i palestinesi non arriverà dalla Flotilla, né da Landini o da qualche altro esponente politico in cerca di visibilità. Arriverà solo con il sì di Hamas. Può piacere o meno, si può apprezzare o detestare ciò che fa e dice Trump. Ma questa è la sola speranza e se chi sfila avesse davvero a cuore il destino di donne e bambini dovrebbe manifestare perché anche Hamas dica sì alla pace. Invece, manifestano paralizzando il Paese e facendo pagare il conto e i disagi agli italiani.

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