La guerra afgana non era sbagliata, la pace sì
Tanti dimenticano che l’invasione dell’Afghanistan aveva l’obiettivo principale di neutralizzare terroristi assetati di sangue. L’intervento militare non è stato un errore, ma la gestione della pace sì: non ci sono accordi che tengano con degli assassini.

Adesso concordano tutti: la democrazia non si può esportare. Eh, già, che stupidi questi americani. Loro erano convinti che la democrazia fosse un bene di consumo tipo un televisore o un frigorifero, che lo prendi, lo sostieni con un certo numero di spot in tv, e alla fine convinci le persone a comprarlo. No, la democrazia, ti spiegano oggi gli opinionisti e i politici esperti di cose del mondo, non è un bene di consumo che pubblicizzi e lo vendi al supermercato. Soprattutto non è qualche cosa che si adatta alla realtà di certi Paesi: l’Afghanistan non è l’America, con il #metoo, i diritti delle donne, la comunità Lgbt, le libertà individuali. Ma come vi viene in mente di andare a Kabul e parlare di parità dei sessi, di autodeterminazione femminile, di istruzione per tutti, maschi e femmine? Come avete potuto pensare di esportare il modello occidentale in un posto dove contano le tribù, il capo villaggio, e l’unico diritto in vigore è quello del più forte?

Peccato che, dopo centinaia di migliaia di morti, quasi 8.000 soldati alleati caduti, tra i quali 53 italiani, i severi critici che decidono dell’impossibilità di esportare la democrazia, siano gli stessi che fino a ieri tifavano per le primavere arabe. Quei movimenti che miravano a sovvertire i regimi di alcuni Paesi africani e mediorientali, che cos’erano se non un’esportazione della democrazia? O pensano davvero, costoro, che la caduta di Mubarak, la guerra in Siria contro Assad, la fine di Gheddafi in Libia siano avvenute per effetto di un movimento popolare locale che dal basso si è ribellato al dittatore di turno? Davvero ritengono che il rais egiziano sia stato cacciato dalla folla di piazza Tahrir e non dalle manovre di Hillary Clinton e degli Usa che di Mubarak e dei suoi giochi si erano stancati? Davvero si vuole bere la balla dei ribelli siriani che, da soli, cioè senza le armi degli americani, tentarono di rovesciare il regime di Bashar Al Assad? Tralascio, perché mi pare inutile, la domanda riguardante la cacciata e il conseguente linciaggio del colonnello libico, perché tutti sono a conoscenza delle mire petrolifere di Nicolas Sarkozy e delle bombe di Barack Obama. Dunque, come la mettiamo con questi altrettanti fallimentari tentativi di esportare la democrazia?

Ma, poi, scusate, lo sbarco in Normandia non fu un tentativo di esportare la democrazia? Forse, a forza di credere che la guerra di liberazione dai nazifascisti fu vinta dai partigiani, qualcuno si è dimenticato che a sconfiggere Hitler furono gli Stati Uniti e i loro alleati. L’Europa era una grande dittatura e 16 milioni di americani, 290.000 dei quali morirono in guerra e 670.000 rimasero feriti, combatterono per liberarla. Ossia per esportare la democrazia. Certo, in Italia e in Francia ci fu chi imbracciò le armi e perse la vita per unirsi ai soldati statunitensi che volevano fermare i nazisti, ma senza le truppe di chi voleva esportare la democrazia, con la stessa determinazione con cui poi esportò i propri televisori e i propri frigoriferi, noi oggi saremmo ancora il Regno d’Italia e, molto probabilmente, a Palazzo Chigi avremmo i nipotini di Mussolini e a Berlino l’erede del Fuhrer invece di quello di Angela Merkel che arriverà nei prossimi mesi.

No. Io non penso che sia stato un errore l’intervento in Afganistan, come invece oggi, cioè a distanza di vent’anni, sostengono gli intelligenti del giorno dopo. Anche perché gli americani non rovesciarono il regime dei talebani per esportare la democrazia ma, anche se si finge di dimenticarlo, arrivarono a Kabul per non importare il terrorismo. So che dopo due decenni si fatica a ricordarlo, ma l’Afghanistan era un Paese che aveva offerto ospitalità e protezione agli assassini islamici, i quali dalle vallate asiatiche pianificano attentati contro gli occidentali, uccidendo migliaia di persone. Combattere contro chi imbarcava kamikaze sugli aerei, su treni o metropolitane delle principali città del mondo non era un modo per esportare la democrazia, ma la sola possibilità di sconfiggere il regno del terrore. Ne sono assolutamente convinto: non è stata sbagliata la guerra in Afganistan, è stata sbagliata la pace. Gli errori non sono consistiti nell’invasione, ma in ciò che è venuto dopo, nell’idea che si potesse firmare un accordo con i terroristi, che con gli assassini si potesse trattare, che i talebani fossero diventati talebuoni, come ho sentito dire da qualche presunta esperta nei giorni scorsi. È come se, arrivati in Normandia, dopo essere sbarcati in Sicilia e aver sbaragliato insieme agli inglesi le divisioni naziste in Africa, gli americani si fossero fermati, sedendosi a un tavolo con Himmler, accontentandosi di eliminare Hitler, e dichiarando che coi nazisti si poteva trattare. Il paragone vi sembra un po’ troppo forte per alcuni stomaci deboli? Non è mai troppo forte quando si ha a che fare con gente che ha le mani sporche di sangue.

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