«Che ci è andato a fare Renzi nel piccolo emirato?», si chiese all’epoca Dagospia, il sito Web creato da Roberto D’Agostino. Perché ci è ritornato a un anno di distanza, in un momento così delicato come quello attuale, e per di più in compagnia di Marco Carrai? chiediamo ora noi. A rendere sorprendente la missione non c’è solo la delicata situazione italiana, dovuta ad uno stallo politico che dura da un mese e mezzo e che ora potrebbe trovare una soluzione con una piroetta del Pd. C’è anche il complicato conflitto in Siria, Paese che affaccia sul Mediterraneo ma che è soprattutto diventato merce si scambio in una contesa che vede coinvolti l’Iran, la Turchia, la Russia, l’America e i Paesi arabi. A Damasco si scannano perché qualcuno vuole ridiscutere gli equilibri nel Medio Oriente, regolando anche i conti tra sunniti e sciiti. Si dà il caso che il Qatar in questi giochi non sia uno spettatore, ma un attivo partecipante. Già, perché da più parti è accusato di finanziare milizie e gruppi terroristici, trescando con l’Iran. Meno di un anno fa, sei Paesi islamici – tra i quali Arabia, Egitto e Bahrein – consegnarono un ultimatum al Qatar, accusando Doha di intrattenere relazioni ambigue con svariate organizzazioni jihadiste al fine di destabilizzare il Nord Africa e il Medio Oriente. Di fronte al rifiuto del sultanato, il gruppo dei sei impose un embargo di tipo economico e politico che dura tutt’ora. Evidentemente le sanzioni, ancora in vigore, non impensieriscono Renzi, che appunto ha deciso di volare fino a Doha.
Per fare che cosa? Torniamo a domandarci. La risposta non è facile. Certo è assai improbabile immaginare l’ex segretario del Pd nei panni di un intermediario incaricato di risolvere la controversia internazionale, sulle orme di un Tony Blair. Un po’ perché – come abbiamo potuto testare in patria – Renzi è uomo più portato a fare la guerra che la pace e un po’ perché per fare da intermediario bisogna avere un mandato e non risulta che né l’Onu né altri organismi internazionali abbiamo mai affidato incarichi al senatore semplice di Scandicci.
Possibile dunque che la visita sia strettamente privata? Certo, tra la famiglia Al Thani e l’ex presidente del Consiglio i rapporti sono buoni. L’emiro e Renzi si conobbero nel novembre del 2015, ai margini di una conferenza sul clima a Parigi. All’inizio ci fu un breve colloquio privato, ma già a gennaio tra i due ci fu un nuovo incontro, questa volta a Roma. Altri tre mesi e una nota ufficiale annunciò un altro colloquio tra i due capi di governo, però solo telefonico. Nel frattempo maturano un po’ di affari tra Italia e Qatar. Innanzitutto va in porto l’investimento della Qatar foundation nell’ospedale Mater Olbia, poi una fornitura di ben sette navi da guerra complete di radar, sistemi di puntamento, missili e cannoni, un’operazioncina da 4 miliardi e più di cui beneficiano due aziende di Stato, Fincantieri e Leonardo. Con il tempo arrivano altri affari, come per esempio il salvataggio di Meridiana, la compagnia aerea specializzata in voli da e per la Sardegna, ma anche l’acquisto di alcuni alberghi. Il boccone più grosso è il Four Seasons di Firenze, un cinque stelle lusso comprato per 150 milioni. Il palazzo è tra i più prestigiosi della città, capolavoro di architettura rinascimentale dove, secondo notizie mai smentite, Renzi, da ex presidente del Consiglio, per un certo tempo avrebbe ricavato un ufficio dove ricevere amici e interlocutori.
Ma i rapporti fra Renzi e la famiglia dell’emiro, oltre a essere buoni, hanno altri risvolti, politici o imprenditoriali? Nessuno al momento è in grado di dirlo. Oltre che interessante, sarebbe utile conoscere la risposta a questa domanda. Aiuterebbe a capire non solo dove sta andando Renzi, ma anche che cosa sia e dove sia destinato a finire il Pd. Al momento però non resta che attendere le spiegazioni del senatore semplice del Qatar e del suo più fidato amico.
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