Il Piero furioso ora vuole «L’Avvenire»
Piero Sansonetti (Ansa)
Piero Sansonetti duellò ferocemente con «Avvenire» sui Pacs. Acqua passata, ora sulle Ong va a braccetto coi vescovi. Contenti loro…

Lo ammetto. Quando l’altra sera in tv ho visto il direttore della rediviva Unità, Piero Sansonetti, agitarsi e sbracciarsi, sostenendo che i vescovi non avessero dato un euro a Luca Casarini, mi è scappat (o da ridere. Un po’ perché avevo davanti la copia dei bonifici per decine di migliaia di euro che le diocesi di Brescia e Modena hanno effettuato sul conto di Beppe Caccia, il subcomandante della Mare Jonio. E un po’ perché pensavo a quando lo stesso Sansonetti, trasformatosi senza preavviso in portavoce della Conferenza episcopale italiana, era un fiero avversario di monsignori e cardinali, al punto da meritarsi una reprimenda dell’Avvenire. Era il 2006 quando il quotidiano dei vescovi lo sbeffeggiava definendolo il Piero Furioso. All’epoca, Sansonetti non aveva ancora compiuto la sua trasformazione e dirigeva Liberazione, organo ufficiale di Rifondazione comunista. In prima pagina, con un editoriale, il furente Piero (lo definì così l’editorialista dell’Avvenire) se la prendeva con le ipocrisie e la malafede del Vaticano. Nel mirino c’erano le critiche ai Pacs, ossia i patti di solidarietà fra persone dello stesso sesso, e per contrastarli Sansonetti non si era fatto scrupolo di tirare in ballo le parole di Cristo, scagliandole contro i vertici della Chiesa. «Viene rabbia solo a pensarci. Diceva Gesù: sepolcri imbiancati».

A parte il fine ragionamento, ripensandoci mi sono convinto che fosse l’inizio di un percorso. Dopo aver esordito leggendo Marx, il Piero, che già a vent’anni aveva in tasca la tessera del Pci, doveva essere alla ricerca di un nuovo approdo. In effetti, nel corso del tempo Sansonetti è passato da una bandiera all’altra. Per quasi vent’anni è stato all’Unità, poi per un quinquennio ha guidato Liberazione, quindi, dopo una pausa in alcuni quotidiani locali, eccolo al Dubbio votarsi al garantismo e quindi al riformismo. Infine, di nuovo L’Unità, che però del vecchio spirito conserva solo la testata e niente altro, al punto da far ribellare gli eredi di Enrico Berlinguer, i quali mesi fa non gradirono che il padre fosse stato tirato in ballo per fare pubblicità all’ennesimo tentativo di riportare in vita il quotidiano fondato da Antonio Gramsci.

Tornando però alla cronaca, ora Sansonetti difende i vescovi. Si dirà: a che titolo? Non lo sappiamo. Tuttavia, con una certa sicumera l’altra sera ha affermato che la Cei non c’entra nulla con Casarini e che neppure un euro è giunto da quella sponda sui conti dell’ex disobbediente. Come fa a saperlo? Chi glielo ha rivelato? Forse lo Spirito Santo? Ironizzando, gli ho detto di non sapere che fosse diventato il portavoce della Cei. Troppo preso nel ruolo, il direttore non si è neppure peritato di leggere le trascrizioni dei messaggi che Casarini e compagni si sono scambiati. Avrebbe scoperto che non noi, ma il gruppetto di «pescatori di uomini» parlava di Cei, di soldi e di modi per farli arrivare. Non siamo noi a dire che i vescovi hanno finanziato Casarini e la sua banda: sono loro stessi a rivelarlo, raccontando in chat anche i problemi di bilanci domestici che li assillano. Altro che errore, infortunio, violazione del segreto e altre sciocchezze messe in campo l’altra sera per non guardare in faccia la realtà. Già, Sansonetti si preoccupava di come noi avessimo avuto quei messaggi. Invece di prendere atto del contenuto (per altro raccolto dalla polizia giudiziaria a seguito di un’indagine della Procura di Ragusa, cosa che ho abbondantemente spiegato), come quei tizi che guardano il dito e non la Luna, il direttore dell’Unità insisteva a occuparsi di come La Verità avesse avuto la notizia e non della notizia stessa. Anche il più somaro dei giornalisti sa che i cronisti non soltanto difendono le loro fonti, ma che lo stesso Ordine di categoria ti obbliga a tacerle.

Le argomentazioni e l’agitazione del collega erano tali, che alla fine ho pensato a una sola spiegazione. Dopo aver guidato Liberazione, Calabria ora, le Cronache del Garantista, Il Dubbio, Il Riformista, L’Unità evidentemente Sansonetti vuole concludere la carriera come direttore dell’Avvenire. Di certo io non sono invidioso degli insuccessi dei colleghi. Dunque, auguri.

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