Chiunque abbia una minima conoscenza dei dietro le quinte della tv non può bersi la frottola di un intervento andato in onda durante il Festival di Sanremo all’insaputa dei vertici Rai. Per un evento del genere niente è lasciato al caso, soprattutto se il programma da mandare in onda è in diretta e per di più c’è un collegamento esterno. Gli incidenti sono sempre in agguato: basta un intoppo tecnico, il mixer audio che non funziona oppure la trasmissione via satellite che per una qualche oscura ragione si inceppa. Per non parlare poi delle luci, della musica, dei tempi che devono essere rispettati. Dunque, a chiunque abbia un po’ di esperienza tv deve essere suonata strana la tesi che l’altra sera Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez, abbia fatto tutto da solo, mandando in onda durante la puntata di Sanremo il suo sermone contro alcuni esponenti di governo senza che la Rai ne sapesse niente. Prima di qualsiasi trasmissione si fanno le prove. Se poi lo spettacolo è quello in cui la tv pubblica si gioca tutto, in termini di ascolti, ma soprattutto di incassi pubblicitari, niente è improvvisato. Non le battute di Benigni, non l’ingresso di Mattarella, ma nemmeno gli interventi delle vallette ingaggiate come intermezzo. Perciò figuratevi se i dirigenti della tv pubblica non si sono accertati che tutto nel collegamento di Fedez con Sanremo funzionasse a meraviglia. Il marito di Chiara Ferragni non è andato in onda senza che nessuno potesse accertarsi di cosa avrebbe detto e di che cosa avrebbe fatto. Per il semplice motivo che quella diretta era stata preparata con cura e si sono fatte le prove. Come ha raccontato ieri il nostro Francesco Borgonovo, Fedez è salito sulla Costa Smeralda, la nave da crociera da cui si sarebbe collegato con il Festival, alle 18. E ha provato lo spettacolo che avrebbe ripetuto in diretta più tardi. Alla sceneggiata hanno assistito i tecnici, vale a dire il regista, gli assistenti di studio e i cameramen. E, ovviamente, anche la persona addetta alla produzione, cioè la figura che tiene i collegamenti con i responsabili del programma.
Per l’occasione, il marito della Ferragni non ha strappato in diretta la fotografia del viceministro, ma l’ha mostrata a testa in giù e poi l’ha gettata a terra. A farla a pezzi ci avrebbe pensato dopo, durante il collegamento. Ma anche senza l’atto finale, era chiaro fin da quell’ora di che cosa Fedez avrebbe parlato e chi aveva intenzione di colpire. Altro che la Rai non sapeva. In Rai sapevano tutto. Perché sulla nave, come ha ammesso il direttore Stefano Coletta, c’erano i suoi collaboratori. Per altro, dopo il precedente del concerto del Primo maggio, quando sempre il compagno con la Lamborghini aveva attaccato la Lega sul disegno di legge Zan, quale funzionario si sarebbe preso la responsabilità di lasciare mano libera al rapper? La presa di distanza del capo di Rai 1 e quella di Amadeus, che hanno detto di non essere stati a conoscenza dei contenuti trattati da Fedez, è una balla grande come una casa. Visto che prima della diretta si sono fatte le prove, risulta evidente che i vertici Rai non potevano non sapere. Ci sono testimonianze che parlano chiaro sull’ora in cui si è capito che il rapper avrebbe usato la platea di Sanremo per attaccare alcuni esponenti di governo. E altri testimoni raccontano di aver assistito in anticipo al comizio. Invece di intervenire, i dirigenti del servizio pubblico hanno evidentemente deciso di approfittarne per fare audience, certi che la polemica avrebbe fatto finire in prima pagina una serata che invece di essere canora si era trasformata in un attacco politico.
Stefano Coletta, alle domande dei giornalisti che dopo lo scoop della Verità gli chiedevano se avesse intenzione di dimettersi, ha risposto che se fosse costretto a ciò, anche altri dovrebbero fare le valigie, adombrando dunque una responsabilità collettiva. Evidentemente, a essere informati di ciò che Fedez avrebbe combinato quella sera non erano in pochi. Qualcuno ha pensato di usare la televisione pubblica, pagata dai contribuenti italiani, per fare campagna elettorale, certi che uno spettacolo contro un governo di centrodestra da poco insediatosi non sarebbe passato inosservato. Su una cosa Coletta ha ragione: se si deve dimettere lui – e su questo per noi non ci sono dubbi, perché non si può accettare che un dirigente del servizio pubblico racconti balle – si devono dimettere in tanti. Aspettiamo la consegna delle lettere.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >