I numeri del fallimento italiano sul Covid
Roberto Speranza (Ansa)
La ricerca di Itinerari previdenziali mostra, cifre alla mano, come il modello Speranza abbia portato il nostro Paese a essere uno dei peggiori nella risposta alla pandemia, in termini di morti e di ricchezza distrutta. Riproporre ora quella ricetta sarebbe da folli.

Per aver detto che, nonostante la nuova ondata di Covid in arrivo dalla Cina, non ha alcuna intenzione di ripristinare il green pass e nemmeno ha in mente di rinchiudere in casa gli italiani, Giorgia Meloni è stata messa in croce manco fosse un’irresponsabile. I giornaloni, in particolar modo quelli di sinistra, l’hanno accusata di strizzare l’occhio ai no vax e di essere contro la scienza per avere invocato il parere dei medici. In realtà, a me sembra che il presidente del Consiglio non sia affetto da alcuno strabismo. E soprattutto non mi pare che faccia l’occhiolino a nessuno allo scopo di guadagnare qualche consenso (anche perché i sondaggi danno Fdi stabilmente in vetta, con all’incirca il doppio dei voti del Pd). Semplicemente, mi sembra che si affidi al buon senso e non assecondi in alcun modo le derive politico sanitarie che tanto piacevano al duo Conte-Speranza. Fosse per loro, saremmo ancora ai lockdown e prima di entrare in qualunque posto dovremmo esibire la tessera a pallini, unico lasciapassare riconosciuto da Palazzo Chigi.

Ciò detto, forse è utile rinfrescare un po’ la memoria a chi ancora, oggi per combattere il Covid, invoca soluzioni come gli arresti domiciliari dell’intera popolazione e il certificato verde come unica garanzia di «non essere contagiosi e di non contagiare». A tal proposito, viste le dimenticanze di esperti e commentatori, credo sia utile leggere una ricerca fatta da Itinerari previdenziali, istituto che spesso si occupa di pensioni, ma per una volta ha messo in fila una serie di dati che riguardano la diffusione del virus, la mortalità, l’andamento del Pil e dell’economia. Il tutto paragonato con i risultati ottenuti da altri Paesi, senza lockdown. Scopo della ricerca, era la valutazione del modello Italia di cui Conte e compagni ancora menano vanto, quasi che le loro decisioni non solo abbiano evitato agli italiani sciagure più gravi, ma addirittura siano guardate come un modello da copiare. Beh, mettete da parte le ambizioni di primeggiare nel mondo: nessuno ci considera un Paese da imitare, per la semplice ragione che i risultati raggiunti nel 2020 e nel 2021 non sono migliori di quelli di altri governi. Anzi.

Nella classifica che mette insieme i decessi, la variazione del Prodotto interno lordo, l’aumento del deficit e del debito, su trenta Paesi tra i quali, oltre ai grandi, figurano l’Iraq, l’Etiopia, l’India e la Nigeria, l’Italia arriva quart’ultima, quasi a pari merito con il Regno Unito, ma meglio di noi hanno fatto l’Argentina, il Brasile e l’America, ovvero Stati che fino a ieri venivano portati ad esempio in negativo, tra coloro da non seguire. L’osservatorio guidato da Alberto Brambilla ha infatti scoperto che per numero di morti in percentuale, peggio di noi ha fatto solo il Belgio, con un’attenuante per Bruxelles, rimasta a lungo senza governo. Meglio di noi, oltre ad altri Paesi Ue, hanno fatto Stati come la Colombia o l’Iran, che certo non possono vantare una sanità avanzata di tipo europeo. Quanto alla perdita di Pil, l’Italia è preceduta nella corsa all’indietro solo dalla Spagna, dall’Iraq e dall’Argentina e dunque anche in questo caso si fa fatica a parlare di modello da copiare. Non va meglio per quanto riguarda il deficit e il rapporto debito-prodotto interno lordo, dove se non siamo gli ultimi ci giochiamo il posto da penultimi.

Insomma, da tutti i punti di vista, quello dei decessi e quello dei risultati economici, ci vedono messi male nella classifica degli ultimi tre anni. Perciò mi domando con quale coraggio ancora i commentatori e le forze politiche che hanno sostenuto i precedenti governi fingono di credere che i lockdown e il green pass abbiano fatto bene all’Italia e agli italiani. Prima si riconoscerà che le misure di Speranza e compagni sono state un disastro e che nulla sarebbe peggio di riproporle, prima volteremo pagina, affrontando le decisioni necessarie a potenziare la sanità pubblica e a difendere la salute delle persone. Missione che viene prima di fare contenta la sinistra.

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