Decide la Ue se possiamo usare la lavatrice o no

Il combinato disposto delle misure del governo e di Bruxelles: case più fredde in inverno e minor disponibilità di energia in certe fasce orarie. A cura del Grande fratello europeo che doveva garantire gli approvvigionamenti.

Ieri ho letto un articolo del Sole 24 Ore che mi ha illuminato (è il caso di dirlo) sulle conseguenze del piano energetico predisposto dal governo. Come è noto, da quando è cominciata la guerra in Ucraina le forniture di gas sono a rischio e il pericolo di rimanere al freddo e al buio sempre più concreto. Tralascio i rincari, che in questo momento stanno mettendo in ginocchio imprese e famiglie con bollette da record e mi concentro sui risparmi che saranno introdotti dalle misure della Ue e del ministero della Transizione ecologica, quello per intenderci guidato da Roberto Cingolani. Comincio da quest’ultimo, ossia da colui che fino a ieri invitava a non preoccuparsi dei tagli alle esportazioni decisi da Vladimir Putin come ritorsione verso le sanzioni europee. In base alle disposizioni impartite, quest’inverno dovremo adeguarci ad abbassare di un grado la temperatura di casa nostra e, a prescindere da quella esterna, l’accensione dei termosifoni sarà ritardata di 15 giorni e lo spegnimento probabilmente anticipato di altri 15. In pratica, la stagione più rigida sarà ristretta per decreto, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche: quattro mesi invece di cinque.

Tuttavia, non è finita qui, perché nel dettaglio le cose sono più complicate di come appaiono. Infatti, se questa è la regola imposta da Cingolani, poi esiste il problema di come applicarla e, soprattutto, di come farla rispettare. Se una persona vive in un appartamento con un impianto di riscaldamento autonomo la faccenda si risolve in fretta: chi vuole adeguarsi si adegua, anche perché paga di tasca propria, e a meno di un controllo a posteriori, sui consumi, nessuno potrà spegnerle il riscaldamento. Diverso è il discorso per coloro che vivono in un condominio e con un impianto centralizzato. Le spiegazioni ministeriali la fanno semplice e chiamano in causa l’amministratore di condominio, il quale è tenuto ad accendere e spegnere il riscaldamento come da disposizioni e anche se non sono previste sanzioni si minacciano controlli a campione. Tutto chiaro? Non proprio e a spiegarlo è stato appunto il roseo quotidiano della Confindustria, in uno dei cosiddetti articoli di servizio, quelli cioè che entrano nei dettagli pratici e non nei discorsi teorici da funzionario ministeriale. Riporto testualmente: «Negli edifici dotati di valvole termostatiche e ripartitori di calore, non sarà di aiuto nemmeno diminuire – sino persino ad azzerarle – le valvole dei propri termosifoni. Perché se non si comporteranno allo stesso modo i vicini di casa, comunque aumenterà l’onere della quota fissa a carico di tutti i condomini in ragione dei rispettivi millesimi di riscaldamento». Provo ad andare al sodo: un utente rispettoso delle regole condominiali potrebbe trovarsi a pagare una bolletta salata perché il vicino non ha abbassato i suoi consumi. La quota condominiale, infatti, potrebbe comunque incidere sulle spese del Palazzo e addio risparmi. Insomma, il danno e la beffa. Con un aspetto ancora più fastidioso che il Sole non dimentica di citare: «L’aumento dei costi va spesso al pari con l’aumento della morosità. E siccome i tempi per il recupero delle somme dovute sono lunghi, i condomini solventi potrebbero trovarsi a pagare le spese degli insolventi, pena il distacco della fornitura».

In altre parole, quest’inverno a essere infuocate rischiano di essere solo le assemblee condominiali, dove i residenti dovranno prendere di petto la questione dei rincari e del taglio alle forniture. Mentre i consiglieri che affiancano l’amministratore avranno il loro bel da fare per segnalare «chi sembra ignorare l’importanza del risparmio di gas e energia, a discapito dell’intera collettività condominiale». Insomma, il riscaldamento forse no, ma la litigiosità è assicurata.

Ciò detto, non è solo questa la novità che ci aspetta. A leggere le cronache infatti, si apprende che avendo per ora fallito con l’introduzione del tetto al prezzo del gas, l’Europa conta di rifarsi con un tetto al numero di elettrodomestici. Nelle fasce orarie di maggior consumo, la Commissione vorrebbe infatti introdurre una limitazione all’uso degli elettrodomestici. Invece di accendere lavatrice e forno elettrico, l’utente dovrà differenziare i consumi, per lo meno tra le 8 e le 19, fascia oraria di maggior dispendio di energia. E se la casalinga non accettasse di programmare il bucato in un’ora diversa da quella in cui deve cuocere la pizza? Beh, la limitazione potrebbe essere calata dall’alto, con i nuovi contatori intelligenti. Con lo smart meter che interagisce direttamente con l’azienda che fornisce l’elettricità, si può regolare la potenza, in modo da limitare il consumo temporaneo. Avete presente quando scatta l’interruttore perché avete collegato troppi elettrodomestici? Ecco, lassù in alto qualcuno potrebbe decidere che state consumando troppo. È il nuovo Grande fratello che vi controlla e stabilisce se siete oppure no un bravo consumatore.

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