Arresti per la Palazzopoli di Sala
Beppe Sala (Ansa)

A Milano il clima è mutato. Ma non stiamo parlando di un improvviso abbassamento o innalzamento della temperatura. A cambiare è l’atteggiamento nei confronti dello sviluppo urbanistico, proceduto negli anni delle giunte di sinistra con estrema disinvoltura. E, soprattutto, fuori da ogni regola.

Non si tratta solo degli arresti dell’ex assessore all’urbanistica e di colui che fino a ieri era considerato il re del mattone. Giancarlo Tancredi e Manfredi Catella, insieme a tre professionisti, sono finiti ai domiciliari su ordine del gip, mentre un costruttore è stato portato direttamente in carcere. Ma, oltre a ciò, si registra un totale cambio di rotta rispetto a poche settimane fa, quando il sistema Milano era difeso a spada tratta da tutti. L’inchiesta di Milano sui palazzi costruiti senza concessione edilizia ha prodotto un primo risultato: un documento in cinque punti, con cui la sezione lombarda dell’Istituto nazionale di urbanistica invita la giunta guidata da Beppe Sala ad adeguarsi alle norme. Sono gli architetti di Milano, che finalmente mettono in chiaro che «l’applicazione autentica della legge», ovvero gli abusi che il sindaco del capoluogo lombardo avrebbe voluto sanare con un provvedimento ad hoc, non può continuare. Bisogna «evitare», scrivono, «che la città rimanga, per molti anni a venire, ancorata a un sistema di regole che ha ormai dimostrato la propria inadeguatezza».

Secondo gli urbanisti, tutto ha inizio nel 2008, tra l’ultimo periodo della giunta Moratti e le giunte di sinistra di Pisapia e Sala. «L’obiettivo all’epoca era puntare a una strategia di densificazione: raggiungere quota un milione e 700.000 abitanti», ha spiegato Marco Engel, che dell’Istituto nazionale di urbanistica è il presidente (ma è anche colui che delle torri di Milano parlava come di una «roba che grida vendetta»), «pertanto il piano è stato confezionato in quell’ottica, con maglie larghe interpretative». In altre parole, il Comune ha chiuso un occhio e spesso tutti e due con il risultato illustrato dallo stesso Engel: «Una spinta crescente del mercato immobiliare, ma non adeguatamente governata da una strumentazione urbanistica».

La parte interessante del documento redatto dalla sezione lombarda degli urbanisti è quella in cui si mettono in luce gli errori compiuti dalle giunte milanesi di sinistra, riconoscendo la necessità di un piano di governo del territorio che metta al centro della sua strategia il fabbisogno di alloggi a basso costo. Finora, con il Piano casa di Sala siamo alle chiacchiere, perché avremmo dovuto veder sorgere 10.000 nuove abitazioni e al momento sono state costruite solo le torri per appartamenti di lusso, mentre quelli calmierati si fermano a poche centinaia. Ora, dicono i tecnici, bisogna allargare l’orizzonte anche al territorio dei Comuni confinanti, «perché i suoi effetti si ripercuotano su tutta la vasta area metropolitana». Insomma, meno speculazioni in centro, qualche intervento sui centri limitrofi, possibilmente collegandoli con servizi adeguati.

Fin qui siamo ai buoni propositi, poi però il documento recepisce ciò che è il cuore dell’inchiesta della Procura e che fino a ieri politici (di sinistra), funzionari e costruttori negavano, ovvero il carico urbanistico dei nuovi interventi immobiliari, le mancate pianificazioni e gli oneri di urbanizzazione dimenticati. Altro che consentire la costruzione di palazzi senza concessione edilizia: «Bisogna governare la distribuzione e l’entità del carico urbanistico». Il contrario di ciò che sosteneva l’assessore Giancarlo Tancredi, ora arrestato con l’accusa di corruzione. Per gli urbanisti bisogna individuare regole certe per evitare che i capannoni si trasformino in torri. «Spetta al Piano di governo del territorio stabilirlo, dopo essere stato approvato dal Consiglio comunale». In altre parole, se ne va un altro pezzo del rito ambrosiano, che delegava tutto alla Commissione paesaggio, dove sedevano architetti e tecnici che spesso intrattenevano rapporti e affari con i costruttori di cui approvavano i progetti.

Per la sezione dell’istituto nazionale di urbanistica, vanno ridefiniti gli oneri di urbanizzazione e monetizzazione degli interventi edilizi, «al fine di redistribuire i vantaggi che traggono le imprese». Inoltre, serve più verde per fronteggiare il cambiamento climatico. In pratica, si tratta della completa sconfessione di circa 15 anni di politiche urbanistiche delle giunte di sinistra, in particolare di quella Sala. Consentendo l’edificazione di palazzi senza concessione edilizia si sono persi gli oneri di urbanizzazione e rifacendo le piazze di Milano senza alberi per risparmiare sulla manutenzione non solo si è consumato suolo, ma si è cementificata la città. Il problema è che per fare inversione di tendenza non bastano i 18 mesi che separano la fine della legislatura. «Servirebbe un eroe», dice il presidente lombardo dell’Istituto nazionale di urbanistica. E di certo Sala non è Superman.

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