«Affari in aumento dopo il Covid. Pochissimi i siti Web autorizzati»
  • Il segretario di Federfarma, Roberto Tobia: «Quello delle specialità da banco è l’unico commercio regolare, vigilato dalle Regioni. Ogni giorno segnaliamo illeciti a carabinieri e polizia postale. I server sono all’estero».
  • Sul Web in campo sanitario non ci sono soltanto le truffe sui farmaci, ma anche forme di pubblicità ingannevole. Gilberto Triestino, presidente dell’Associazione nazionale dentisti di Roma, ha lanciato una campagna per combatterle.

Lo speciale contiene due articoli.

«Il Covid ha segnato un aumento esponenziale della vendita online di farmaci. Il problema non è la tecnologia ma i rischi associati a un mercato illegale di aziende che non hanno l’autorizzazione per operare e ingannano i pazienti con prezzi stracciati e promesse illusorie di rimedi miracolosi». Lo dice Roberto Tobia, segretario nazionale di Federfarma, che aggiunge: «Da tempo segnaliamo quasi tutti i giorni siti non autorizzati dietro i quali non c’è una vera farmacia, con comunicazioni ai Nas dei carabinieri e alla polizia postale».

Quali requisiti deve avere una farmacia per vendere online?

«Intanto può commercializzare solo farmaci da banco. Per farlo, deve fare richiesta alla Regione, la quale verifica che, in base alla normativa europea, dietro il sito di e-commerce ci sia una farmacia aperta al pubblico. Il sito deve avere il Common logo rilasciato dall’Ue. Molte farmacie hanno siti Web che però riguardano quasi essenzialmente i parafarmaci».

Vale per tutti i Paesi Ue?

«L’adesione alla direttiva europea non è obbligatoria. L’Italia ha fatto questa scelta, ma Paesi come Regno Unito, Svezia, Norvegia e Danimarca consentono il commercio Web anche di farmaci con ricetta. La Germania ha seguito la linea di grande apertura dei paesi nordici ma se ne sta pentendo. Oltre alle farmacie non autorizzate c’è il fenomeno dei siti pirata che vendono prodotti spacciati per farmaci».

Quale è l’acquirente tipo del sito pirata?

«Soprattutto i giovani che si rivolgono al Web per aumentare la prestazione sessuale. Tali pasticche spesso non hanno alcun principio attivo, ed è la migliore delle ipotesi: infatti può accadere che contengano eccipienti o sostanze addirittura dannose alla salute».

Come si contrasta questo fenomeno?

«Bisogna informare sull’utilizzo corretto dei farmaci. L’uso di un medicinale non va banalizzato, ha un senso quando c’è una necessità secondo la prescrizione di un medico e viene dispensato dalla farmacia. Diffidare di queste attività sul Web».

Nonostante le campagne di informazione e le segnalazioni, il fenomeno continua a crescere. Forse la normativa di contrasto andrebbe inasprita?

«Il Web è una giungla. Quando un sito viene oscurato e il server magari si trova alle Maldive, di lì a poco rinasce in un altro Paese che sfugge ai controlli. Quindi è complesso cercare di bloccare la nascita di questi siti. L’attività su Internet andrebbe regolamentata di più, le norme sono ancora molto elastiche e facili da aggirare, sicché la Rete è terra di nessuno. Bisognerebbe agire in due direzioni; sul fronte del contrasto a questi siti intensificando l’azione che le autorità investigative internazionali stanno già facendo, ma anche sul fronte culturale rendendo i consumatori consapevoli che la sicurezza sui farmaci la può fornire solo la farmacia. Questo è un percorso che andrebbe avviato nelle scuole facendo comprendere ai ragazzi che il Web è utile in una infinità di settori ma non per l’acquisto di medicinali».

La progressiva digitalizzazione della sanità non ha favorito la diffusione della vendita di falsi farmaci online?

«Il digitale ben venga per semplificare le procedure amministrative e migliorare l’aderenza alla terapia da parte del paziente al farmaco prescritto dal medico e dispensato dalla farmacia. E questo la farmacia lo può fare attraverso lo strumento del dossier farmaceutico contenuto nel fascicolo sanitario elettronico. Non si può dire che la diffusione delle contraffazioni farmaceutiche sia colpa del digitale, semmai è una conseguenza del suo cattivo utilizzo».

Il ricorso al Web anche per cercare informazioni sulla salute non è frutto anche dell’allentamento del rapporto tra medico e paziente, sempre più mediato dalle tecnologie? Ormai è raro che un medico vada a visitare un paziente, spesso comunica tramite sms e Whatsapp.

«Che ci sia un allentamento del rapporto con i pazienti dovrebbero dirlo i medici. Credo comunque che continuino a fare del loro meglio per soddisfare le esigenze dei pazienti. Posso dire che i 4 milioni di cittadini che ogni giorno entrano nelle farmacie trovano sempre professionisti pronti a fornire consigli, oltre a dispensare medicine. Piuttosto che fare zapping sulla Rete per trovare lo sciroppo giusto, è più facile andare nella farmacia sotto casa e rivolgersi direttamente a chi può dare le indicazioni giuste e appropriate al caso».

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