Il ruolo del cassiere di Gheddafi che guidava la fondazione di Prodi
ANSA
Un filo rosso collega l’arresto dell’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, con l’ex primo ministro italiano, Romano Prodi. La connessione è uno degli uomini chiave dell’inchiesta che ha condotto ieri Sarkozy in una caserma di polizia: stiamo parlando di Bashir Saleh Bashir, 72 anni, ex compagno di scuola di Muammar Gheddafi, professore di matematica e biologia, già esponente dell’unione socialista araba, quindi diplomatico e politico in carriera con il governo rivoluzionario di Gheddafi, di cui è stato capo di gabinetto dal 1998 sino alla caduta.

Lo speciale contiene tre articoli

Nel 2006 Bashir era stato scelto per guidare un esclusivo pensatoio prodiano, la Téresys foundation di San Marino, al cui vertice è rimasto sino 2011, quando Bashir Saleh aveva le chiavi del fondo libico da 7 miliardi dal quale sarebbero transitate le tangenti per Sarkò. È stato presidente della fondazione Téresys. Misterioso ente sammarinese creato da uomini di Mortadella. L’osservatorio, come vedremo, era in mano ad amici e stretti collaboratori dell’ex primo ministro italiano. Quando lascia la fondazione, Bashir, abbandona anche la Libia. Secondo il governo provvisorio di Tobruk, che chiese il suo arresto, l’ex capo staff di Gheddafi sarebbe sparito con le chiavi dei conti del Libya Africa investment portfolio, un fondo sovrano del valore di circa 7 miliardi di dollari che sarebbe stato utilizzato proprio per finanziare Sarkozy. E probabilmente non solo lui. Nel 2012 il sito giornalistico francese Mediapart ha pubblicato un documento in arabo secondo il quale il regime libico aveva stabilito di sostenere la campagna elettorale di Sarkozy con 50 milioni euro. L’accordo sarebbe stato siglato il 6 ottobre 2006 in un summit segreto avvenuto a Tripoli e ad esso avrebbero partecipato anche il capo dell’intelligence libica, Bashir e il faccendiere franco libanese Ziad Takieddine. Quest’ultimo, attraverso un legale, ha ammesso che un simile meeting era molto verosimile e, nel 2016, ha confessato ai magistrati parigini di aver trasportato 5 milioni di euro in alcune valigie nel corso di tre viaggi effettuati fra il novembre 2006 e l’inizio del 2007 e di averle consegnate a Claude Guèant, all’epoca direttore della campagna di Sarkò e poi segretario generale dell’Eliseo.

Ma i 5 milioni di cui si discute in queste ore sarebbero solo una tranche dei soldi incassati dall’ex capo della Repubblica francese. Per esempio nei diari dell’ex ministro libico del Petrolio, Choukri Ghanem, misteriosamente annegato nel Danubio a Vienna tra il primo e il secondo turno delle elezioni presidenziali francesi del 2012, si fa riferimento ad altri versamenti a favore di Sarkozy, compresi 1,5 milioni di euro che sarebbero partiti dallo stesso Bashir, l’uomo incaricato dal Raìs di curare le relazioni con la Francia. Non basta. Secondo gli inquirenti transalpini, nel 2009, l’ex cassiere di Gheddafi avrebbe acquistato, attraverso il fondo che dirigeva, al doppio (10 milioni di euro circa) del prezzo di mercato una villa situata a Mougins, località della regione delle Alpi marittime. Il vero proprietario di quella magione, per gli investigatori, era Alexandre Djouhri, un finanziere franco algerino, considerato vicino a Sarkozy. Il sovrapprezzo dell’operazione sarebbe servito a finanziare l’ex presidente.

Quando iniziò la guerra in Libia, decisa dallo stesso Sarkò, Bashir fuggì in Francia, dove trovò rifugio e ottenne un passaporto diplomatico nigerino «su consiglio e pressione di un paese europeo» non meglio identificato. Ma nel maggio 2012, in piena campagna presidenziale, a causa di un mandato di cattura internazionale, Bashir diventa un ospite indesiderato e per questo viene imbarcato, con un trolley pieno di documenti riservati, su un jet privato messo a disposizione da Djouhri (che avrebbe fatto da mediatore con l’ex numero uno dei servizi segreti francesi, Bernard Squarcini) e diretto, via Niger, in Sudafrica, dove trovò la protezione del presidente Jacob Zuma.

A gennaio Djouhri è stato arrestato all’aeroporto londinese di Heathrow, su ordine dell’Interpol, con l’accusa di «appropriazione indebita di fondi pubblici». Scarcerato su cauzione, in attesa dell’udienza per l’estradizione prevista ad aprile, ha annunciato di attendere una testimonianza a sé favorevole da parte di Bashir. Peccato che gli inquirenti francesi provino inutilmente a interrogare l’ex capo di gabinetto del colonnello libico dal 2013, considerandolo una miniera di informazioni sull’ex regime di Gheddafi e sui miliardi di dollari nascosti in giro per l’Africa.

Per ora Bashir si è limitato a consegnare a Le Monde una dichiarazione sibillina: «Gheddafi aveva ammesso di aver finanziato Sarkozy. Sarkozy nega, ma io credo di più a Gheddafi». Un’affermazione che non deve essere piaciuta a tutti e probabilmente venerdì 27 febbraio qualcuno ha inviato all’ex amico di Prodi le proprie doglianze. Infatti l’uomo è stato ferito allo stomaco con un’arma da fuoco in un sobborgo di Johannesburg mentre rientrava da un viaggio d’affari in Zimbabwe e nell’attentato è stato coinvolto pure il suo autista. Gli avvocati francesi di Bashir hanno precisato che «non ci sono prove che l’attacco abbia un movente politico», ma i famigliari dell’ex capo di gabinetto di Gheddafi hanno affermato che il loro parente si sentiva «particolarmente minacciato nelle ultime settimane» e di essere rimasti sorpresi per il fatto che gli aggressori non avrebbero rubato nulla dall’auto.

Se Bashir, dopo il ferimento, decidesse di collaborare, potrebbe raccontare non solo i suoi rapporti con Sarkozy, ma anche quelli con altri politici europei di primo piano, come Romano Prodi. Su quei legami aveva indagato Panorama. Che aveva scavato intorno alla Téresys foundation, la cui sede legale si trovava a San Marino, al piano terra di un anonimo palazzo di mattoni rossi. Sino al febbraio di sette anni il presidente di quell’associazione era proprio Bashir. Quando l’ex braccio destro di Gheddafi finì nella lista nera dell’Unione europea e della Nato per presunti crimini di guerra, la Repubblica di San Marino fece commissariare la fondazione. Nello stesso periodo l’Aif, l’Agenzia di informazione finanziaria della piccola repubblica del Titano, avviò un’inchiesta su alcune donazioni sospette provenienti dall’Europa e dal Nord Africa. La Cassa di risparmio di San Marino chiuse i conti della Téresys e Bashir si dimise. Le indagini furono archiviate, ma nel 2014 i soci hanno chiesto la cancellazione della fondazione e il 27 marzo 2015 il suo nome è sparito dal pubblico registro.

Questo «osservatorio internazionale per le politiche sociali, economiche e fiscali» non aveva scopo di lucro anche se, in base allo statuto, poteva «compiere anche operazioni finanziarie, commerciali, mobiliari e immobiliari» e «svolgere attività economiche strumentali». La Téresys, in modo non casuale, condivideva gli uffici con la Pragmata, società di consulenza nata da una costola della Nomisma, pensatoio creato da Prodi. Uno dei direttori della Téresys era il romagnolo Piero Scarpellini, fondatore della Pragmata e storico amico dell’ex premier: nel 2006 venne nominato dall’ex capo dell’Ulivo «consulente non pagato» della presidenza del Consiglio per i paesi africani. Sui rapporti economici della Pragmata con la Libia indagò senza successo anche il pm Luigi De Magistris, il quale che fece sequestrare alcune foto di Scarpellini e Prodi con Gheddafi in Libia.

Ai convegni della Téresys difficilmente mancava l’ex premier, più volte immortalato nella photogallery della fondazione con «l’amico» Bashir. Resta da capire perché un personaggio chiacchierato come l’ex capo di gabinetto di Gheddafi sia finito a San Marino, all’epoca considerato una specie di paradiso fiscale, a guidare una fondazione prodiana.

Giacomo Amadori


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