«Cruciani è pronto a tornare brand di lusso»
Nel riquadro il direttore commerciale di Cruciani (www.cruciani.net)
  • Riccardo Antonioni, direttore commerciale dello storico marchio umbro di cashmere: «Vogliamo riposizionare e rinvigorire la maison. Il suo cuore pulsante batte nello stile e nella produzione. Vantiamo una eccezionalità dei materiali e un’immagine sempre attenta e sofisticata».
  • Il salone fiorentino dedicato al vestire maschile in calendario dal 14 al 17 giugno.

Lo speciale contiene due articoli.

Sarà Pitti Uomo, la più grande manifestazione mondiale di moda dedicata all’abbigliamento maschile, a tenere a battesimo la svolta totale di Cruciani, brand nato nel 1992 nel cuore dell’Umbria ed emblema di una lunga tradizione familiare nel settore tessile made in Italy. Il nuovo corso è firmato da una holding internazionale, una grande nuova impresa per consacrare il brand in ottica lifestyle. Cruciani riparte sotto la guida di Orlean Invest Holding, che ha l’obiettivo di consolidare il celebre marchio di cashmere nel mercato haut de gamme. Il Gruppo che fa capo al fondatore e chairman Gabriele Volpi, ideatore degli Oil Service Center, evoluzione della logistica portuale integrata, ha rilevato a marzo 2022 il controllo totale di Maglital, azienda umbra che detiene l’iconico marchio di maglieria luxury e la label Cruciani C, celebre per i braccialetti in pizzo macramè.

«Tra i piani di sviluppo, una forte attenzione al know-how produttivo della storica azienda umbra, una accurata strategia incentrata sul canale e-commerce e sulle nuove tecnologie digitali e l’attenzione a una distribuzione selettiva, che comprenderà nel breve periodo la presenza di Cruciani in fashion multibrand di fascia alta a livello europeo. Lo sviluppo di Cruciani sarà sempre più improntato a un’ottica lifestyle, anche mediante lo sviluppo di nuove aree merceologiche e collezioni», spiega alla Verità, Riccardo Antonioni, direttore commerciale.

Qual è, di preciso, il suo compito?

«L’obiettivo è quello di riposizionare il brand e rinvigorirlo per riportarlo a quello che era un tempo, per ora, si è solo appannato. Si mette mano da un punto di vista organizzativo a partire dai fondamentali oltre che da quelli commerciali. Il cuore pulsante batte nella parte dello stile e della produzione. Qui abbiamo ancora 28 macchine straordinarie che significa avere tutta la capacità produttiva per qualsiasi tipo di filati e maglieria, a conferma che questa è un’impresa manifatturiera ed è qui che la si vuole riportare guardando all’efficacia e all’efficienza. Abbiamo strategie che applicheremo nei prossimi 18 mesi».

Ripartite dal know how di Cruciani, voi cosa portate in più?

«Quello che abbiamo in animo di costruire è quel lifestyle che è il valore riconosciuto dal mercato. In più ci sono una eccezionalità dei materiali e una immagine attenta e sofisticata. Il brand si porta addosso una storia di alta qualità mai scalfita. Con la prossima stagione invernale, quella più importante in termini di materiali, e tenendo conto che l’inverno è il nostro mondo, ripartiremo da una speciale capsule donna. Ma un focus nuovo di prodotto è già nell’estivo. Nonostante i tempi, siamo riusciti a presentare il nuovo percorso senza cambiare il dna del brand ma con una nuova contemporaneità anche in termini di gusto».

Da un punto di vista dell’organizzazione?

«Prevediamo una nuova rete di vendita in Europa e in Italia a partire da Milano. Ci ripresentiamo con una forza organizzativa che permetterà al marchio di farsi nuovamente apprezzare».

Lei mette mano anche alla collezione?

«Con molta attenzione, sì. La logica è quella di dare una svolta partendo dal prodotto e quindi con un coordinamento legato al prodotto stesso che si avvale di figure professionali di designer la cui idea di stile è affine al mondo di Cruciani. Il cashmere resta il filato principale ma con diverse scelte cromatiche, verso un mondo più naturale. Guarderemo alla parte fashion con questo gusto».

Cosa presenterete al Pitti?

«I nuovi cotoni distillati sono frutto della ricerca della maison, possiedono infatti delle proprietà uniche che lo rendono fresco, performante e originale: nato da un’inedita combinazione fra il più puro cotone egiziano e i filati compatti di nuova generazione, azzera ogni residuo di lavorazione della fibra. Una impalpabile camicia di maglia, frutto di un sapiente lavoro artigianale con know-how antico di ricerca e avanguardia tecnica: la fibra versatile, leggera e resistente a qualunque lavaggio, conferisce a questa giacca un timbro frizzante e prezioso. Il blazer doppiopetto destrutturato in cotone peso piuma realizzato con un approccio innovativo e sostenibile».

Quindi, grandi cambiamenti.

«Non c’è bisogno di strafare, abbiamo una velocità di crociera, prima presentazione al Pitti per far vedere l’inizio di un nuovo corso. Siamo alla ripartenza di un concept in modo da vedere di nuovo Cruciani in un’area lusso».

Cruciani è sì cashmere ma anche azienda di pizzi, quella parte che fine ha fatto?

«Parliamo di Cruciani C, l’area che ha avuto il picco di notorietà con i famosi braccialetti. Anche l’allineamento di questo mondo dovrà rimettersi sulla strada di un concetto lusso. Cancelleremo il wholesale e lavoreremo in un’area digitale. Qui troviamo un heritage fantastico dal quale andare a attingere e sarà quello il secondo momento che ci vedrà impegnati. In questa fase, per noi il core business è Cruciani. Dobbiamo ripartire in maniera chiara e forte».


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