Chi si nasconde dietro le criptovalute
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  • Non solo le truffe alla Bankman-Fried. L’arresto del fondatore della piattaforma Binance ha svelato anche i canali di finanziamento di Hamas, al Qaeda e Isis.
  • L’esperto Marco Ramilli: «I controlli stanno aumentando, ma non bastano Serve anche educazione finanziaria e da noi è insufficiente».
  • Dopo una sola transazione servono i litri di un’intera piscina per raffreddare i centri dati surriscaldati. Con questo trend il consumo di acqua crescerà del 40%.

Lo speciale contiene tre articoli.

Lo scorso 21 novembre, Binance, noto exchange globale di criptovalute, e il suo fondatore, Changpeng Zhao, hanno riconosciuto la propria responsabilità in atti di riciclaggio di denaro e violazione delle sanzioni statunitensi. Il ceo di Binance «ha ammesso il suo coinvolgimento nelle accuse, sottolineando la mancanza di un sistema efficace per contrastare tale fenomeno». Dopo le ammissioni Zhao si è dimesso dalla carica e ha raggiunto un accordo con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti che prevede il pagamento di una sanzione pari a 4,3 miliardi di dollari per chiudere la vicenda. Al suo posto come nuovo ceo di Binance è stato nominato Richard Teng, già responsabile globale dei mercati regionali dell’exchange. Quindi tutto risolto? No: il Dipartimento di Giustizia, la Commodity Futures Trading Commission e il Dipartimento del Tesoro Usa hanno avviato un’azione legale congiunta contro Binance e il suo fondatore.

Nell’atto d’accusa si legge di come Zhao si sia adoperato per la crescita e l’aumento dei guadagni, tuttavia lo avrebbe fatto agendo in totale spregio delle regole approfittando anche dei buchi normativi. È stato inoltre provato come Zhao incoraggiava i suoi collaboratori ad agire in linea con quanto sostiene lo scrittore Arthur Bloch nella Legge di Murpy: «È più facile ottenere un perdono che un permesso».

Binance è accusata di aver consentito più di 100.000 transazioni in sostegno ad attività come il terrorismo e il traffico di droga. Ma c’è di più perché la piattaforma exchange avrebbe consentito più di 1,5 milioni di transazioni in valuta virtuale che violavano le sanzioni statunitensi e tra coloro che ne hanno beneficiato ci sono le Brigate al-Qassam di Hamas, la Jihad islamica palestinese (nell’ultimo anno hanno raccolto più di 200 milioni di dollari in criptovalute), al-Qaeda e lo Stato islamico. Il governo israeliano ha dichiarato di aver congelato i conti crittografici associati a gruppi come Hamas, la Jihad islamica palestinese e altri. La mossa ha cercato di interrompere – seppur tardivamente – un percorso che ha permesso loro di raccogliere milioni di dollari in criptovalute nel corso degli anni. I portafogli collegati ad Hamas e alla Jihad islamica palestinese hanno accumulato quasi 135 milioni di dollari tra agosto 2021 e giugno di quest’anno, secondo il Wall Street Journal che cita una ricerca delle società di analisi blockchain Elliptic e BitOK con sede a Tel Aviv. Altra pesantissima incriminazione riguarda un ulteriore meccanismo sviluppato sempre da Binance «per avvertire gli utenti di alto profilo nel caso fossero stati oggetto di indagini da parte delle forze dell’ordine». In base all’accordo di conciliazione Changpeng Zhao ha riconosciuto la propria responsabilità in merito alla violazione del Bank Secrecy Act, legge americana che disciplina il contrasto riciclaggio di denaro, oltre «ad aver indotto un’istituzione finanziaria a compiere analoghe violazioni». Per queste accuse il Dipartimento di Giustizia ha consigliato al tribunale di comminare una multa di 50 milioni di dollari all’ormai ex ceo di Binance che a seguito del pagamento di una cauzione pari a 175 milioni di dollari è stato rilasciato in attesa del processo fissato per il 23 febbraio 2024. Nella bufera Binance è finito persino Cristiano Ronaldo. Il calciatore è stato colpito da una class action presentata da alcuni querelanti che sostengono di aver subito perdite a causa della sua promozione di Binance. In un documento depositato il 27 novembre presso un tribunale in Florida si afferma che « Ronaldo ha promosso, assistito e/o partecipato attivamente all’offerta e alla vendita di titoli non registrati in coordinamento con Binance». A metà del 2022 Binance aveva avviato una partnership pluriennale con il calciatore portoghese per promuovere una serie di token non fungibili (Nft) di sua proprietà, con almeno tre collezioni dedicate alla stella del calcio e collegate a Binance.

Nella sua prima dichiarazione pubblica come ceo di Binance, Richard Teng ha affermato: «La mia competenza normativa influenzerà l’approccio di Binance in modo diverso rispetto al passato». Quello che è certo è che ora le autorità di vigilanza degli Stati Uniti vigileranno come mai prima. La vicenda di Changpeng Zhao ricorda molto da vicino quella del 31enne Sam Bankman-Fried, fondatore della piattaforma di interscambio di criptovalute Ftx (oggi fallita), che lo scorso 3 novembre è stato condannato da una giuria federale di New York per tutti i sette capi d’accusa per i quali era stato processato. Ora quello che era stato definito il «re delle crypto» rischia una condanna a 110 anni di carcere. Il processo è durato solo un mese e ha visto la pubblica accusa contare sul pentimento e la cooperazione di numerosi ex stretti collaboratori di Bankman-Fried. L’imputato in aula ha provato a difendersi affermando «di non aver mai voluto truffare nessuno e di aver voluto costruire una nuova industria regolamentata».

I giudici però non gli hanno creduto perché l’accusa ha portato in aula testimoni che hanno raccontato di come Bankman-Fried chiedeva ai suoi collaboratori «di truccare bilanci e di commettere reati, tra i quali facilitare segretamente i passaggi di fondi da Ftx al fondo hedge collegato Alameda Research». Ftx, nata nel 2019, in due anni aveva milioni di clienti e più di un miliardo di dollari di giro d’affari. Il fallimento avvenne nel 2022, quando si scoprirono buchi finanziari e una serie di truffe che portarono a bruschi ribassi delle criptovalute e alla fuga di clienti con i loro capitali. La procura ha definito «il re delle crypto» «uno spregiudicato miliardario impegnato in una colossale truffa che ha usato fondi di clienti, ingannandoli, per propri investimenti rischiosi, acquisti di immobili di lusso, donazioni politiche e spese personali per una vita da jet set tra i potenti». Gli avvocati di Bankman-Fried hanno dichiarato che il loro assistito «continuerà a sostenere la propria innocenza e a battersi contro le accuse», ma il procuratore federale di Manhattan, Damian Williams, la pensa diversamente: «Se l’industria delle cryptocurrency è nuova, e protagonisti quali Sam Bankman-Fried possono essere nuovi, questo genere di corruzione è antica. Questo caso è sempre stato incentrato sulle menzogne, l’inganno e il furto». Ora Bankman-Fried potrebbe dover affrontare altri processi in quanto è accusato di truffa bancaria e tangenti.

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