- Agguato alla carovana di tifosi napoletani: a dar man forte agli interisti sono arrivati pure da Nizza e da Varese, come l’uomo investito e ucciso.
- Il giocatore africano Kalidou Koulibaly è stato insultato per il colore della pelle senza che nessuno (dalle istituzioni alla Figc, alle squadre) abbia mosso un dito. Sul tema fa comodo solo urlare. Rigorosamente dopo i fattacci.
- Due turni di squalifica allo stadio, colpiti anche gli abbonati che non c’entrano nulla con le bestialità dell’altra sera. Ipotesi assurda: fermare la A. Gravina: «No, si gioca».
Lo speciale contiene tre articoli
Milano, ore 19.30 del giorno di Santo Stefano, angolo tra via Fratelli Zoia e via Novara: dieci furgoncini da nove posti l’uno partiti da Napoli sono fermi in coda nel traffico meneghino, insieme ad altre auto. La polizia li attende a due minuti di strada per scortarli allo stadio Meazza, dopo esser stata avvisata via radio da una volante che li aveva notati all’uscita della tangenziale e aveva cominciato a seguirli. Un gruppo di ultrà nerazzurri, affiancati anche da elementi provenienti dalle curve del Nizza e del Varese (circa 100 persone coperte da cappucci e passamontagna) anticipa il servizio d’ordine e si fa strada tra le auto. L’assalto è immediato. Il primo furgoncino viene colpito con mazze da baseball e bastoni. I tifosi del Napoli scendono e in strada scoppia la rissa: quattro ultrà partenopei vengono accoltellati durante gli scontri. Tre di loro verranno medicati sul posto. Il quarto, con un brutto taglio all’altezza dell’addome, finirà in codice giallo all’ospedale Sacco. Sono minuti di violenza cieca, poi, all’arrivo in forze della polizia, scatta una fuga generale. Tra i fumogeni e le auto che sgommano, un Suv di colore scuro fa manovra, si sposta sulla corsia di sorpasso e, contromano, parte a tutto gas. Nelle immagini recuperate dalla Digos si vede che il mezzo urta un uomo e lo sbalza a terra. L’indagine della polizia sugli scontri tra i tifosi della partita Inter-Napoli di mercoledì comincia da qui. Da questo momento preciso. E da un’accusa che, con molta probabilità, sarà omicidio stradale: «Non si sa chi era alla guida del Suv e non abbiamo nemmeno la certezza che si sia accorto», ha spiegato il questore di Milano, Marcello Cardona.
La vittima della manovra era fra gli ultrà dell’Inter: Daniele Belardinelli detto Dede, classe 1983, di Varese, piastrellista con una passione per le arti marziali, indicato come uno dei capi della frangia di tifosi del Varese calcio (gemellati con gli ultrà dell’Inter) denominata Blood & Honour, Sangue e onore, motto della gioventù hitleriana. Belardinelli aveva precedenti specifici per reati da stadio e due Daspo (diffide dalla partecipazione a eventi sportivi) alle spalle. Nel 2007 diede un schiaffo a Sean Sogliano, all’epoca direttore sportivo del Varese, perché non voleva far scendere in campo la squadra dopo la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri. Scontato il primo Daspo, fu coinvolto in uno scontro tra tifoserie durante una partita amichevole tra Como e Inter (occasione in cui, esattamente come l’altroieri, i tifosi del Varese si recarono sul Lario per dar man forte agli interisti contro i rivali di turno) che gli costò altri cinque anni di lontananza coatta dagli stadi. A Varese era noto anche per i suoi successi nella scherma corta con la Fight academy di Morazzone (paese in cui viveva). Era infatti campione in tutte le specialità di gara: coltello, giacca e coltello e capraia.
«I primi ad attirare l’attenzione sulla vittima», ha spiegato il questore, «sono stati i tifosi del Napoli, poi quelli dell’Inter lo hanno portato in macchina in ospedale». I medici hanno provato disperatamente a intervenire sulle gravi lesioni alla milza, all’aorta toracica e addominale e sulle diverse fratture, tra cui quella al femore. Ma non c’è stato nulla da fare e, ieri mattina alle 4.30, l’ultrà del Varese è morto. «Si sono dette molte cose sbagliate su di lui», ha dichiarato ieri la moglie Cristina a Varesenews, «era un bravo padre e un gran lavoratore. La casa, le macchine e il furgone sono il frutto del suo lavoro». Anche dal mondo del basket arrivano attestati di stima per Belardinelli: dalla tifoseria organizzata della curva dell’Olimpia Milano al Forum di Assago fanno sapere di aver avuto «il privilegio di conoscerlo e di ammirare il suo esempio di stile ultrà».
Nessuno si sbilancia su un possibile legame tra i tafferugli e l’investimento. Anche perché la dinamica è ancora in fase di analisi e gli investigatori stanno ancora raccogliendo i video amatoriali girati con gli smartphone dai passanti. L’investitore anonimo potrebbe anche essere un automobilista che si è trovato lì per caso e che, preso dal panico, ha azzardato la manovra ed è partito a tutta velocità. Oppure potrebbe trattarsi di un tifoso che cercava di raggiungere lo stadio, anche se, confermano gli investigatori, di solito soltanto i furgoncini viaggiano in carovana. E se da un lato la polizia è concentrata nella caccia al pirata della strada, dall’altro sta cercando di individuare uno a uno i facinorosi che hanno eseguito quella che il questore ha definito «un’azione squadrista». Che, probabilmente, le tifoserie meditavano già da tempo. Gli ultrà del Nizza (che come quelli del Varese sono gemellati con i nerazzurri) non erano ancora riusciti a regolare i conti con i napoletani per gli scontri durante i preliminari di Champions League del 2017. L’agguato, insomma, per la dinamica con cui si è sviluppato, ha tutta l’aria di essere stato premeditato. Anche per questo motivo in Questura si respira aria pesante. Il questore (per motivi di ordine pubblico che, si apprende da fonti dell’ufficio di gabinetto, motiverà nelle sedi opportune) ha chiesto di vietare le trasferte dell’Inter fino alla fine del campionato e la chiusura della curva Nord di San Siro fino a marzo 2019 (ovvero altre cinque partite). Tre ultrà interisti coinvolti nella guerriglia sono stati già individuati e arrestati. L’accusa è rissa aggravata e lesioni personali. Su quella che gli investigatori ora chiamano «scena dell’evento» è stata recuperata, tra vari bastoni, spranghe e martelli, anche una roncola. «Saranno emessi Daspo durissimi per tutti quelli che hanno partecipato all’agguato», ha annunciato il questore, proprio mentre i suoi uomini, dopo le perquisizioni nelle abitazioni dei sospettati, stanno valutando almeno nove provvedimenti da emettere nelle prossime ore.
Fabio Amendolara
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