- I ragazzini erano stati affidati alla madre e alla sua compagna, amica di Federica Anghinolfi. Il tribunale: «I servizi sociali hanno dato una ricostruzione gravemente falsata».
- «Hansel e Gretel non rispetta i protocolli usati in tutto il mondo». Il neuropsichiatra Giovanni Battista Camerini: «Il metodo della Onlus si basa sul presupposto ideologico che gli operatori devono scovare gli abusi anche attraverso metodi molto invasivi. Ma non esistono indicatori univoci di molestie».
Lo speciale comprende due articoli.
Ancora una volta ci sono due protagoniste: l’assistente sociale della Val d’Enza Federica Anghinolfi, indagata nell’inchiesta «Angeli e Demoni», e l’ideologia Lgbt. La notizia è che altri due bambini, affidati a una coppia arcobaleno dopo l’intervento della Anghinolfi, sono stati tolti alle affidatarie. Il primo caso simile è quello della piccola Katia, affidata a Fadia Bassmaji (anche lei indagata dalla Procura di Reggio Emilia) e alla sua compagna Daniela Bedogni. Le due donne ottennero la piccola proprio tramite la Anghinolfi, che in passato ha avuto una relazione sentimentale con la Bassmaji. Katia, tuttavia, per decisione del gip reggiano, è stata tolta alle due donne, accusate di averla maltrattata.
Il nuovo caso riguarda invece un padre di nome Michele, ed è venuto alla luce poco meno di un mese fa. L’uomo ha raccontato la sua storia drammatica, iniziata nel 2017, al Giornale.it. Michele si era separato dalla moglie in modo burrascoso e la donna lo aveva denunciato per maltrattamenti (denuncia ora archiviata dal tribunale di Reggio Emilia). Intervennero i servizi sociali della Val d’Enza: «Venivano a controllare in continuazione. Mi contestavano che la casa non fosse idonea a far vivere i miei figli. Mi hanno detto che la camera dei bambini era troppo pulita, quasi che loro non avessero mai dormito in quella stanza. I giocattoli erano riposti nell’armadio e anche questo a loro non tornava. Cercavano sempre delle scuse, a volte banali», ha raccontato Michele. Il quale, nel 2018, ha avuto a che fare con Federica Anghinolfi e la sua collega Beatrice Benati. Le due operatrici assistono agli incontri tra l’uomo, la moglie e i figli. E, a quanto risulta, nelle relazioni che li documentano annotano particolari inesistenti allo scopo di far passare Michele per un cattivo padre. Il peggio accade il 15 giugno del 2018: Michele viene convocato dalla Anghinolfi e dalla Benati. Gli viene comunicato che potrà vedere i suoi figli soltanto in forma protetta una volta ogni 21 giorni. Il motivo di tale decisione ha dell’incredibile. «Io ero sconvolto, non volevo crederci», ha detto l’uomo al Giornale.it. «Chiesi spiegazioni e mi dissero che io ero omofobo. E che dovevo cominciare ad abituarmi alle relazioni di genere». A questo punto vi chiederete: che c’entra l’omofobia? Spieghiamo. La moglie di Michele, dopo la separazione, ha iniziato una relazione con una donna, con la quale è andata anche a convivere. I due figli sono stati affidati a lei, e poiché a Michele non stava bene, ecco l’accusa di omofobia.
Ora apprendiamo che la prima sezione del tribunale ordinario di Parma ha deciso di rimandare a casa i due piccini. Non solo: il giudice parmigiano ha anche svelato nuovi dettagli abbastanza inquietanti sulla vicenda. A quanto pare, infatti, la donna con cui la madre dei due bimbi aveva una relazione era una conoscente di Federica Anghinolfi. Come avvenuto anche in alcuni dei casi emersi con l’inchiesta «Angeli e demoni», anche qui l’Anghinolfi avrebbe brigato per fare in modo che una coppia lesbica – di cui per altro faceva parte una sua amica – ottenesse dei bimbi in affido. Per raggiungere lo scopo, le assistenti sociali della Val d’Enza non avrebbero esitato a mentire. Secondo il giudice di Parma, infatti, «il tribunale per i minorenni aveva adottato il provvedimento sopraindicato sulla base di una ricostruzione gravemente falsata (delle condizioni dei minori e delle competenze genitoriali) da parte dei servizi sociali, i quali non avevano volutamente riferito fatti relativi alla madre, quali, ad esempio, un tentativo di suicidio della stessa e avevano stravolto i dati emergenti dalle osservazioni a danno del padre».
Non è finita. Il povero Michele e la sua ex avevano anche un altro figlio, il più grande dei tre, che è rimasto in carico al padre. «I servizi sociali», scrive il giudice di Parma, citato dal Resto del Carlino, «si erano preoccupati esclusivamente dei due figli più piccoli della coppia, lasciando il figlio maggiore, peraltro affetto da gravi patologie… a vivere presso il padre, ritenuto pertanto idoneo dai medesimi servizi a occuparsi del primogenito».
Riepilogando: c’è una coppia con tre figli. La coppia si separa e la madre va a vivere con un’altra donna. Dei tre figli, i due più piccoli e meno problematici vengono tolti al padre, accusato per altro di essere omofobo, e affidati alla coppia lesbo, che è composta anche da un’amica di Federica Anghinolfi, ovvero l’assistente sociale che si occupa del caso. La vicenda è sconcertante, e anche se ora i bambini hanno iniziato il percorso per ritornare con il padre, per l’ennesima volta si dimostra che il sistema di gestione dei minori non funziona. Di più: oltre all’onnipotenza dei servizi sociali, da questa storia emerge la micidiale influenza che l’ideologia arcobaleno ha avuto in queste faccende di bimbi rubati.
Può anche darsi che Federica Anghinolfi rappresenti un caso a sé stante e particolarmente grave. Ma è evidente che i problemi riguardano tutto il meccanismo degli affidi. Come abbiamo scritto per primi nei giorni scorsi, il tribunale dei minorenni di Bologna presieduto da Giuseppe Spadaro sta riesaminando ben 70 casi di bimbi tolti ai genitori, e ha già rimandato a casa ben quattro dei sette piccini coinvolti nell’inchiesta «Angeli e demoni».
Chi in questi giorni va cianciando di strumentalizzazioni politiche, farebbe meglio a dare un’occhiata a questi fatti prima di riempirsi la bocca.
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