«Sindacalisti e un ex del Pd corrotti dal Qatar»

Arrestati il già europarlamentare Panzeri, la moglie e la figlia. Nei guai anche Luca Visentini, leader dell’Ituc,e un assistente del dem Andrea Cozzolino. Sequestrati 600.000 euro. Indagata la vicepresidente del parlamento Ue.

Gli hanno trovato in tinello mezzo milione in contanti. E anche se prende il caffè con la carta di credito (l’imprinting è da progressista doc) la polizia belga lo ha fermato a Bruxelles per corruzione e riciclaggio: è Antonio Panzeri, ex europarlamentare del Pd ed ex segretario della Camera del lavoro di Milano, accusato di aver ricevuto somme di denaro e regali di valore da un Paese arabo impegnato a «condizionare persone che occupano ruoli strategici nel Parlamento europeo». La Procura non menziona esplicitamente il Qatar ma i media belgi fanno riferimento a «un’organizzazione criminale» allo scopo di influenzare le decisioni del palazzo e difendere la reputazione dei Mondiali di calcio a Doha. Il mandato di arresto europeo, che dispone il carcere, ha raggiunto in serata anche la moglie Maria Colleoni e Silvia, la figlia del politico, a Calusco d’Adda in provincia di Bergamo. Praticamente un enorme autogol.

Cominciata nel luglio scorso, l’inchiesta è un terremoto che scuote l’intera Unione europea, sfiora le cariche più rappresentative (interrogata anche la vicepresidente del parlamento Eva Kaili) e fa vacillare i capisaldi della sinistra di potere in trasferta da Roma a Bruxelles. Oltre a Panzeri sono stati fermati altri tre italiani, ora sotto interrogatorio per verificare i reati venuti alla luce dopo un blitz con 14 perquisizioni in numerosi comuni dell’area metropolitana di Bruxelles. Sono il sindacalista Luca Visentini, ex dirigente della Uil in Friuli Venezia Giulia e da poche settimane a capo della Ituc, confederazione sindacale che rappresenta 200 milioni di lavoratori; Francesco Giorgi, ex assistente parlamentare di Panzeri ed ora attaché dell’eurodeputato del Pd Andrea Cozzolino. Il quarto sarebbe il direttore di una Ong.

Fra le abitazioni perquisite c’è quella della socialdemocratica greca Kaili, ex presentatrice della Tv ed eurodeputata dal 2014, compagna di Giorgi e successivamente messa sotto interrogatorio per sospetta corruzione. Il quotidiano Le Soir sottolinea che «l’unico modo di interrogare un parlamentare con l’immunità è sorprenderlo in flagranza di reato». La Procura di Bruxelles ha specificato che «le indagini hanno consentito di sequestrare in totale 600.000 euro in contanti, attrezzature informatiche e cellulari che saranno analizzati nell’ambito dell’inchiesta. L’operazione riguarda in particolare gli assistenti parlamentari che lavorano al Parlamento europeo».

L’intrigo internazionale rischia di minare la credibilità delle istituzioni europee e ha come scenario la manifestazione sportiva planetaria in corso a Doha fra mille polemiche. Con implicazioni politiche e necessità lobbistiche di marketing per creare una narrazione positiva attorno a un evento discusso per le continue violazioni dei diritti umani.

La notizia dell’inchiesta ha messo in allarme i vertici del gruppo Socialisti&Democratici, di cui Panzeri ha fatto parte fino al 2019, prima di dedicarsi alla Ong fondata da lui, «Fight Impunity», che ufficialmente si dedica alla «lotta all’impunità per gravi violazioni dei diritti umani». Se le accuse venissero confermate, campioni dei diritti umani avrebbero incassato denaro per coprire chi non li rispetta ed anzi commette abusi. Anche la sede dell’organizzazione è stata perquisita. «Fight Impunity» è molto nota negli ambienti social-progressisti; nel comitato scientifico siedono big italiani della sinistra globalista come Emma Bonino e Federica Mogherini.

Bergamasco di 67 anni, Panzeri è un’icona del sindacato milanese. È stato segretario della Camera del Lavoro metropolitana, poi responsabile delle politiche europee della Cgil, punto fermo dell’Ulivo prodiano ed europarlamentare per tre mandati. Nel 2017 ha lasciato il Nazareno in opposizione al riformismo renziano ed è approdato ad Articolo 1.

A Bruxelles è stato presidente della sottocommissione per i diritti umani. Nel sito di «Fight Impunity» abbonda in analisi sull’emancipazione del Medio Oriente, sottolineando l’importanza del ruolo qatariota nel modernizzare l’area e criticando la narrazione occidentale che fa «di tutta un’erba un fascio». Si leggono liriche di questo tipo: «Se volessimo raffigurare quei paesi e gli attori maggiori come un medesimo corpo potremmo individuare negli Emirati Arabi la testa, nell’Arabia Saudita il busto e nel Qatar le gambe. Dalla prospettiva dei diritti umani si può osservare che sono state le gambe a imprimere un movimento e una direzione evolutiva, mentre sia il busto che la testa sono rimasti immobili e semmai voltati all’indietro».

Ora anche gli «spottoni» sono al vaglio della polizia belga per verificare un’eventuale corrispondenza con il denaro rinvenuto in casa di Panzeri. Il filone porta verso il mondiale nel deserto. Secondo i giornali belgi gli investigatori sospettano che «un Paese del Golfo stia cercando di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo pagando ingenti somme di denaro o offrendo doni significativi a terzi che rivestono una posizione politica o strategica significativa all’interno del Parlamento europeo». Follow the money. Quando serve, i diritti umani vengono dopo.

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