Scoperto il secondo covo di Messina Denaro
Il bunker, pieno di materiale, trovato per una soffiata alla Gdf: era di un plurindagato.

C’è un secondo covo a Campobello di Mazara. Si trova a meno di un chilometro dall’abitazione scoperta l’altro giorno e pare sia stato trovato su segnalazione di un confidente. Una soffiata chirurgica, spifferata agli investigatori del Gico, il reparto della Guardia di finanza che si occupa delle indagini sulla mafia. L’ipotesi di un ulteriore nascondiglio, utilizzato dal latitante Matteo Messina Denaro, rimbalzava già da lunedì, ma soltanto ieri è stato individuato. Il sospetto nasceva dal «bottino» folkloristico sequestrato nella casa di via Cb31, intestata al geometra Andrea Bonafede, lo stesso che aveva prestato al boss la carta d’identità. Preservativi e vestiti di lusso a parte, da quella perquisizione non è emerso altro che un’agenda, con appunti, numeri telefonici e memorie desolate sulla figlia che non ha mai potuto incontrare.

Il secondo covo, che si trova in via Maggiore Toselli, invece, viene descritto come un bunker, con una parete posticcia rivestita di ferro che nascondeva un lungo tunnel, alla fine del quale, in una piccola stanza, c’erano due scatole piene di materiale da analizzare. Partendo dalla segnalazione, gli investigatori del Gico hanno individuato l’esatta posizione del secondo covo incrociando dati catastali, utenze e anagrafe tributaria: l’insieme «dell’attività informativa» e di «quella investigativa», insomma. Il proprietario è Errico Risalvato, più volte indagato per aver fatto parte del network che avrebbe garantito la latitanza di Messina Denaro, con un passato da consigliere comunale a Castelvetrano, paese natale e mandamento dell’ex Primula rossa. Nome già presente in alcuni atti ingialliti della lunga caccia, sin dagli anni Novanta, quando era titolare di un’impresa di calcestruzzi, ma nonostante tante accuse è sempre stato assolto. Il fratello, Giovanni, da poco scarcerato, invece, è stato condannato a 14 anni. Insomma, non proprio un insospettabile. Tanto che nel 2019 la polizia aveva perquisito la sua casa, alla ricerca di informazioni su Matteo Messina Denaro. Quindi, almeno fino a quella data, in quell’abitazione pare che del boss non ci fosse traccia. L’amicizia tra Errico Risalvato e il fratello del capomafia, Salvatore Messina Denaro, al contrario, era arcinota. Così come il link tra il maggiore dei Messina Denaro e il dottore Alfonso Tumbarello, il medico di base che aveva in cura i due Andrea Bonafede: quello vero e quello fasullo. Era lui a occuparsi delle ricette mediche per il boss, ma ai carabinieri ha detto di non essersi accorto dell’identità duplicata. Anche per questo i pm di Palermo lo hanno indagato, così come l’oncologo Filippo Zerilli, che lunedì, come raccontato in anteprima dalla Verità, aveva subito una perquisizione. Pure il Grande Oriente d’Italia è intervenuto, sospendendo dalla fratellanza il dottore Tumbarello e congelando il suo nome dall’elenco degli iscritti della loggia «Valle di Cusa». Ed ecco spuntare, in questo ultimo segmento di latitanza, anche la massoneria, che potrebbe spiegare parte del mistero trentennale.

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