- Attilio Fontana: «La sua ordinanza ricalca quella lombarda, ma a lui nessuno ha mosso contestazioni». Mentre sinistra e grillini vogliono commissariare il Pirellone.
- Il governatore Luca Zaia: «Finiamola». Contagi in lieve calo. Meno ricoveri: il Niguarda chiude una terapia intensiva.
Lo speciale contiene due articoli
Mentre le Rsa lombarde cominciavano a contagiarsi e la strage di nonni colpiti dal Covid-19 in ogni ospizio d’Italia si trasformava in una grande e drammatica tragedia, la Regione Lazio ha pubblicato un’ordinanza per invitare «i titolari di strutture residenziali per persone non autosufficienti, anche anziane, a manifestare la disponibilità ad accogliere pazienti Covid positivi che non necessitano di ricovero in ambiente ospedaliero».
È lo stesso ministero della Salute a mettere nero su bianco il 25 marzo le contraddizioni che sono alla base del calvario iniziato nelle strutture per anziani. «Nelle Rsa alberga la popolazione più fragile ed esposta al maggior rischio di complicanze fatali associate all’infezione da Covid-19 e, considerata l’esperienza delle Regioni precocemente colpite dalla pandemia, è necessario identificare prioritariamente strutture residenziali assistenziali dedicate ove trasferire i pazienti affetti da coronavirus che non necessitano di ricovero ospedaliero, per evitare il diffondersi del contagio e potenziare il relativo setting assistenziale».
Solo tre giorni dopo, il 28 marzo, attraverso un avviso pubblico, la Regione guidata dal segretario dem Nicola Zingaretti fornisce le indicazioni per favorire il passaggio dei contagiati meno gravi nelle varie Rsa laziali. E gli spostamenti dei pazienti da un struttura all’altra, infatti, non sono mancati. Tra i più clamorosi ci sono quelli che sembrano aver sconvolto due paesi della provincia di Rieti. È il 30 marzo quando gli ospiti della Casa Arcobaleno di Greccio vengono spostati a Contigliano (ex zona rossa) nella residenza Alcim che ben presto si trasformerà in focolaio con 50 anziani e una ventina di operatori contagiati, più due morti. Un altro spostamento di massa, come documentato da un’inchiesta della Verità pubblicata il 12 aprile, ha coinvolto gli infetti della casa di riposo Maria Immacolata di Nerola (56 anziani su 63 e 16 dipendenti su 25) al Nomentana hospital di Fonte Nuova, uno dei maggiori focolai della Regione. Il picco: 130 positivi.
Gli anziani adatti al passaggio da una residenza a un’altra sono coloro che «non necessitano di ricovero in strutture di tipo ospedaliero, ma necessitano di assistenza sanitaria e tutelare sulle 24 ore». Chi si prende la responsabilità del trasferimento? «L’idoneità clinica», si legge nella disposizione della Regione Lazio, «è in capo al responsabile del reparto ospedaliero dimettente o, in caso di persona a domicilio, al medico di medicina generale per il tramite del Sisp (il Servizio di igiene e sanità pubblica ndr)». Va da sé che anche la struttura ospitante deve avere certe caratteristiche: tra le principali c’è «la predisposizione di stanze con un massimo di due posti letto, dotate di buona ventilazione e servite da un bagno esclusivo». Tutti gli ambienti, stanze comprese, si precisa, «devono essere sanificati due volte al giorno».
I dispositivi di protezione individuale meritano un capitolo a parte perché nell’ordinanza regionale del 17 aprile si legge che «sono garantiti dalle singole strutture». Però «nel caso di impossibilità a dotarsi autonomamente dei dispositivi di protezione, il gestore della struttura fa richiesta, per il tramite della Asl territorialmente competente, alla Regione Lazio che provvede in base al numero, alle tipologie disponibili e al fabbisogno giornaliero». Un’indicazione su cui sorge qualche perplessità, viste le recenti difficoltà laziali nell’approvvigionamento degli strumenti. Infatti: «A oggi», dichiara in una nota il consigliere regionale della Lega Laura Corrotti, «siamo ancora senza dispositivi di protezione individuale. La gestione dell’emergenza, però, è ormai sotto gli occhi di tutti, a cominciare proprio dalle Rsa lasciate a sé stesse e senza controllo».
A stabilire se ci sia una connessione tra l’ordinanza della Regione Lazio con l’esplosione della pandemia nelle Rsa ci penseranno probabilmente Procure e carabinieri del Nas. Nel frattempo, però, il governatore lombardo Attilio Fontana si è risentito e in una intervista a Radio Padania libera ha detto: «Una delibera simile a quella della Lombardia sulle Rsa era stata presa dal Lazio. Ma al governatore del Lazio non è stata fatta alcuna contestazione». Secondo Fontana «si cerca di attaccare l’organizzazione lombarda» e lui «in quanto rappresentante di una certa parte politica». La risposta scomposta di Zingaretti è arrivata poco dopo:
«Caro Fontana, prima di accusare si informi bene. Ancora una volta la Regione Lazio si trova a smentire una bufala diffusa per infangare il lavoro fatto durante questa emergenza. Quell’avviso pubblicato sul sito regionale aveva l’obiettivo di individuare le Rsa disponibili a diventare centri Covid, ossia luoghi che avrebbero ospitato esclusivamente pazienti contagiati che non necessitavano di ricovero ospedaliero. Quindi nessuna promiscuità tra positivi e negativi, nessuna facilità nel contagio, nessun caso Lombardia nel Lazio». Ma la risposta è sembrata tanto un tentativo di girare la frittata. Anche perché l’ordinanza recita: «Nel caso di strutture miste, ovvero con nuclei Covid dedicati e non Covd, l’accesso agli stessi e i relativi percorsi devono essere distinti e separati».
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