- Tra tutti quelli che incassano, solo 7 su 100 hanno firmato un patto per accettare un impiego Che però nessuno ha ancora trovato. E le imprese che devono fare assunzioni si rivolgono altrove.
- Il presidente dei centri per la formazione Maurizio Del Conte,: «Sono in trepida attesa, voglio proprio scoprire che cosa faranno».
- La rappresentante degli assessori regionali al tavolo con il governo: «Inps, enti locali e agenzia per il lavoro non possono incrociare i dati per l’assenza delle piattaforme informatiche. Il ministero deve darsi da fare».
Lo speciale contiene tre articoli
Circolari in stand by, passaggi burocratici da superare, moduli online fantasma, confusione sulle competenze, la figura del navigator che resta nebulosa. Dulcis in fundo, il portale per far incontrare domanda e offerta di lavoro che ancora deve partire. La macchina del reddito di cittadinanza marcia a scartamento ridotto anche se la legge è entrata in vigore il 30 marzo. La fretta nel varare un’operazione che per il M5s stava diventando questione di vita o di morte ha partorito un meccanismo farraginoso, in cui fanno da padrone i soliti ritardi burocratici, i conflitti amministrativi, il rimpallo delle competenze, la scarsa chiarezza nei ruoli.
È passato metà anno dal taglio del nastro, con il ministro Luigi Di Maio esultante a reti unificate, e manca un bilancio dettagliato sui disoccupati contattati e su quelli che hanno sottoscritto il cosiddetto patto per il lavoro e quindi sarebbero pronti per la fase 2, cioè la formazione e il contatto con le aziende. Nel recente incontro tra le Regioni e il nuovo ministro, Nunzia Catalfo, sono stati divulgati numeri non ufficiali, provvisori (su 18 Regioni), ma comunque allarmanti. Su 700.000 percettori del reddito con caratteristiche spendibili sul mercato del lavoro, solo 200.000 sono stati chiamati dai centri per l’impiego. Di questi, 70.000 hanno sostenuto un primo colloquio e 50.000 (il 7%) hanno sottoscritto il patto per il lavoro: solo costoro potrebbero presto ricevere fino a 3 proposte di impiego. Con questo ritmo, per contattare tutta la platea si andrebbe avanti fino a marzo mentre bisognerebbe concludere i colloqui entro il 15 dicembre. Sono ancora in lavorazione 126.000 domande.
Anche se la legge risale ad aprile, la macchina si è messa in moto solo a settembre, con l’accordo tra Anpal (Agenzia nazionale politiche attive lavoro) e Regioni, per dare modo ai navigator di essere formati, anche «on the job», con il paradosso per cui i disoccupati dovrebbero essere orientati da chi, a sua volta, sta apprendendo la professione di orientatore. L’Anpal è l’agenzia governativa che ha in gestione il reddito di cittadinanza, sia per la realizzazione delle piattaforme informatiche necessarie in concorso con Inps, Poste ed enti coinvolti, sia per i navigator che sono contrattualizzati da Anpal servizi. Alla guida dell’ente è arrivato a febbraio Domenico Parisi direttamente dal Mississippi, dove ha introdotto un rivoluzionario sistema di reclutamento di personale basato su big data e app.
Con questa esperienza americana alle spalle ci saremmo aspettati miracoli, invece è proprio l’aspetto tecnologico che non va. Il meccanismo del reddito prevede due fasi: nella prima si convocano i beneficiari tramite sms e mail, si fanno i colloqui e vengono sottoscritti i patti per il lavoro: procedura in largo arretrato. Nella fase 2 si passa alla formazione e alle offerte di lavoro e si attiva l’assegno di ricollocazione, cioè l’incentivo diviso tra chi colloca il disoccupato e l’azienda che lo assume.
Questo secondo step è tutto da scrivere. I ritardi sono enormi. L’Anpal deve ancora emanare l’avviso per l’accreditamento delle agenzie per il lavoro e attivare l’assegno di ricollocazione, che ora è previsto solo per i disoccupati che ricevono la Naspi: un bonus che consente a chi cerca lavoro di farsi aiutare dai servizi per l’impiego. Sempre l’Anpal deve avviare lo strumento principale di tutta l’operazione, il portale dove si incrociano domanda e offerta di lavoro.
Al momento i curricula dei percettori del reddito sono stati caricati sulla piattaforma informatica Myanpal che è fruibile anche da tutti coloro che cercano lavoro e non hanno il reddito. Vi si trovano 3.186 curricula. A questi andrebbero aggiunti i 97.000 che vengono dai portali regionali, per un totale di oltre 100.000. Su Myanpal, che funziona come un qualsiasi sistema online di recruiting, hanno accesso anche le aziende che inseriscono le proprie offerte di lavoro. Al momento i posti vacanti sono 449 cui vanno aggiunti gli 8.378 dei sistemi regionali. Totale, circa 8.800 occasioni di impiego. Numeri minimi rispetto ai 700.000 percettori di reddito di cittadinanza «occupabili», ma proprio per questo da cogliere al volo. Invece è tutto bloccato.
Il problema è che la piattaforma non distingue tra i disoccupati con il reddito e gli altri candidati che si sono rivolti ai centri per l’impiego. Questo è un ostacolo per le imprese, che non sanno se chi ha quel determinato curriculum è anche percettore del reddito e quindi la sua assunzione fa scattare il beneficio fiscale previsto dalla legge, cioè uno sgravio contributivo fino a 780 euro al mese. Per rendere più facile l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, l’Anpal avrebbe dovuto attivare già da tempo un portale informatico dedicato esclusivamente al reddito, ma ancora non se ne ha notizia.
Ai ritardi degli strumenti tecnologici si sommano quelli decisionali delle istituzioni coinvolte. Per poter accedere al beneficio fiscale, le imprese devono prima compilare un modulo online da inviare all’Inps. Peccato che questo modulo non sia disponibile. Chi nel frattempo chiude un contratto non può usufruire del vantaggio previsto dalla legge. È evidente che l’imprenditore non è incentivato a fare l’offerta e preferisce seguire altri canali di reclutamento.
Gli intoppi da rimuovere non finiscono qui. C’è la questione dell’applicazione delle condizionalità, un’espressione dal burocratese per dire che mancano le linee guida uniformi per tutte le Regioni su alcuni temi fondamentali del meccanismo. Non è chiaro come le amministrazioni devono comportarsi se il candidato a cui è stato inviato un sms o una mail per il colloquio non risponde. E che cosa fare se rifiuta il percorso di formazione o le offerte di lavoro. La legge fa scattare sanzioni fino alla revoca del reddito ma, come spiega il coordinatore degli assessori regionali, Cristina Grieco, occorre che le misure siano applicate in modo omogeneo e a partire dallo stesso momento. Senza un’indicazione nazionale le amministrazioni sarebbero costrette a muoversi in ordine sparso. Caos assicurato. È anche spuntata la solita cabina di regia, proposta da Catalfo, un espediente quando la questione si complica.
Altro capitolo aperto è quello dei 3.000 navigator. Selezionati su concorso, essi ricevono per due anni un assegno di 1.700 euro al mese, con contratto di collaborazione presso l’Anpal servizi, cioè senza subordinazione ai centri per l’impiego dove sono dislocati né obbligo di timbrare il cartellino. Quale è il loro compito? Il presidente dell’Afol metropolitana che riunisce i centri per l’impiego di Milano e hinterland, Maurizio Del Conte, ancora deve capirlo. I navigator, come è emerso dai loro curricula, non vantano particolari competenze sulle politiche del lavoro e molti di loro non sanno nemmeno come funziona un centro per l’impiego, tant’è che prima di essere operativi hanno seguito un corso. Inoltre, spesso sono dislocati in Regioni che non sono quelle di residenza e di cui ignorano la realtà occupazionale. In Lombardia metà dei navigator vengono dal Sud.
Che tutto il meccanismo sia un flop, è detto dai numeri. A ottobre le richieste sono state solo 20.000 in più: da quando è iniziata l’operazione il totale è di 1,5 milioni. Finora sono stati spesi 2,5 miliardi su 5,6 stanziati per il 2019. A fine anno si potrebbe arrivare a 3,5 miliardi con un risparmio di oltre 2 miliardi. Le famiglie che beneficiano del sostegno sono 943.000, pari a 2,3 milioni di persone. Va ricordato che il reddito è destinato sia ai disoccupati (825.000, che percepiscono in media 520 euro al mese) sia ai pensionati in condizioni di povertà (118.000): questi ricevono circa 215 euro. La quota più consistente di percettori (60%) è nel Mezzogiorno mentre il 40% è spalmato nel Centro Nord. I single rappresentano il 40% della platea mentre gli stranieri l’11%.
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