Nell’inchiesta su Bari spunta «Repubblica»
Antonio De Caro (Ansa)
  • L’ex consigliere regionale Olivieri, sospettato di vicinanza ai clan, riuscì a bloccare un pignoramento da 1 milione di euro annunciando articoli sgraditi sulla Banca popolare di Puglia. In passato era stato anche console onorario della Slovenia.
  • Il sottosegretario della Lega: «Su 137 ispezioni in 8 anni perché nessuna protesta?».

Lo speciale contiene due articoli.

Giacomo Olivieri, il grande elettore sostenuto dai clan della mala barese, avvocato, ex consigliere regionale e marito di Maria Carmen Lorusso, entrata in consiglio comunale con l’ipotizzata compravendita di voti con il centrodestra e poi passata al centrosinistra a sostegno del sindaco Antonio Decaro, aveva un passato (recentissimo) da diplomatico, cominciato nel 2005, ovvero quando il ministero degli Affari esteri gli rilascia l’exequatur da rappresentante di uno Stato straniero in Italia. Sulla sua carta d’identità (l’ultima è stata rilasciata nel 2015 con scadenza nel 2020) viene indicato come console generale onorario della Slovenia. Godeva quindi di una forma d’immunità diplomatica: niente perquisizioni né intercettazioni per le attività dichiarate di interesse statale. E se da una parte si tratta di uno strumento che favorisce le relazioni tra i Paesi, dall’altro spesso si è trasformato in un lasciapassare al quale molti faccendieri hanno aspirato. Con un epicentro proprio in quell’area geopolitica.

Stando a un articolo pubblicato dalla rivista Limes nel 2017 «le aperture degli archivi nazionali hanno permesso di dimostrare che sia la polizia segreta slovena aveva strette connessioni con la mafia italiana durante gli anni della guerra fredda. Gli affari fatti hanno permesso ai dirigenti politici dell’epoca di accumulare ingenti somme con le quali non solo hanno sostenuto i partiti comunisti locali, ma soprattutto hanno potuto privatizzare a proprio favore le strutture economiche e finanziarie delle neonate repubbliche all’ottenimento dell’indipendenza». In questo scenario, «il para-Stato di Lubiana» aveva «ancora a disposizione un ammontare di circa 5 miliardi di dollari in paradisi fiscali esteri». E secondo Limes, «con questi soldi sono stati creati movimenti politici, reti bancarie e privatizzazioni che hanno permesso ai vecchi dirigenti di continuare a esercitare il controllo sulla società fino ai giorni nostri».

A fornire a Olivieri l’immunità diplomatica è stato Iztok Mirosic, all’epoca ambasciatore sloveno a Roma, diplomatico di primo livello che dopo un passaggio per il Regno Unito è stato nominato inviato speciale del governo sloveno in Europa. Fu il primo, nel 2015, quando il governo italiano assegnò (per poi ritirarla) la medaglia al valore a Paride Mori, repubblichino finito in una foiba, a chiedere spiegazioni. D’altra parte la vecchia volpe della diplomazia di Lubiana discende da un partigiano sloveno, il papà. Non sono note le attività che Olivieri ha svolto da console generale sloveno, eccetto un gemellaggio tra Bari e Lubiana e una visita in Slovenia durante la Borsa del turismo per promuovere la Puglia e la Basilicata. Ma si sa che era già stato dal 2005 console onorario della Bulgaria. Poi un’interrogazione al ministero degli Affari esteri ha portato alla revoca di quel lasciapassare diplomatico. Per Olivieri la Procura di Bari aveva appena chiesto il rinvio a giudizio con un’accusa di bancarotta. A quel punto anche la sua carriera politica da abile cambiatore di casacca e da fondatore di partiti deve averne risentito. Erano ormai lontani i tempi dei suoi successi col Partito popolare (centrosinistra) e con Forza Italia, con cui venne eletto consigliere regionale nel 2005 per poi tornare a sinistra con la Margherita, sostenendo il presidente della regione Nichi Vendola. Nel 2010 torna in consiglio regionale con l’Italia dei Valori di Tonino Di Pietro. Subito dopo fonda un movimento di centro, Moderati e democratici, e viene nominato da Michele Emiliano, in quel momento sindaco di Bari, presidente della società municipalizzata Multiservizi.

Nel 2014 tenta di scalzare Decaro alle primarie del centrosinistra, ma ne esce sconfitto. Due anni dopo l’indagine sulla bancarotta manda in frantumi le sue velleità politiche e anche le protezioni diplomatiche. Stando all’inchiesta, però, un’aura da potente era ancora convinto di averla. Tanto che in una intercettazione si autodefinisce «intoccabile», ricordando che suo suocero, Vito Lorusso, aveva «salvato la vita a Savinuccio». E Savinuccio altri non è che Savino Parisi, l’uomo che l’Antimafia indica come il mammasantissima del clan Parisi. E dove non sarebbe riuscito con gli strumenti protettivi descritti dalla Procura antimafia di Bari ci avrebbe provato con quelli personali.

Ieri La Verità ha ricostruito un’azione contro i vertici della Banca popolare di Bari per evitare un pignoramento da oltre 1 milione di euro, minacciando «uno scandalo mediatico». Come? «Prospettando», si legge negli atti dell’accusa, «pubblicazioni sistematiche sul giornale online Il Quotidiano italiano, a lui di fatto riconducibile (anche assecondando una compagna di stampa ingaggiata dall’altro quotidiano La Repubblica, fornendo a quest’ultimo informazioni riservate), aventi a oggetto un dossier contenente informazioni relative alla Popolare di Bari». Il momento era particolarmente delicato per Gianvito Giannelli che era in procinto di essere eletto presidente del Consiglio d’amministrazione dell’istituto di credito. In una conversazione del 19 luglio 2019, a due giorni dall’assemblea dei soci nella quale era in discussione la nomina del nuovo Cda, Olivieri afferma: «Gli vado a vedere posizione per posizione, collegamento per collegamento, azione per azione, c’ho tutto il dossier!». E proprio «dossier, azioni e posizioni compromesse», annotano gli inquirenti, Olivieri avrebbe avuto in mente di «rivelare attraverso l’arma mediatica del Quotidiano italiano, da utilizzare come cassa di risonanza per il giornalismo d’inchiesta del quotidiano La Repubblica».

Coincidenza: «Proprio in quei giorni La Repubblica», scrivono ancora gli inquirenti, «pubblica articoli di stampa sulle vicende della Popolare di Bari a firma, tra gli altri, del giornalista Carlo Bonini». E infatti il 17 e il 18 luglio il giornale che sta facendo da guardia pretoriana a Decaro descrivendo come fango tutto ciò che nell’inchiesta porta verso il centrosinistra barese manda in rotativa due servizi sulla banca: uno intitolato «L’aiuto del governo ai vertici della banca sotto inchiesta»; l’altro «Contadini e pensionati le vittime della Popolare di Bari». Probabilmente Olivieri deve aver deciso di cavalcare quelle notizie. E afferma: «L’avvocato Olivieri è l’avvocato del Quotidiano italiano… volete essere spaccati il culo?». Poi aggiunge: «Ma se il Quotidiano italiano inizia a uscire… cioè vogliamo creare uno scandalo giornalistico? E prendiamo Repubblica e iniziamo a far scrivere […]. Poi quando arrivano gli articoli del Quotidiano italiano non venissero a rompere i coglioni… Repubblica avrà di sponda…».

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