Mafie straniere in Italia, ecco le più pericolose
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  • L’ultimo report della Dia traccia una mappa delle organizzazioni criminali nel nostro territorio. Dagli albanesi (armi e droga) ai nigeriani (prostituzione e clandestini) agli impenetrabili cinesi.
  • Lo studioso Giovanni Giacalone: «Usano i templi Sikh per tessere relazioni e contano sull’omertà della comunità, che si vergogna a denunciare e teme ritorsioni sui parenti rimasti in patria».
  • L’esperto Salvatore Calleri: «Le cosche nostrane hanno perso il monopolio, ma non sono in declino. Importante mantenere le leggi speciali».

Lo speciale contiene due articoli

Mentre in Italia si dibatte di pericoli immaginari come il ritorno del fascismo e si difendono i facinorosi che attaccano le forze di polizia che poi piangono quando si prendono le giuste manganellate da chi rischia la propria vita ogni giorno per 1.200 euro al mese, nel Belpaese le vere emergenze sono altre. Una tra le tante (purtroppo) è quella legata alla criminalità organizzata della quale parla diffusamente la relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia) relativa al secondo semestre del 2022. Si legge come la Dia ha sequestrato beni per 31 milioni di euro (a fronte dei 92,8 milioni sequestrati nel primo semestre dello stesso anno) e confiscato beni per 181,4 milioni (43,4 nel primo semestre). In particolare, nel periodo in questione, i sequestri hanno colpito per 0,7 milioni la ‘ndrangheta, per 1,2 milioni Cosa nostra, per 6,4 milioni la camorra e per 22 milioni altre organizzazioni criminali; le confische hanno riguardato per 177,6 milioni la ‘ndrangheta, per 1,1 milioni Cosa nostra, per 1,2 milioni la camorra e per 1,4 milioni altre organizzazioni. Questi sequestri sono una goccia nell’oceano di denaro nel quale nuota la criminalità organizzata in Italia, che ha volume d’affari annuo stimato in 40 miliardi di euro, oltre il 2% del nostro Pil.

Se pensiamo alla ‘ndrangheta che secondo le ultime indagini della Dia nel 2022 vanta un esercito di 250.000 affiliati nel mondo e più di 400.000 favoreggiatori tra affiliati e non affiliati solo in Calabria e che ha un fatturato globale annuo di circa 150 miliardi di euro, questi sequestri sono fisiologici e non fanno male all’organizzazione che i soldi da tempo non li conta più ma li pesa, talmente sono tanti.

Se la criminalità organizzata italiana dilaga in tutto il Paese dove mette le mani in tutti gli affari, in tutti gli appalti pubblici e tratta da pari a pari con il potere politico, non meno preoccupante è la crescita delle organizzazioni criminali straniere tanto che per la Dia «il crimine organizzato di matrice etnica costituisce, da tempo, una componente ormai stabile e consolidata nel complessivo scenario criminale nazionale». Le organizzazioni criminali straniere costituiscono spesso l’avamposto di più articolate organizzazioni radicate nei territori di origine, quali l’Africa, l’est Europa, la Cina e anche il sud-America. È inoltre da sottolineare, scrive la Dia, «come sul piano internazionale, queste organizzazioni risultano spesso egemoni nella gestione di intere filiere illecite delle quali possono anche controllare i costi, proponendosi con marcata competitività per stringere accordi e alleanze funzionali a una reciproca convenienza con i sodalizi autoctoni, anche di tipo mafioso»

In Italia la criminalità organizzata straniera risulta prevalentemente costituita da sodalizi extracomunitari, con la sola eccezione della componente romena. In proposito la Dia osserva che, «dai rapporti annuali sui flussi migratori si rileva che in Italia, al 1° gennaio 2022, risultano presenti 3.561.540 cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti. Peraltro, appare utile osservare che il maggior numero di extracomunitari residenti si registra nel settentrione con il 61,7% di presenze, mentre il 24% si trova nel centro Italia e solo il 14,2% risulta stanziale nel Mezzogiorno».

Le organizzazioni criminali albanesi sono sempre più pericolose visto che oltre a collaborare con la ‘ndrangheta possono contare su una vasta rete di persone che vivono nel nord Europa in prossimità dei principali porti mercantili (Anversa, Rotterdam e Amburgo) dove talvolta lavorano regolarmente. Questi gruppi costituiscono una vera e propria realtà criminale visto che sono fornitori di materia prima e corrieri e spacciatori, essendosi radicati in diversi Paesi europei e avendo instaurato rapporti stabili con i trafficanti di droga in ogni parte del globo. La criminalità organizzata albanese tratta da pari a pari con i narcos colombiani e in Paesi come l’Ecuador detta legge ammazzando chiunque si metta di traverso nei loro affari con i narcos messicani. Per la Dia le organizzazioni albanesi «manifestano un’alta pericolosità e una forte incidenza nelle attività illegali, con particolare riferimento al traffico di droga e di armi illegali».

La temutissima criminalità nigeriana, si legge nel report della Dia, «ha replicato nel continente europeo i modelli costituiti in Nigeria a seguito dell’involuzione criminale delle confraternite universitarie (cults) variamente denominate (Eye, Black Axe, Viking, Maphite) che si sono insediate anche in quasi tutte le aree della penisola con presenze più o meno attive». Le attività dei vari gruppi criminali nigeriani spaziano dallo sfruttamento della prostituzione, tratta di esseri umani, immigrazione illegale, spaccio di stupefacenti, frodi informatiche e riciclaggio.

Recenti inchieste giudiziarie hanno riacceso le luci sulla criminalità cinese strutturata per la Dia «secondo modalità essenzialmente gerarchiche, incentrate principalmente su relazioni familiari e solidaristiche». Impossibile o quasi riuscire a comprendere le dinamiche interne visto che «si tratta in particolare di sodalizi chiusi e, quindi, impenetrabili alle contaminazioni o collaborazioni esterne». La criminalità organizzata cinese si occupa di estorsioni e di rapine perpetrate ai propri connazionali, dello sfruttamento della prostituzione, reati finanziari tra i quali il riciclaggio e attività illecite di money transfer, contraffazione, lavoro nero, scommesse clandestine e gioco d’azzardo. Inoltre si occupa di detenzione e spaccio di metanfetamina che per la Dia «è trattata pressoché in regime di monopolio da pusher cinesi».

Non meno pericolosa è la criminalità organizzata sudamericana che opera soprattutto nel nord Italia e, in misura minore, nel Lazio. Non si contano più i fatti di cronaca che vedono le varie pandillas affrontarsi a colpi di machete. Questi gruppi, oltre a essere dediti alla commissione di reati contro il patrimonio e allo sfruttamento della prostituzione, collaborano con altre mafie straniere e talvolta italiane nella gestione dei traffici di droga proveniente dai loro Paesi d’origine.

La relazione della Dia fa emergere come i gruppi criminali balcanici e dei Paesi dell’ex Urss «hanno evidenziato nel tempo la propensione per i reati contro il patrimonio, il traffico di stupefacenti e di armi, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione, il contrabbando e i furti di rame». Le organizzazioni criminali romene sarebbero attive anche nell’intermediazione illecita e nello sfruttamento del cosiddetto caporalato e della prostituzione talvolta in accordo con italiani.

In questo scenario non possono mancare le organizzazioni criminali formate da soggetti provenienti dai Paesi del Medio Oriente e del Sud-est asiatico, che «sono attive principalmente nel favoreggiamento del’’immigrazione clandestina, nello sfruttamento del lavoro nero e nel traffico di stupefacenti, spesso perpetrati unitamente allo sfruttamento della prostituzione». Quant’è il fatturato di queste organizzazioni criminali straniere? Impossibile saperlo, tuttavia il traffico di esseri umani vale 30 miliardi ogni anno solo in Europa ed è lecito pensare che molto di quel denaro arrivi alle mafie straniere (e non solo) nel nostro Paese preso d’assalto da migliaia di disperati che arrivano dal Mediterraneo.

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