La svolta nelle nuove carte dei pm
Dopo lo stop delle feste natalizie, l’indagine sul Qatargate pronta ad accelerare. Rinviata al 3 gennaio la decisione sull’estradizione in Belgio della figlia di Panzeri.

Le festività natalizie hanno consentito una sorta di tregua nell’inchiesta per corruzione della Procura di Bruxelles, il cosiddetto Qatargate. I difensori degli indagati sono infatti in attesa del deposito degli atti dell’indagine, che secondo alcune indiscrezioni potrebbe avvenire in questi giorni. E probabilmente anche le persone non formalmente coinvolte ma i cui nomi sono finiti nelle carte aspettano che si sappia qualcosa di più su cosa hanno in mano gli indagati. Ma per quattro indagati questo è stato il primo Natale trascorso in carcere.

È il caso dell’ex deputato europeo Pier Antonio Panzeri, della sua collega greca Eva Kaili e del compagno (nonché ex assistente parlamentare di Panzeri) Francesco Giorgi e di Nicolò Figà Talamanca, segretario generale della ong No peace without justice, fondata da Emma Bonino.

Per tutti loro infatti le richieste di scarcerazione o di applicazione del braccialetto elettronico sono state respinte. Anche per la Kaili, che aveva motivato la richiesta con l’esigenza di accudire la figlia di 22 mesi avuta da Giorgi. Silvia Panzeri, figlia dell’ex politico (nonché fondatore della ong Fight impunity), ha trascorso le festività ai domiciliari nella sua abitazione milanese di via Castel Morrone, a poche decine di metri dal bar di cui è socio Manfred Forte, l’uomo che insieme alla commercialista Monica Rossana Bellini (per gli inquirenti «consulente» di Panzeri senior) aveva rilevato la maggioranza delle quote della Equality consultancy, fondata dalla Bellini insieme a Luciano e Stefano Giorgi, rispettivamente padre e fratello minore di Francesco.

Salvo imprevisti, la donna trascorrerà nella sua residenza milanese anche il capodanno. Nei giorni scorsi infatti, la Corte d’appello di Brescia ha rinviato al 3 gennaio la decisione sulla richiesta di estradizione in Belgio a suo carico, che sarà preceduta da una ricerca di informazioni sulle condizioni carcerarie in Belgio. Un’opportunità che pochi giorni prima lo stesso tribunale aveva però negato alla moglie di Panzeri, Maria Dolores Colleoni, dando il via libera all’estradizione della donna in Belgio. I legali della donna però, forti anche della decisione presa dal tribunale per la figlia, hanno presentato ricorso in Cassazione e la Colleoni ha trascorso le feste ai domiciliari nella villetta di famiglia a Calusco d’Adda. Natale in libertà invece per il segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati Luca Visentini (sospeso il 21 dicembre dalla sua organizzazione), destinatario di una donazione -ammessa dal sindacalista- di circa 50.000 euro in contanti dalla ong di Panzeri. Visentini è l’unico tra gli arrestati che è stato scarcerato dopo l’interrogatorio.

Natale a casa, ovviamente, anche per i tre eurodeputati citati negli atti dell’inchiesta ma non indagati: l’italiano Andrea Cozzolino e i belgi Marc Tarabella e Maria Arena. Cozzolino (che come i due colleghi si è più volte dichiarato estraneo alla vicenda) sarebbe stato chiamato in causa durante gli interrogatori di Panzeri. Per l’ex eurodeputato Cozzolino oltre ad essere «il parlamentare di cui Giorgi è l’assistente» è anche «responsabile di chiedere risoluzioni d’urgenza». Chiosando poi: «Questo non passa da noi, questo passa direttamente da lui, quindi non conosco bene la base ma so che è successo». Anche Tarabella, politico belga di lungo corso ( è alla quarta legislatura all’euro parlamento e sindaco dal 1994 del piccolo comune di Anthisnes) sarebbe stato tirato in ballo da Panzeri durante i suoi interrogatori. E sia lui che la Arena sono nell’elenco degli euro deputati «amici» del Marocco trasmesso dagli 007 della Sûreté nationale alla Procura di Bruxelles. Forse il deposito degli atti permetterà di capire se e quanto i tre ex colleghi di Panzeri sono effettivamente coinvolti.

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