La flottiglia si assottiglia: giù i dem Il pentastellato e la verde restano
Marco Croatti e Benedetta Scuderi (Ansa)
Arturo Scotto e Annalisa Corrado scendono e cavillano: «Rompere l’assedio va bene, forzare il blocco no. Ma siamo sempre scorta istituzionale della missione». Marco Croatti e Benedetta Scuderi resistono: ora Elly Schlein può essere superata a sinistra.

La Flotilla si assottilla e il campo largo italiano si spacca pure nelle acque internazionali: perdonerete il gioco di parole, ma ieri due dei quattro parlamentari italiani che partecipano alla missione hanno detto chiaro e tondo che appena il gioco si farà duro, loro si faranno da parte. Trattasi di Arturo Scotto, deputato, e Annalisa Corrado, europarlamentare dem, che a Fanpage hanno detto chiaro e tondo che non hanno alcuna intenzione di partecipare a un (eventuale) tentativo della Flotilla di forzare il blocco navale di Israele davanti alle acque di Gaza. La spiegazione è un caso di scuola di equilibrismo dialettico: «Romperemo l’assedio per ripristinare un canale umanitario, ma non forzeremo il blocco mettendo a rischio vite umane», dicono a Fanpage Scotto e la Corrado. «Noi non abbiamo cambiato posizione rispetto a questo», precisa la Corrado, «siamo qui a supporto della Flotilla per dare visibilità mediatica e politica, per fare quella che abbiamo chiamato una scorta democratica con il nostro ruolo istituzionale visto che il governo italiano si è rifiutato di innalzare la protezione agli italiani imbarcati a livello diplomatico, come invece ha fatto la Spagna». E vai di giravolte: «Noi non abbiamo interpretato», aggiunge ancora la Corrado, «la richiesta del presidente Mattarella come una richiesta diretta a noi di scendere dalla Flotilla». Si passa poi alla più raffinata ermeneutica: «Secondo me», arzigogola la Corrado, «è molto importante distinguere tra le espressioni “rompere l’assedio” e “forzare il blocco”. Rompere l’assedio significa cercare di ripristinare i canali umanitari, che il diritto internazionale richiederebbe e che Netanyahu ha bloccato completamente quando ha escluso le Nazioni Unite dalla Striscia di Gaza e dalla possibilità di gestire la distribuzione degli aiuti». «Noi confermiamo la natura umanitaria della missione», sottolinea Scotto, «la nostra funzione di scorta democratica e di accompagnamento della missione. Questa cosa continuerà, ovviamente con le nostre caratteristiche: pur riconoscendo l’illegalità del blocco navale, riscontrata innanzitutto dalla Corte internazionale di giustizia, dalla Convenzione internazionale di Ginevra e da tutte le regole internazionali del diritto del mare, siccome partecipiamo a una missione pacifica e non violenta, non abbiamo nessuna intenzione di forzare il blocco». Verosimilmente, tra oggi e domani le imbarcazioni della Flotilla arriveranno al limite del blocco navale israeliano, e a quel punto Scotto e Corrado ammaineranno le vele. Cosa faranno gli altri due parlamentari italiani al seguito della Flotilla, il senatore del M5s Marco Croatti e l’eurodeputata dei Verdi Benedetta Scuderi? Dal M5s continuano a ripetere che «Croatti decide lui cosa fare». La Scuderi sembra invece avere davvero l’intenzione di andare fino in fondo: «Siamo a un giorno di navigazione dal punto di intercettazione delle precedenti Flotille», dice la Scuderi in un video su Instagram, «stanno iniziando i giorni più intensi della nostra missione. Abbiamo deciso di continuare ad andare perché il nostro obiettivo è creare un corridoio umanitario permanente, di iniziare a far valere il diritto internazionale anche per Israele. Chiediamo il supporto di tutte le istituzioni per applicare il diritto internazionale. Possiamo ancora farlo, non è detto che Israele sia superiore a qualsiasi tipo di norma. È il motivo per cui», conclude la Scuderi, «sentiamo la necessità di andare avanti».

Non poteva mancare la solita polemica su come i giornalisti fanno il proprio lavoro. In questo caso, a finire sulla graticola è Lucia Goracci, inviata del Tg3 in Medio Oriente: «L’altro giorno è stata collegata la Goracci in questa trasmissione», ha detto ieri mattina a Restart, su Rai Tre, il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri, «e ha fatto la negazionista, dicendo che non è vero che sono stati bruciati bambini il 7 ottobre. La Goracci si vergogni». Contro Gasparri sono intervenuti l’Ordine dei giornalisti, l’Usigrai, il Pd, il M5s, Avs, e il Comitato di redazione del Tg3: «I giornalisti e le giornaliste del Tg3», si legge in una nota del Cdr, «si schierano uniti accanto alla collega Lucia Goracci. Sono inaccettabili gli attacchi e la denigrazione nei suoi confronti, soprattutto in sua assenza. Una giornalista che da anni racconta con passione, professionalità e onestà una parte di mondo complessa come quella del Medio Oriente, che cita le fonti di ciò che dice, non deve vergognarsi, né può essere etichettata e diffamata, senza darle lo spazio necessario per spiegare e argomentare le sue affermazioni, che altrimenti, strumentalizzate e avulse dal contesto, possono prestarsi a gravi fraintendimenti». «Lucia Goracci», ha replicato Gasparri, «ha detto, nella trasmissione Restart del 25 settembre, che i bambini bruciati da Hamas in Israele il 7 ottobre del 2023 sono una fake news. Il filmato è a disposizione di tutti, si può guardare. Io ho controbattuto a questa enorme bugia riaffermando la verità. Purtroppo, in quel drammatico 7 ottobre, furono bruciati da Hamas anche dei bambini. Chi lo nega è un negazionista, chi contesta i negazionisti difende la verità. Pertanto, la Goracci ed i suoi difensori dovrebbero scusarsi, non aggredire chi come me difende la verità».

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