- Sentita in commissione, Filomena Albano scarica ogni responsabilità e rinnova la fiducia al coordinamento al centro delle polemiche, a cui andranno 38.990 euro.
- Ieri la prima riunione della «task force» sulla Val d’Enza voluta da Alfonso Bonafede. La Albano attacca il collega laziale Jacopo Marzetti che ne fa parte: «Indipendenza pregiudicata». Poi accusa: «Mancano risorse».
- Già in passato sono stati smascherati i numeri del Consiglio d’Europa. E pure quelli dell’Oms sono dubbi.
Lo speciale contiene tre articoli
Il caso Bibbiano è condensato lì, in due righe striminzite: «Si evidenzia che negli ultimi mesi, il tema della tutela dei bambini in Italia ha interessato l’opinione pubblica per il verificarsi di casi di cronaca che hanno scosso le coscienze». Questo è quanto ha scritto il Garante per l’infanzia e adolescenza, Filomena Albano, in un documento ufficiale datato 29 luglio e indirizzato a tutte le autorità che si occupano di tutela dei minori, al governo, al Parlamento, ai Comuni, alle Regioni e agli organi di informazione. La nota in questione, spiega il Garante, «contiene, in particolare, una serie di indicazioni in materia di riforma del procedimento in materia di responsabilità genitoriale, che viene dettagliato in tutti i passaggi procedurali secondo i principi del giusto processo. Tra di essi la necessità di disciplinare la fase di indagine del pm, quella di assicurare il contraddittorio tra le parti, l’introduzione del curatore e dell’avvocato del minorenne, la convalida degli allontanamenti d’urgenza, l’impugnabilità dei provvedimenti anche se provvisori, termini certi e celeri, la trasparenza nell’individuazione della famiglia affidataria o della struttura di accoglienza». Poi vengono sollecitati «controlli capillari sulle condizioni dei minorenni fuori famiglia, l’introduzione di un regime di incompatibilità per i magistrati onorari e la differenziazione tra soggetti che svolgono compiti valutativi, esecutivi e di controllo».
Sulla carta sono tutte ottime idee. Tuttavia questo documento fa emergere una serie di problemi di una certa rilevanza. Il primo è senz’altro il contenuto del documento. Il Garante dà indicazioni molto generiche, e invece il sistema di gestione dei minori ha bisogno di riforme puntuali, specifiche e rapide. Un esempio su tutti: l’articolo 403 del codice civile, cioè quello che dà la possibilità ai servizi sociali di togliere un minore alla famiglia senza prima passare da un giudice. Il Garante scrive che la convalida dell’allontanamento da parte del tribunale dei minori deve arrivare «entro un termine breve». Che significa breve? Un giorno, due giorni, 15? Forse sarebbe più utile fornire un’indicazione specifica, ad esempio «entro 24 o 48 ore».
Strana tempistica
Ma veniamo al secondo e più grave problema: i tempi. Le raccomandazioni del Garante sono arrivate il 29 luglio. Il caso Bibbiano è esploso alla fine di giugno. Viene da pensare, dunque, che questo documento sia soltanto un modo per levarsi dall’imbarazzo e dimostrare agli italiani che l’autorità che vigila sui minori si dà da fare. La verità è che i drammi del sistema di gestione dei bimbi e dei ragazzini sono noti da tempo. Esiste una relazione della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza pubblicata il 17 gennaio del 2018 in cui vengono snocciolate, punto per punto, tutte le mancanze e le criticità. Possibile che ci sia voluto oltre un anno e mezzo prima di intervenire? Per altro, quella relazione è solo l’ultima di una serie piuttosto lunga. Che cosa ha fatto il Garante in tutto questo tempo?
Di questo si è occupata, proprio ieri mattina, la commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, che ha ricevuto in audizione la Albano e le ha chiesto conto del suo operato. Le è stato domandato perché non sia intervenuta prima, e con più forza. La risposta è stata per lo meno deludente. Il Garante ha fatto sapere di non aver mai ricevuto segnalazioni di abusi sullo stile di Bibbiano, spiegando che, al massimo, tali segnalazioni possono essere arrivate ai Garanti dell’infanzia regionali. Secondo la Albano, il Garante nazionale, non avendo sufficienti sedi distaccate, non può farsi carico di tutto. Beh, magari però sarebbe bastato prestare un poco più di attenzione alle istanze dei Garanti regionali. Sei di loro, a metà giugno, hanno firmato una lettera in cui criticavano pesantemente la Albano. «In tre anni di Conferenza nazionale dei garanti», ha detto il Garante calabrese Antonio Marziale, «Albano si è interessata quasi esclusivamente di minori stranieri non accompagnati, eppure esistono tante altre emergenze e bimbi italiani in gravissimo stato di bisogno».
La convenzione
Molto duro in proposito il leghista Simone Pillon: «Trovo molto grave che il Garante, pur conoscendo almeno dal gennaio 2018 se non da prima le gravissime criticità nel mondo degli affidi – come ad esempio minori strappati ai genitori per ragioni economiche, oppure famiglie autorizzate a incontrare i figli un’ora a settimana, o figli tolti ai genitori e portati ad autolesionismo o al suicidio – non abbia fatto tutto quanto in suo potere per denunciare l’accaduto». Ed eccoci all’ultimo punto dolente. Alla fine di marzo, il Garante ha «promosso un progetto di ricerca, insieme a Cismai e Terre des Hommes, che punta a far luce sui maltrattamenti nei confronti di chi ha meno di 18 anni». Questa convenzione con il Cismai porterà, fra un anno, alla pubblicazione di un «dossier sui maltrattamenti dei bambini e degli adolescenti in Italia». Come abbiamo raccontato nei giorni passati, il nome del Cismai viene tirato in ballo sia nel caso Veleno, sia nei recenti fatti di Bibbiano, sia a Rignano Flaminio. Non che i vertici dell’associazione abbiano commesso reati. Però il Cismai esprime una visione del problema abusi molto precisa e, secondo alcuni, ideologica. Per quale motivo, allora, continuare a stipulare convenzioni con un organismo così discusso e già al centro di tante polemiche? La Albano ha fatto sapere che non intende interrompere i rapporti con il Cismai, anche perché vanno avanti da anni e le sembra giusto mantenere la continuità.
«L’impostazione colpevolista del Cismai», commenta Pillon «era già stata smentita dalle inchieste di Modena e di Rignano. Il nome del Cismai, inoltre, viene più volte collegato a fatti oggi all’attenzione dell’opinione pubblica. Su tutto questo la garante ha rifiutato ogni risposta, limitandosi a parlare di tavoli di lavoro e di sinergie. Le famiglie di Bibbiano attendo risposte serie e dettagliate. E chi risulta anche lontanamente associato a un’inchiesta di tale portata non può continuare a beneficiare del denaro delle convenzioni con l’autorità garante».
Nel corso dell’audizione di ieri, il Garante non ha detto quanto costi la convenzione con il Cismai (nonostante le sia stato domandato più volte). Così ci siamo rivolti ai suoi uffici per chiedere lumi. Ci è stato risposto che la convenzione con il Cismai e Terre des hommes prevede oneri finanziari per 38.990 euro.
«L’autorità garante», dicono i collaboratori della Albano, «ha più volte richiesto la messa a regime di un sistema informativo sui minorenni vittime di violenza, da ultimo con la nota di raccomandazioni del 31 dicembre 2018, rimasta senza riscontro. A febbraio 2019 il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza […] ha insistito nel chiedere all’Italia di istituire un sistema nazionale di raccolta, analisi e diffusione dei dati sulla violenza e sui maltrattamenti nei confronti dei minorenni».
«Il Comitato», sostiene ancora il Garante, «ha raccomandato di utilizzare come punto di partenza la prima edizione dell’Indagine del 2015 curata da Terre des hommes e Cismai. Nell’assenza di un sistema informativo e viste le raccomandazioni del comitato Onu, l’autorità garante a marzo ha avviato la seconda edizione dell’Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti. Affinché i dati siano comparabili e possa essere prodotta una prima serie storica a cinque anni di distanza dalla precedente rilevazione, l’indagine è stata proseguita con gli stessi soggetti».
Francesco Borgonovo
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