«Il Csm che interviene è di parte… Avremo contro metà degli italiani»
Il dialogo tra Francesco Cananzi, leader di Unicost, e Luca Palamara: «Avevamo detto che non era il caso di fare un comunicato sul leghista». «Ma lui non può criticare, a prescindere se il procuratore sbaglia o meno».

Non volevano trasformare Matteo Salvini in San Matteo Salvini. «Martire» accerchiato dalle Procure per aver vietato alla nave Diciotti di sbarcare, con il suo carico di 177 migranti, sulle coste siciliane, e indagato per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio ad Agrigento. Per questo, Luca Palamara e Francesco Cananzi – entrambi all’epoca consiglieri del Csm – si scambiavano preoccupati messaggi su come gestire mediaticamente e addirittura politicamente il caso giudiziario. È il 25 agosto 2018, e Palamara – oggi sott’inchiesta a Perugia per una presunta corruzione – sta lavorando al comunicato stampa con cui il Consiglio superiore della magistratura, sotto la spinta del vicepresidente Giovanni Legnini, lancerà l’offensiva al leader leghista.

Nel tentativo di coinvolgerlo, ne parla a Cananzi che però si dimostra assai scettico su modi e finalità della iniziativa dell’organo di autogoverno. «Ma nn avevamo detto che nn era il caso?», è la prima reazione dell’attuale segretario generale di Unicost. Il pubblico ministero di Roma incassa, e prova a ribaltare il giudizio confidando nella difesa corporativa: «Le ultime dichiarazioni sono inaccettabili… Anche quelli di Area (la corrente di sinistra delle toghe, ndr) sono pronti… E pare anche Galoppi (il consigliere Csm Claudio Galoppi, ndr)». Cananzi non cede, e affonda il colpo proprio sulla solidità del procedimento agrigentino: «Continuo ad avere perplessità anche per l’indagine». È a questo punto che, per uscire dall’angolo, il boss di Unicost chiama in causa il presidente dell’Associazione nazionale magistrati con cui, appena poche ore prima, aveva studiato un piano d’attacco. «Ho scritto anche a Minisci… Ti giro sms… Lui come ministro facesse quello che vuole. Ma deve rispettare l’esercizio della giurisdizione… Anche io ho timore a creare un martire ma un ministro dell’Interno non può permettersi di dire a qualsiasi procuratore della Repubblica quello che deve o non deve fare. A prescindere se il procuratore sbaglia o meno. Mina i fondamentali dello stato di diritto», scrive Palamara.

Un ragionamento che, però, sembra non fare presa sull’interlocutore che sottolinea a sua volta: «Luca io nn sono d’accordo su questa cosa. Sinceramente sono sulle tue posizioni iniziali. Mi sembra che così nn solo lo facciamo vittima ma depotenziamo e inquiniamo l’indagine (quella di Agrigento, ndr). Le frasi (pronunciate da Salvini, ndr) mi sembrano relativamente forti ma non tali da giustificare una pratica a tutela. E comunque ne vedremo di ulteriori certamente». Il consigliere napoletano di Palazzo dei Marescialli suggerisce pertanto di attendere e cercare di governare l’evoluzione della storia: «Il Csm che interviene ora diventa di parte automaticamente e avremo almeno il 50 per cento degli italiani contro. Questo lo si dovrà fare se e quando lo scontro si innalza ma se lo facciamo ora dopo che faremo? È un momento già delicato».

Così propone una soluzione un po’ pilatesca: «La sbrogliasse il governo al suo interno». Una posizione di riluttanza all’assalto giudiziario a Salvini che sembra ricalcare quella espressa, quello stesso giorno, dal procuratore di Viterbo, Paolo Auriemma, in un’altra chat finita agli atti del procedimento umbro (nessuno degli interlocutori di Palamara è indagato). «Mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando. Illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il ministro dell’Interno interviene perché questo non avvenga. E non capisco cosa c’entri la procura di Agrigento. Questo dal punto di vista tecnico al di là del lato politico. Tienilo per te ma sbaglio?», si chiede Auriemma.

Sorpreso dalle dichiarazioni, Palamara risponde di essere sostanzialmente d’accordo con lui ma di dover «attaccare» comunque il capo del Viminale. Suscitando la reazione di Auriemma: «Comunque è una cazzata atroce attaccarlo adesso perché tutti la pensano come lui, tutti… E tutti pensano che ha fatto benissimo a bloccare i migranti che avrebbero dovuto portare di nuovo da dove erano partiti… Indagato per non aver permesso l’ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili. Indifendibili».

Alla campagna stampa contro il capo del Viminale si unirà, come detto, pure Francesco Minisci che, sempre il 25 agosto, invierà questo whatsapp a Palamara: «Ho fatto comunicato. Fra un po’ lo trovi in rete». Un «comunicato duro», come da richiesta dello stesso esponente di Unicost. Il documento, firmato dall’intera Giunta esecutiva centrale, contesta al leader leghista di aver «rilasciato dichiarazioni tendenti a orientare lo sviluppo degli accertamenti con riguardo ai soggetti potenzialmente responsabili». Il sindacato delle toghe sostiene, inoltre, che «nessun altro soggetto può sostituirsi ai magistrati, né suggerire o dettare le strade giudiziarie da percorrere, neanche un membro del governo, che ha il dovere istituzionale di rispettare le prerogative costituzionali della magistratura, che, è bene riaffermarlo ancora una volta, non spreca il denaro pubblico, come è stato dichiarato, ma esercita la giurisdizione applicando la legge in linea con i principi fissati dalla Costituzione». Una vera dichiarazione di guerra che Palamara promuoverà con queste parole: «Bravo Ciccio… Bravissimo». La caccia al leghista è ufficialmente partita.

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