Fico oggi sbraita contro la sanatoria. Però l’ha usata per la villa al Circeo
Roberto Fico (Ansa)

Nella campagna elettorale campana c’è un personaggio che, senza volerlo, sembra vivere in una sorta di commedia politica degli equivoci. È Roberto Fico, l’ex presidente della Camera, candidato governatore. Storico volto «anticasta» che si muoveva in autobus mentre Montecitorio lo aspettava, dopo essere stato beccato con il gozzo ormeggiato a Nisida, oggi scaglia anatemi contro i condoni edilizi, accusando il centrodestra di voler «ingannare i cittadini». «Serve garantire il diritto alla casa, non fare condoni», ha scritto Fico sui social, accusando il centrodestra di «disperazione elettorale». Ma mentre tuona contro le sanatorie, il suo passato «amministrativo» ci racconta una storia molto meno lineare: una casa di famiglia (dove è comproprietario con la sorella Gabriella) è stata regolarizzata proprio grazie a una sanatoria chiusa nel 2017, un anno prima di diventare presidente della Camera.

La vicenda riguarda un immobile a San Felice Circeo, una costruzione degli anni Settanta immersa in uno di quei quartieri di villette stagionali che punteggiano la duna costiera. È uno dei tratti più delicati del litorale laziale, dove la linea di sabbia e i vincoli paesaggistici convivono con un tessuto edilizio nato tra gli anni Sessanta e Ottanta. In quell’epoca si costruiva molto e senza i controlli attuali. Una situazione che si è trascinata nel tempo, lasciando in eredità un intreccio di difformità e pratiche di sanatoria rimaste sospese per decenni. È un territorio splendido e complesso, in cui la storia urbanistica pesa ancora quanto la bellezza naturale che lo circonda. È proprio qui che prende forma la vicenda burocratica che riguarda la famiglia Fico, una storia destinata a durare oltre tre decenni, con un susseguirsi di domande, integrazioni, volture e verifiche tecniche. Un caso tutt’altro che raro sul litorale laziale, ma che pesa alla luce delle posizioni con cui Fico attacca oggi ogni ipotesi di condono.

Le carte parlano da sole: un documento dell’8 agosto 2017 del Comune di San Felice Circeo attesta la richiesta di sanatoria per «opere abusivamente realizzate», in particolare il «cambio di destinazione d’uso da garage ad abitazione». In quella data l’ente pontino rilasciò il permesso di costruire in sanatoria per l’immobile di cui Fico è comproprietario con la sorella, chiudendo una pratica avviata negli anni Ottanta sulla base della legge 47 del 1985, il primo grande condono edilizio nazionale.

All’epoca fu il proprietario originario a presentare la domanda di sanatoria per regolarizzare lavori risalenti agli anni Settanta, tra cui il cambio di destinazione d’uso del piano terra e alcune difformità rispetto alle licenze del 1971. La pratica, però, avanzò lentamente: nel tempo si accumularono integrazioni, aggiornamenti catastali e nuove richieste. Con il passaggio della proprietà agli eredi arrivarono altre planimetrie, certificati e dichiarazioni. Nel fascicolo restano perizie, fotografie, elaborati del 2011 e tutta la serie di pagamenti richiesti dalla legge. Tra condoni ereditati, gozzi che veleggiano con scorta al seguito e autobus che appartengono al folclore politico del passato, Roberto Fico appare un candidato in perenne controcanto: ciò che annuncia va in una direzione, mentre la sua storia ne racconta un’altra.

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