Emiliano si mette a sfidare i giudici: «Parlo soltanto se mi convocano»
Michele Emiliano (Ansa)
  • Il governatore, che non si è espresso pubblicamente, ai suoi collaboratori ha detto che rivelerà la fonte delle informazioni riservate sull’inchiesta contro Alfonso Pisicchio «se e quando me lo chiederà la Procura».
  • Le audizioni sugli scandali pugliesi partiranno a fine mese. Serve più tempo all’indagine sullo scioglimento del Comune di Bari: la decisione rischia di arrivare dopo le elezioni.

Lo speciale contiene due articoli.

Questa volta il passo falso di Michele Emiliano, quello che si sarebbe consumato via Whatsapp con il suo ex assessore Alfonso Pisicchio, commissario dell’Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione finito agli arresti domiciliari in un’inchiesta per corruzione e finanziamento illecito ai partiti, è difficile da giustificare pubblicamente. E il governatore pugliese, infatti, è rimasto in silenzio. Agli uomini del suo cerchio magico, però, qualcosa doveva pur dirla. La giustificazione sarebbe questa: avrebbe scelto di mandare un messaggio per lasciare traccia e se i magistrati lo convocheranno svelerà la fonte che gli avrebbe fornito l’informazione riservata.

Parole che suonano come una sfida lanciata alla Procura, che da qualche settimana sta colpendo forte contro gli uomini più influenti del centrosinistra: Giacomo Olivieri, l’ex consigliere regionale con un passato da diplomatico bulgaro e sloveno e marito di Maria Carmen Lorusso, entrata in Consiglio comunale con l’ipotizzata compravendita di voti con il centrodestra e poi passata al centrosinistra a sostegno del sindaco Antonio Decaro; Sandro Catalfo, marito dell’ex assessore ai Trasporti Anita Maurodinoia (Lady preferenze), finito in un’inchiesta in cui è accusato di essere il promotore di un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale; e, appunto, Pisicchio.

Proprio il caso Pisicchio ora viaggia su due strade parallele: una giudiziaria, con i magistrati che dopo l’interrogatorio di garanzia dell’ex commissario dell’Arti, durante il quale il politico ha raccontato l’aut aut del governatore a poche ore dall’arresto («O ti dimetti o ti caccio»), hanno deciso di affidare a un consulente tecnico informatico gli smartphone sequestrati (al momento dell’arresto l’indagato stava proprio cancellando alcuni messaggi dai suoi telefoni cellulari); e una politica, con il presidente della Regione che ottiene informazioni riservate su arresti ancora da eseguire, le usa per evitare schizzi di fango e non spiega la natura dei suoi canali riservati. La soffiata arrivata al governatore lo metteva in guardia, appena in tempo, su quella inchiesta vecchia di quattro anni che stava «riprendendo vigore». E, così, solo due giorni dopo il deposito dell’ordinanza di custodia cautelare in cancelleria, pronta per essere eseguita, Emiliano avrebbe preteso la testa di Pisicchio, rifiutando qualsiasi spiegazione, e rimpiazzando l’indagato, poche ore prima degli arresti, con un sostituto. Un piano geniale. Se non fosse stato per la decisione di Pisicchio di svelare al giudice che l’ha privato della libertà il dettaglio per nulla secondario in un’inchiesta giudiziaria.

Anche perché ci sarebbe un terzo protagonista della clamorosa fuga di notizie, del quale al momento non si conosce il nome. I pm sono in attesa della trascrizione del verbale di Pisicchio. E solo dopo averlo ricevuto decideranno come si evolverà questo colpo di scena. Gli scenari possibili: i pm potrebbero convocare il governatore per sentirlo come persona informata sui fatti, oppure decidere di acquisire i tabulati telefonici per verificare se tra gli scambi di telefonate ce ne sia qualcuna rilevante. Emiliano, stando al racconto di Pisicchio al gip, avrebbe fatto riferimento a «fonti romane».

Di certo non è la prima volta che il governatore dimostra di essere riuscito ad apprendere notizie in momenti molto delicati delle indagini: cinque anni fa, infatti, disse pubblicamente che aveva contezza (prima che venisse eseguita) di una perquisizione a suo carico nell’ambito di una indagine per abuso d’ufficio. Poi, sempre per marcare la distanza con chi può portargli grane, denunciò formalmente che c’era stata una fuga di notizie. Sempre nel 2019 ma questa volta a Lecce, il nome di Emiliano spunta in una telefonata con un indagato, l’ex senatore e già assessore regionale Salvatore Ruggeri. È Ruggeri a chiamare il presidente. E durante la conversazione Emiliano dice: «È lo stesso reparto della Guardia di finanza che si occupa di tre indagini completamente diverse una dall’altra, non collegate, quindi voglio dire è evidente che ci stanno provando, però non è così semplice con una persona che non ha mai fatto niente di male in vita sua».

Qualche settimana dopo Ruggeri lamenta di essere stato escluso da eventi politici e parla di un certo gossip giudiziario che circola su alcune questioni. Il fascicolo è finito in archivio. E il gip ha spiegato che «le indagini non hanno offerto alcun riscontro su possibili fughe di notizie o interferenze». Mentre il pm nella sua richiesta di archiviazione ha argomentato così: «I contatti telefonici si attestano in un periodo successivo a quello in cui avvenivano le interlocuzioni tra Emiliano e Ruggeri, allorché discutevano di manovre giudiziarie».

Fu disposta anche una consulenza tecnica per verificare se vi fossero iscrizioni sul registro degli indagati che riguardavano il governatore e se qualcuno potesse aver consultato i sistemi informatici delle Forze dell’ordine in modo illegale. Emerse che c’erano due procedimenti a carico di Emiliano, uno del maggio 2018, proveniente da un fascicolo aperto nei confronti di persone non identificate, e l’altro del maggio 2021. In nessuno dei due casi al presidente della Regione erano stati notificati avvisi di garanzia, perché probabilmente erano già stati archiviati. Ma la notizia di cui Emiliano parlò con Ruggeri era parzialmente vera. Le solite «fonti romane».

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