Dal Politecnico alla cricca delle torri
Ansa
L’ateneo milanese forma e dà lavoro a tanti protagonisti delle inchieste sull’urbanistica. Ma chi insegna e progetta spesso approva pure i cantieri: un intreccio rimarcato dai pm.

Il Politecnico di Milano è la facoltà di architettura e ingegneria di riferimento del Paese, un centro di formazione che sforna progettisti, pianificatori e tecnici che siedono – legittimamente – in tutte le stanze dove si decide la trasformazione delle città. È dentro questo circuito virtuoso che, da qualche mese, risuona una nota stonata: una parte di quella stessa comunità accademica compare nelle principali inchieste sull’urbanistica degli ultimi anni.

Non è un singolo episodio, ma ormai un vero e proprio quadro strutturale. Lo mostrano le carte del filone più recente, quello su via Cancano (parco delle Cave) a Milano, in cui i magistrati contestano agli indagati, tra gli altri reati, la lottizzazione abusiva, la formazione di titolo edilizio illegittimo e, per alcuni, anche il falso in atti pubblici. In quel fascicolo la Procura richiama una catena di atti che, secondo l’accusa, avrebbero consentito la demolizione integrale di un’ex fabbrica, la costruzione di tre torri tra i 27 e i 43 metri accanto al parco, qualificando l’intervento non come «nuova costruzione» ma come «ristrutturazione edilizia», con una Scia al posto del permesso ordinario e con una mancata monetizzazione degli oneri di urbanistica. Per i pm questa concatenazione avrebbe comportato un vantaggio economico indebito per il privato, a svantaggio del Comune di Milano per almeno 600.000 euro.

Nel fascicolo Cancano compaiono, secondo gli atti, diversi nomi riconducibili alla comunità del Politecnico: fra gli altri, la professoressa Orsina Simona Pierini, la professoressa Laura Montedoro, la professoressa Chiara Merlini, il professor Piergiorgio Vitillo, la docente a contratto Isabella Sara Inti e il docente a contratto Paolo Mazzoleni, oggi assessore all’Urbanistica a Torino. A questi si affiancano figure che hanno avuto ruoli accademici al Politecnico come Marco Stanislao Prusicki, Gianni Scudo, Alessandro Ubertazzi e Giuseppe Marinoni, citati negli atti per funzioni o pareri resi nelle fasi istruttorie e nelle commissioni Paesaggio.

Per tutti, va sottolineato, vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Ma questo fascicolo non è il solo. Un filone parallelo riguarda la gara per la Beic. Anche qui, secondo le notizie di stampa e le risultanze note dell’indagine, nelle ipotesi di turbativa d’asta compaiono professori di primo piano del Politecnico, tra cui Stefano Boeri, Cino Zucchi, Angelo Raffaele Lunati, Giancarlo Floridi, oltre a Pier Paolo Tamburelli, già docente al Politecnico e oggi a Vienna. Anche qui le condotte contestate sono oggetto di indagine.

In sostanza il Politecnico è diventato il luogo in cui si formano gli urbanisti, gli stessi che, anni dopo, firmano progetti, siedono nelle commissioni, rendono pareri e, in un numero non marginale di casi, finiscono citati nelle carte della Procura quando quelle stesse decisioni diventano materia penale. Secondo i magistrati milanesi non sarebbe una geometria casuale, ma una ricorrenza.

Questo è il punto politico che precede quello giudiziario. Qualunque sarà l’esito dei processi, ciò che le inchieste urbanistiche dicono già oggi è che l’urbanistica italiana, e in particolare quella milanese, è governata da un circuito ristretto e ricorrente di soggetti che occupano, nel tempo, posizioni diverse nello stesso perimetro: aula universitaria, studio professionale, commissione comunale, perizia tecnica, progetto privato, atto amministrativo.

Il fatto che una quota significativa di quei nomi appartenga alla comunità del Politecnico pone degli interrogativi. La domanda non è se quei professori siano colpevoli o innocenti, ma se sia normale che chi insegna come la città va progettata sia anche, stabilmente, chi la progetta, chi la valuta, chi la autorizza e chi, in alcuni casi, viene indagato per averlo fatto. Alla Supsi, la Scuola universitaria professionale svizzera, i docenti coinvolti nelle indagini (come Alessandro Scandurra) sono stati sospesi dall’insegnamento in attesa di giudizio. Al Politecnico, invece, figure come Boeri e Zucchi (oggi interdette dalle commissioni di gara) continuano a insegnare e a valutare gli studenti.

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