Bambina rapita. Nell’indagine finisce un’ex assessore al Comune di Bologna
Susanna Zaccaria (Ansa)
Secondo la Procura, l’avvocato Susanna Zaccaria avrebbe aiutato durante la latitanza una cliente fuggita con la figlia.

È uno dei volti simbolo dell’attivismo femminista, anche perché guida da tre anni la Casa delle donne di Bologna, dopo essere stata assessore alle pari opportunità del Comune del capoluogo emiliano romagnolo. Oggi Susanna Zaccaria deve rispondere dell’accusa di concorso in sequestro di persona e sottrazione internazionale di minore per avere, secondo gli inquirenti, fornito assistenza «consapevole» alla madre della bambina, contribuendo con il proprio ruolo professionale a mantenere la minore all’estero sotto falsa identità e a ostacolare il rientro in Italia. Matilde nasce nel 2011 dalla relazione tra Carlotta Morri (difesa dall’avvocato Francesco Manetti anche lui indagato) e Andrea Palermo (seguito dall’avvocato Valentina Marchesi). I due si separano poco dopo, ma il tribunale stabilisce l’affido condiviso con collocamento presso la madre e incontri protetti con il padre. A fine 2012, però, Morri fa perdere le tracce. Porta via la bambina, cambia città, identità e paese. La giustizia civile e penale prova a inseguirla, ma senza successo. Nel 2016 arriva una condanna definitiva per sottrazione di minore, ma Matilde resta scomparsa e irreperibile. Fino al 2025, quando un’indagine della polizia locale di Milano (coordinata dal pm Cristian Barilli), incrociando spedizioni internazionali, utenze fittizie e intercettazioni, scopre che la bambina viveva a Valencia in Spagna sotto falso nome, isolata dal padre, dalle istituzioni e persino con un’altra identità. A innescare la svolta è anche un servizio televisivo della trasmissione Le Iene, andato in onda il 16 marzo 2025 e dedicato proprio alla misteriosa scomparsa della bambina. Le immagini, le testimonianze e le domande pubbliche lanciate dalla giornalista Nina Palmieri smuovono le acque. Il giorno dopo, 17 marzo, il telefono di Matilde riceve un messaggio diretto dalla redazione del programma. Provano a mettersi in contatto con lei. È il caos. Carlotta Morri, in preda al panico, contatta familiari e amici per cercare sostegno. Si sente braccata, teme l’arresto e il crollo dell’intero castello costruito negli anni. È in quel contesto che spunta il nome dell’avvocato Susanna Zaccaria.

Secondo l’ordinanza firmata dal gip di Milano Tiziana Landoni, Zaccaria avrebbe fornito assistenza legale alla madre latitante, pur ricevendo il mandato da un terzo, Giovanni Azzoni, compagno della Morri , senza le dovute garanzie formali e sapendo che la procura era priva della firma della reale assistita. Ma non solo: in più occasioni, stando agli atti, avrebbe consigliato accorgimenti utili a eludere le indagini, come il cambio di utenze telefoniche e il mantenimento della clandestinità. In un dialogo intercettato all’indomani del servizio de Le Iene, Carlotta Morri parla con sua madre e afferma: «Mi ha chiamato anche la Zaccaria e mi ha detto che se continua così… se continua così a parlare quel pazzo (riferito al padre della minore, ndr)… rischiamo che mi arrestano davvero». Quando la madre le chiede cosa devono fare, Carlotta risponde: «Mi ha detto di togliere tutto, anche i telefoni. Di non usare nulla di quello che abbiamo usato finora. Ha detto che se possono risalire alle chiamate, è un disastro». Anche Giovanni Azzoni conferma agli inquirenti, intercettato durante un colloquio con la sorella Emanuela il giorno dopo la trasmissione delle Iene, il coinvolgimento della legale: «La Zaccaria ci aveva detto già che era meglio non comparire da nessuna parte. Quando c’è stata la trasmissione, lei era preoccupata. Mi ha detto testualmente: “Non esponetevi, la stampa vi può solo danneggiare. Se scoprono dove siete, vi arrestano entrambi”». Non si tratta di una responsabilità marginale. La figura di Zaccaria emerge dalle indagini non come semplice legale difensore, ma come nodo attivo e consapevole in una rete che, secondo l’accusa, ha consentito alla madre di vivere in clandestinità per oltre un decennio, con la figlia al seguito. Un dato che pesa anche alla luce del profilo pubblico dell’avvocata. Zaccaria è stata presidente per anni della Casa delle Donne per non subire violenza, centro storico del femminismo militante a Bologna. È in quel contesto che Carlotta Morri si inserisce, presentandosi come donna in fuga da un uomo violento. Accuse di maltrattamenti, stalking e violenza sessuale che però vengono archiviate nel 2013. Nonostante ciò, la Morri riceve protezione e supporto. Tra i suoi riferimenti principali, secondo la ricostruzione dei magistrati, c’è proprio Zaccaria.

Il procedimento è ancora in corso e Zaccaria, come tutti gli indagati, ha diritto alla presunzione d’innocenza. Ma la questione pubblica è già sul tavolo. Quando chi si fa portavoce dei diritti delle donne oltrepassa il confine tra impegno e ideologia, la giustizia rischia di diventare un mezzo, non un fine. E se la responsabilità civile si sostituisce a quella penale, a pagarne il prezzo, come sempre, è la parte più debole, in questo caso, una bambina. Matteo Di Benedetto, Lega Nord Bologna chiama in causa il sindaco Matteo Lepore e chiede un passo indietro all’avvocato. «La Casa delle donne ha ricevuto nel tempo dal Comune di Bologna centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici». Per questo motivo, continua Di Benedetto, «viste le ingenti risorse pubbliche ricevute dall’associazione, posto tutto il garantismo del caso, ritengo opportuno suggerire alla presidente di autosospendersi fino al chiarimento dell’esito del processo e al consiglio direttivo dell’associazione di proporre questa sospensione dato le circostanze straordinarie».

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