Altra accusa per Matteo Ricci. Spunta il peculato: sette indagati
Matteo Ricci (Ansa)
L’inchiesta si allarga: nel mirino il meccanismo svelato dagli scoop della «Verità».

Lo scoop della Verità, pubblicato lo scorso 25 luglio, sulle cene elettorali dell’ex sindaco Pd di Pesaro, Matteo Ricci, ha portato a una nuova contestazione di peculato e falso, per sette indagati nell’inchiesta per corruzione che ha scosso la politica marchigiana.

Coinvolti, tra gli altri, nelle nuove contestazioni, oltre a Ricci, Massimiliano Santini, all’epoca factotum del dem, Silvano Straccini, direttore della fondazione Pescheria, Massimiliano Amadori, ex capo di gabinetto di Ricci e suo stretto collaboratore anche a Bruxelles, la dirigente responsabile della struttura centralizzata appalti del Comune, Paola Nonni e il giornalista Marcello Ciamaglia.

Al centro del nuovo filone c’è una cena elettorale che si è svolta il 12 aprile 2024 e per cui sarebbero stati utilizzati fondi pubblici. La kermesse era collegata alla candidatura in Europa di Ricci ed era l’atto conclusivo della tournée di presentazione del suo libro «Pane e politica».

Ricci, nel filone principale dell’inchiesta, è accusato dalla Procura di Pesaro di corruzione per aver «richiesto formalmente sponsorizzazioni per conto del Comune a soggetti privati» e aver utilizzato due associazioni private per gestire quei denari a fini elettorali. In base all’ultimo capo d’accusa, parte del costo della cena secondo gli inquirenti sarebbe stato pagato con i soldi della Fondazione Pescheria, interamente partecipata dal Comune, previo accordo con il direttore Straccini.

A svelare l’inghippo era stato l’amministratore della società di catering a cui era stato affidato l’evento, Giustogusto. Il titolare, Marco Balducci, a noi aveva riferito che in cambio di uno sconto aveva ottenuto l’inserimento della sua ditta nell’elenco dei fornitori della fondazione, da cui aveva avuto poi un paio di incarichi. Straccini è accusato anche di falso per la firma di una determina collegata all’operazione. L’imprenditore ha confermato agli investigatori della Squadra mobile e della Guardia di finanza quanto già raccontato a noi.

Lo stesso Balducci aveva identificato come mediatore dell’operazione Ciamaglia. Quest’ultimo è stato, come si apprende da Facebook, «direttore ufficio stampa e comunicazione presso Comune di Pesaro» e prima presso la Provincia, sempre al fianco di Ricci.

L’ex sindaco, Santini, Amadori, Ciamaglia, insieme con la Nonni e un’altra dipendente comunale sono indagati anche perché sarebbero usciti dalle casse del Comune pure i pagamenti per il video-operatore coinvolto nella tournée «Pane e politica», ovvero negli incontri di Ricci con alcune famiglie italiane, il cui resoconto è stato raccolto nell’omonimo libro. La dirigente avrebbe gonfiato i pagamenti del film-maker per altri eventi, così da coprire anche le trasferte collegate al volume. Un impegno che non aveva a che fare con l’attività istituzionale del primo cittadino.

Per quanto riguarda l’inchiesta principale la Procura ha chiesto un’ulteriore proroga delle indagini.

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