Caccia alla prof e coltellate: ecco come il tredicenne ha filmato la sua «vendetta»
La scuola di Trescore dove è avvenuta l'aggressione. Nel riquadro, tre frame dal video postato dal tredicenne che ha accoltellato la sua prof (Ansa)
  • L’ingresso a scuola, il corridoio, la sagoma della docente, l’aggressione e la fuga. Il video (meno di due minuti) trasmesso nel canale Telegram aperto il giorno prima.
  • Il giovane aveva persino pubblicato un testo, forse con il supporto dell’Intelligenza artificiale, dove spiega i motivi della «Soluzione finale»: «L’insegnante mi prende di mira. Stanco di una vita piena di ingiustizie».

Lo speciale contiene due articoli.

Dura un minuto e 53 secondi il video trasmesso mercoledì mattina alle 7.41 su Telegram dallo studente tredicenne che ha accoltellato la sua professoressa di francese, Chiara Mocchi, di 57 anni, davanti a un’aula della scuola Leonardo da Vinci di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Il filmato, che è agli atti dell’inchiesta, ieri mattina ha mostrato in diretta tutte le fasi dell’aggressione alla docente che ha tentato di difendersi e che poi, caduta a terra ferita, è stata nuovamente colpita dallo studente.

Il video, che per quanto verificato dalla Verità non sembra più essere accessibile sull’app di messaggistica, nonostante la minore età dell’autore è stato diffuso, con varie modalità, da numerose testate giornalistiche, in alcuni casi con riferimenti che rendevano identificabile senza troppa fatica il ragazzo, tanto da scatenare le dure prese di posizione dell’Ordine dei giornalisti e della Federazione nazionale stampa italiana. Nel filmato, pubblicato su Telegram dallo stesso aggressore, si vede il ragazzo avvicinarsi a scuola, in strada, poi sulle scale, infine nel corridoio delle aule. Sullo sfondo appare poi la sagoma della professoressa di francese ferita. Si intravede anche la punta del coltello usato dal ragazzo, quindi la sua fuga. Un video drammatico, che ha fatto il giro dei social e che, come detto, è stato poi pubblicato anche da alcune testate.

Il segretario della Fnsi, Alessandra Costabile, ha di fatto invocato sanzioni disciplinari: «Questo è uno dei pochi temi sui quali deve intervenire l’Ordine dei giornalisti, che si occupa della tenuta dell’Albo, della formazione e degli obblighi deontologici dei colleghi. Questi i compiti previsti dalla legge istitutiva per l’Ordine, nessun altro».

E la presa di posizione del presidente dell’Ordine Carlo Bartoli non si è fatta attendere: «La pubblicazione del video dell’aggressione, sia pure con qualche timido taglio o pixelatura, rappresenta un fatto grave», ha denunciato Bartoli, che poi ha aggiunto: «L’informazione non può emulare quanto di peggio troviamo sui social media e in questo caso dare amplificazione a un evento che il ragazzo ha voluto mettere in scena e pubblicare. Ci sono elementi che possono indurre all’emulazione e che devono fare riflettere». «Io credo che in alcune redazioni», ha concluso, «si debba riprendere una riflessione attenta su quelle che sono le carte deontologiche e il ruolo dell’informazione».

Parole durissime, in parte motivate dalle modalità con cui alcune testate hanno raccontato nei loro articoli il video che stavano pubblicando, lasciando riferimenti piuttosto espliciti alla denominazione del canale Telegram aperto dal tredicenne il giorno prima dell’accoltellamento e specificando perfino che il link per entrare nel canale era fissato in alto in un profilo social del ragazzo, anche in questo caso con riferimenti al nome dell’account. Dettagli irrilevanti per la cronaca, ma che espongono il tredicenne al rischio di essere identificato.

Ad aggravare il quadro, quasi certamente, è proprio la modalità di diffusione del filmato, che non è stato solo stato rinvenuto dagli inquirenti sul cellulare del tredicenne, ma che era appunto stato reso pubblico da quest’ultimo. Nel primo caso, al netto della spettacolarizzazione della vicenda, i rischi di rendere il minore identificabile sarebbero stati molto più bassi.

Ma il comitato esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti va oltre e punta dritto sulla diffusione delle immagini e sulla tutela della docente: «La pubblicazione del video dell’aggressione da parte di molte testate, anche autorevoli, è un fatto grave e ignora le norme deontologiche della professione. Riteniamo che il video dell’accoltellamento nulla aggiunga al racconto dei fatti. Quanto accaduto interpella prima di tutto i giornalisti sull’esercizio responsabile della professione e sulla necessità di non cadere nella spettacolarizzazione. Riteniamo, inoltre, che sia necessario tutelare sia i minori coinvolti che la persona gravemente colpita ed evitare il pericolo di emulazione. L’informazione di qualità si misura anche rinunciando alla caccia dei clic».

Sul banco degli imputati rischiano però di finire anche i social network e le app di messaggistica. Interpellato dall’Ansa, Ernesto Belisario, avvocato ed esperto di diritto delle tecnologie ha evidenziato come «questo caso dimostra drammaticamente l’attualità del dibattito giuridico sulla protezione dei minori online». In particolare, il legale evidenzia il fatto che «un tredicenne, verosimilmente esposto a contenuti violenti, ha annunciato un’aggressione su una piattaforma di messaggistica, l’ha trasmessa in diretta e pubblicato contenuti pericolosi, senza che alcun sistema di protezione intervenisse», lasciando quindi i follower del ragazzino liberi di vedere l’accoltellamento in diretta. Per Belisario «questo conferma l’urgenza di un’applicazione effettiva degli obblighi già previsti dal Digital services act per i fornitori di piattaforme, e dà ragione a chi, dall’Australia alle proposte dello Special panel europeo riunito proprio questo mese, chiede restrizioni di accesso ai social per gli adolescenti al di sotto di una certa età», anche per «non lasciare da soli i genitori».

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