Un gip – come quello di Roma, di cui vi abbiamo dato conto ieri – decide di non archiviare un’indagine sulla gestione della pandemia. E noi siamo soddisfatti: è un’ottima notizia. Cercare giustizia è sacrosanto. Specie se le denunce erano partite dai familiari delle vittime di Bergamo, territorio falcidiato dalla prima ondata di Covid; una tragedia che non può passare in cavalleria. D’altronde, è anche e soprattutto grazie a quei combattenti, se sono stati svelati – tra perizie, intercettazioni e interrogatori – alcuni dei più torbidi segreti sulla mala gestione dell’emergenza sanitaria.
Però, non bisogna commettere l’errore di puntare tutte le fiches sui processi penali. Non in nome del garantismo – nessuna delle persone che hanno sofferto invoca le forche. Il fatto è che, a volte, bastano dettagli tecnici perché un reato venga derubricato. Lo si è visto chiaramente nel fascicolo del sostituto procuratore di Roma, che aveva chiesto l’archiviazione per i funzionari coinvolti nell’inchiesta sul piano pandemico e i questionari Oms. L’esempio più chiaro riguarda proprio le autovalutazioni dell’Italia, che, prima del Covid, si dava voti altissimi nelle capacità di prevenzione e controllo di un’emergenza sanitaria. Perché la Procura non ha ravvisato condotte illecite? Perché quei giudizi generosi sarebbero stati attribuiti in «buona fede». Dunque, non potrebbe sussistere la fattispecie del falso.
D’accordo: ma se un Paese, che poi è stato travolto dalla pandemia, ha sempre garantito ai suoi partner dell’agenzia Onu e in Europa di essere prontissimo a fronteggiare minacce alla salute pubblica, evidentemente qualcosa non ha funzionato. Le classi dirigenti, gli scienziati, gli esperti sono stati incompetenti. È questo il vero nodo della questione: quello delle responsabilità politiche e amministrative nel fallimento del «modello Italia».
I tribunali sono un’arma a doppio taglio: eventuali archiviazioni e assoluzioni, in sé, non cancellano gli errori commessi, non giustificano l’insipienza, le bugie, lo scempio dei diritti individuali, la persecuzione dei dissidenti, i rimpalli di colpe, l’uso strumentale della scienza. Ma un procedimento che finisce in una bolla di sapone si trasforma facilmente in un assist ai protagonisti di quelle imprese ingloriose. Dà loro l’occasione di gonfiare il petto e fingere che sia andato davvero tutto bene, come da slogan del governo giallorosso.
È anche per questo che è così importante la commissione parlamentare d’inchiesta. È anche per questo che la sinistra e il duo Conte–Speranza sembrano temerla più delle sentenze dei giudici.
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