- La cantina Baglio di Pianetto ha esordito quest’anno nelle bollicine con il Fushà brut, anche rosato. Nota di merito agli oli extravergini.
- L’ ad di Ciù Ciù Walter Bartolomei: «Crediamo che le bottiglie debbano essere l’espressione più autentica del territorio d’origine».
Lo speciale contiene due articoli.
È la regola delle tre «b» che segna la moda di degustazione dell’estate: bio, bianco, bollicina! Il vino come natura crea è uscito dalla nicchia e si avvia a diventare il più potente motore del mercato delle bottiglie. L’Italia è al terzo posto per consumo: la precede la Germania che ha perso il primato, ceduto alla Francia. Però siamo i primi e migliori produttori di vini biologici del mondo. Con oltre 110.000 ettari di vigna a conduzione bio (quasi il 17% del vigneto Italia) la nostra leadership è indiscussa e ciò che qualifica questa produzione è il fatto che si punta molto sui vitigni autoctoni. Cioè è in grado di offrire vini con espressioni territoriali uniche. Nell’anno della pandemia i biologici sono i soli vini cresciuti: i rossi del 9%, i bianchi del 31, i rosati del 42 e gli spumanti del 65. Boom giustificato anche dal fatto che il bio rappresenta circa il 16% del mercato. Ma da qui a un paio d’anni il traguardo del miliardo di bottiglie bio in Italia è alla portata, anche perché l’export continua a crescere . Per interpretare la tendenza siamo andati in due regioni leader: la Sicilia, che con 36.000 ettari di vigne biologiche ha il record per estensione, e le Marche. che hanno la primogenitura del bio in Italia.
Parafrasando uno spot che ha fatto tendenza si può dire: abitualmente bevo Marzotto. Anche il vino è una questione di stile, di passione, di competenza e di ostinata lungimiranza. È racchiusa in questo paradigma una delle più belle cantine di Sicilia: Baglio di Pianetto. Che è una sorta di favola. Si vuole che il conte Paolo Marzotto – sarà lui a costruire una «dinastia» del vino con le vigne di famiglia che vanno dal Veneto all’Alto Adige, dalla Toscana alla Lombardia, una dinastia che ha aperto il vino italiano al mondo e che ha fatto conoscere all’estero la qualità dei nostri vini e l’unicità dei nostri territori – si sia innamorato del vino proprio a Palermo. Chiese alla madre in dono una bottiglia: ne era affascinato. Promise che non l’avrebbe bevuta se non a 17 anni, ma quella bottiglia svanì. Paolo Marzotto si fece una promessa: un giorno farò quel vino. E così nel ’97 trovò a Pianetto la Sicilia che cercava.
Siamo a pochi chilometri da Palermo, ma qui le arie sono di alta collina, si sentono influssi salmastri, questa è la Sicilia di terra che ha profumi epici. Una terra che ognuno di noi può vivere e di cui può inebriarsi perché Baglio di Pianetto è anche un agrirelais di livello eccelso. Paolo Marzotto dopo qualche anno volle cogliere anche l’anima remota del vino siciliano. Eccolo tra Noto e Pachino là dove Archestrato di Gela nel IV secolo a.C. inventò con i versi dell’Hedipateia l’enogastronomia. Lì sorge Tenuta Baroni, 40 ettari che sono la «culla» del Nero d’Avola. Tornando a Pianetto si comprende solcando i quasi 70 ettari tutti a conduzione biologica della tenuta Santa Cristina Gela che qui la vigna è una manifestazione della natura.
Tutto a Baglio di Pianetto è rispetto per l’ambiente, esaltazione della biodiversità, valorizzazione del territorio e vino come prodotto culturale. Certo c’è anche la coltura che qui appunto è totalmente a conduzione biologica, che trova ausilio nell’energia verde, che si fonda sulla sostenibilità delle produzioni.
Ha un’altra particolarità: la massima espressione delle uve autoctone, quelle che portano nel Dna la Sicilia. Non ci sono solo Catarratto, Insolia, Grillo, ma queste uve sono la cornice si potrebbe dire etnica per altre bacche alloctone come Merlot, Syrah, Petit Verdot, Cabernet che sono state piantate secondo un principio raffinatissimo di zonazione aziendale. Tutti i vini sono un progetto che poggia su quattro pilastri: naturalità, competenza, territorio e passione. Andando anche alla ricerca di nuove sensazioni.
Baglio di Pianetto ha debuttato quest’anno con gli spumanti charmat (fermentazione in autoclave) di eccezionale fascino olfattivo. Il Fushà bianco esalta l’Insolia che qui è vinificata in purezza con sfumature floreali ricchissime, è una bollicina incantevole. La sua sorella in rosa Fushà rosato nasce da uve Syrah ed ha pienezza di rosa e di fragolina. Baglio di Pianetto ha uno stile inconfondibile: i vini hanno bouquet particolarmente ricco e assoluta souplesse. La produzione è ampia; dai monovarietali (Insolia, Catarratto Viognier tra i bianchi, Syrah, Nero d’Avola e un eccezionale Frappato tra i rossi) ai classici (Ficiligno che è Insolia e Viogner, Shymer da Syrah, Ramione Nero d’Avola in purezza, Timeo, un grande bianco da Grillo, ancora due declinazioni di Syrah col Syraco e rosato Baiayasira). Ci sono i due naturali che significa vini non filtrati, senza lieviti aggiunti e ovviamente biologici: Natyr rosso da Petit Verdot e Natyr bianco da Insolia. E poi le riserve: il Cembali che è il manifesto del Nero d’Avola, il Viafranca bianco da Viogner e il Viafranca rosso da Merlot e Cabernet Sauvignon, chiudendo con un vino che è un gioiello rarissimo: il Ra’is Moscato di Noto, un passito che ha armonie barocche e carattere mediterraneo.
Una nota va riservata agli extravergine di oliva. Sono sia una manifestazione di biodiversità (da Biancolella e Cerasuola il Pianetto e da Moresca e Verdella il Baroni) sia un inno alla qualità. Atena donò l’ulivo agli uomini perché fossero sapienti e in pace; anche con la natura. È il sogno di Paolo Marzotto che si è avverato.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >