Mediaset porta la testa in Olanda e beffa i francesi
Ansa
Rivoluzione Mediaset: fusione con la controllata spagnola ad Amsterdam, nuova sede legale. Quella fiscale resta in Italia. Una mossa che indebolisce Vivendi e consente ai Berlusconi la creazione di una tv europea.

Da tempo la famiglia Berlusconi ha lanciato la campagna d’Europa, con l’obiettivo di creare una tv transnazionale, dal passaporto internazionale e capace di fare sinergie oltre allo striminzito mercato italiano. Ieri, dopo un consiglio straordinario di Mediaset e Mediaset Spagna, è stata annunciata la rivoluzione. Entro fine anno nascerà, con sede in Olanda, Mfe, acronimo che sta per Mediaforeurope, appunto il broadcast europeista di cui più volte si è parlato soprattutto all’indomani dell’acquisizione del 10% di Prosiebensat1, una delle principali emittenti private tedesche.

In pratica, i Berlusconi hanno deciso di portare la testa del gruppo ad Amsterdam pur lasciando invariata la struttura italiana che a sua volta continuerà a pagare le tasse al fisco tricolore.

I vantaggi sono infatti di tutt’altra natura. Industriale e di controllo azionario. Innanzitutto, nella nuova Mef, Fininvest (stando alla fotografia attuale) deterrà più del 35% delle quote, mentre Simon fiduciaria, che rappresenta le azioni francesi congelate dalle decisioni dell’Authority, arriverà al 15%, e Vivendi di Vincent Bolloré andrà poco oltre il 7%.

A seguito della fusione ogni azionista Mediaset riceverà un’azione ordinaria Mfe per ogni azione Mediaset detenuta. Ogni azionista di Mediaset Spagna (a eccezione di Mediaset, poiché le azioni detenute in Mediaset Spagna saranno annullate) riceverà 2,33 azioni ordinarie Mfe per ogni azione detenuta. Al di là dei dettagli, appare chiaro che in questo modo Fininvest avrà almeno il 50% dei diritti di voto, e che i francesi fino a ora estremamente ostili a Cologno Monzese si troveranno diluiti e con meno potere. Tanto più che la futura struttura societaria di diritto olandese consente a chi detiene il controllo di maggioranza relativa una maggiore presa. Nei Paesi Bassi, infatti, esistono le «naamloze vennootschap», che tradotto significa semplicemente «società a responsabilità limitata», ma che nei fatti sono strutture ideali per quotarsi in Borsa, molto più flessibili delle Spa italiane – se si vuole operare fuori confine e fare shopping – ma al tempo stesso più rigide se si desidera blindarne il controllo. Al momento della fusione, ogni azionista che deciderà di aderire al progetto targato Cologno Monzese otterrà azioni di classe «A», le quali dopo due anni di permanenze assumeranno la classe «B» e dopo tre anni quella «C». Ciascuna di esse gode di un diritto di voto crescente. Anche se i francesi decidessero di non optare per il diritto di recesso si troverebbero non solo diluiti, ma impossibilitati a scalare il Biscione, a differenza di quanto da tempo stanno cercando di fare qui in Italia. Eventuali nuove azioni peserebbero molto meno in sede di assemblea, e quindi di gestione del potere interno. Non a caso, la stessa scelta è stata fatta in passato da Exor e più recentemente da Cementir del gruppo Caltagirone.

In questo modo Fininvest, la cassaforte di Marina, Pier Silvio e Silvio Berlusconi potrà concentrasi più serenamente sulla rivoluzione industriale da mettere in atto nel prossimo decennio. Senza preoccuparsi più di tanto dei colpi bassi del finanziere bretone.

«Pensiamo che nel tempo questa integrazione in Mediaforeurope porterà ad aumentare gli investimenti produttivi proprio in Italia e Spagna», ha detto ieri Pier Silvio Berlusconi. «E poi lo sviluppo: oggi un broadcaster moderno – una media company -deve investire e avere una presenza rilevante anche sulle nuove piattaforme. Dobbiamo sviluppare una piattaforma a livello degli operatori globali e tutta la nuova tecnologia per la pubblicità del futuro. Unire le forze in maniera concreta ci permetterà di essere più efficienti e investire di più». L’obiettivo sottinteso è che le sinergie già previste possano aumentare in maniera esponenziale con l’adesione al progetto di un terzo o un quarto Paese. Allo stato dell’arte, il Biscione prevede inoltre risparmi e sinergie per circa 100 milioni di euro all’anno al netto dell’andamento dei mercati. Una cifra destinata a crescere proprio se si dovessero sommare altri operatori del settore.

Da parte sua – e dal punto di vista industriale – per Mediaset è necessario sposarsi in Europa contribuendo a lanciare una mega tv europea che si opponga ai media Usa e soprattutto a Netflix, sempre più aggressivo. «ll veloce processo di globalizzazione che condiziona lo scenario internazionale vede infatti gli operatori media europei nella necessità di unire le forze per competere», ha più volte dichiarato Pier Silvio. Mentre ieri Marina ha aggiunto: «Per il gruppo Fininvest questo è il primo passo per la nascita di un broadcaster paneuropeo che anticipa le trasformazioni». Per il Biscione è importante agire adesso, in un momento in cui stanno cambiando gli equilibri industriali e la forza delle società francesi è ridotta dalla flessione economica di Berlino (che dunque fa fatica a sostenere l’asse con Parigi) e dall’aggressività degli Stati Uniti.

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