Nessun rinvio per Ires e Irpef anche se lo Stato ci guadagnerebbe
La Lega propone di spostarle al 30 settembre. Nel 2019 la Ragioneria aveva dato l’ok.

Ci sono circa 270.000 imprese sull’orlo del fallimento e un milione di posti di lavoro a rischio. L’Italia sperimenta sulla sua pelle la più devastante crisi economica in tempo di pace dal 1861 a oggi. Proviamo a esprimerci in maniera più brutale. Se dall’anno prossimo l’Italia tornasse a correre (si fa per dire) al tasso medio di crescita registrato da quando è nell’Eurozona ed escludendo, ovviamente, il catastrofico 2020 (parliamo di uno 0,44% annuo) torneremmo ad avere il reddito del 2007 nel 2050.

Tutto questo però non è sufficiente perché Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri cambino idea e quindi proroghino dal 30 giugno al 30 settembre i termini per versare almeno 10 miliardi di acconti e saldi Irpef e Ires. Ci sta provando – da più di una settimana – il deputato leghista Alberto Gusmeroli, sindaco di Arona (Novara) e vicepresidente della commissione Finanze. Gusmeroli chiede semplicemente che venga ripetuto in questo anno eccezionale e terribile ciò che il governo gialloblù ha fatto l’anno scorso in tempi «quasi normali»: dare cioè alle imprese e ai contribuenti almeno 90 giorni in più prima di pagare. Giusto il tempo di verificare un minimo accenno di effettiva ripresa estiva prima di far svenare i contribuenti. Ma se non ci pensano i 5 stelle a promuovere una dilazione fiscale di cui sono stati involontari e quasi ignari artefici con il Conte 1, figuratevi se ci pensa il Pd. Il partito «straniero» e delle tasse contrario a tutto ciò che è impresa.

I funzionari di Via XX Settembre, secondo i bene informati del ministero, sembrano aver «preso in ostaggio» il governo. Ci sarebbero problemi di liquidità e quindi si lascia perdere l’emendamento 24024 di Gusmeroli che finirebbe per «destabilizzare la programmazione finanziaria del Mef». E i sottosegretari Laura Castelli e Antonio Misiani, usi a obbedir tacendo, manco ci pensano a mettere l’operazione nell’agenda di Gualtieri che, sempre secondo i bene informati di Via XX Settembre, sarebbe pregiudizialmente contrario alla misura. Le imprese e i contribuenti hanno da pagare.

E pensare che il costo per le casse dello Stato sarebbe praticamente nullo. Lo certifica addirittura la Ragioneria generale dello Stato in un parere espresso nel 2019 quando questa manovra è stata effettuata senza particolari patemi. Il perché è presto detto. «Ho recuperato il parere che aveva dato la Ragioneria dello Stato quando l’anno scorso abbiamo prorogato le tasse da giugno a settembre. E ricordavo un costo minimo per una proroga che vale oltre 10 miliardi di euro sollevando tantissime attività economiche e cittadini da un obbligo pesantissimo» sottolinea Gusmeroli, raggiunto telefonicamente. Ed ecco materializzarsi la relazione tecnica del Ragioniere dello Stato secondo cui l’unica cosa da considerare è l’effetto finanziario connesso al «costo figurativo dell’indebitamento dello Stato» per valutare questa manovra. «Stavamo parlando all’epoca di 1,5 milioni di euro» conclude il deputato leghista.

Praticamente nulla perché il Bot a un anno allora rendeva lo 0,075% che «parametrato a tre dodicesimi in ragione d’anno (periodo fissato prudenzialmente tra il 30 giugno e il 30 settembre 2019)» portava appunto il costo effettivo della proroga a poco più di un milione e mezzo di euro secondo la Ragioneria generale. Ma oggi il Bot a un anno ha un rendimento addirittura negativo (-0,133%) e quindi lo Stato dando un sacrosanto sollievo a milioni di imprese piegate dal lockdown ci guadagnerebbe pure potendosi indebitare a un costo negativo.

Peraltro, le banche si strappano letteralmente di mano questi Bot nonostante il rendimento sotto lo zero potendosi indebitare con la Bce a un tasso negativo dell’1%. Lo scorso 10 giugno gli investitori avrebbero infatti acquistato oltre 12 miliardi di Bot a fronte dei 7 offerti dal Tesoro. Tutte cose misteriose o magiche per un Giuseppi duramente provato dagli aperitivi a Villa Pamphili in questi giorni di Stati generali.

Da non perdere

Tagli ai ministeri per calmierare il diesel
I nostri soldi

Tagli ai ministeri per calmierare il diesel

Il governo prolunga la sforbiciata di 17 cent fino al 25 agosto. La misura vale 245 milioni «coperti» dalle riduzioni ai dicasteri. Fuori la benzina. Poi partirà il meccanismo delle accise mobili. Salvini vuole un piano di lungo periodo: «Risorse da chiedere alle banche».