I premi Rc auto che diminuiscono e i circa tre milioni di veicoli non assicurati che circolano in Italia hanno causato un disavanzo nel 2017 di 58 milioni. L’anno precedente è stato di 125: il patrimonio dell’organismo si sta erodendo e ammonta a soli 336 milioni. O il ministero dello Sviluppo economico introduce altri sistemi di tutela o il salvataggio graverà sui cittadini che già contribuiscono con la trattenuta della 2,5% sulla polizza.
Lo speciale contiene due articoli
Istituito 49 anni fa per indennizzare le vittime di incidenti stradali con veicoli non assicurati, il Fondo di garanzia per le vittime della strada si trova in grave difficoltà. Gli ultimi bilanci pesantemente in rosso a seguito di perdite a dieci cifre e il patrimonio che si erode progressivamente hanno portato il Fondo davanti a un bivio: da un lato l’ipotesi di un dissesto irrimediabile con eventuale introduzione di altri sistemi di tutela, dall’altro quella di un salvataggio e rilancio che potrebbe gravare, ancora una volta, sugli assicurati in qualità di contribuenti. La liquidazione dei danni per conto del Fondo è affidata ad alcune compagnie di assicurazione, designate per territorio dal ministero dello Sviluppo economico, le quali ricevono dal Fondo il rimborso degli indennizzi pagati.
Esiste dunque un concreto rischio che decine di migliaia di cittadini che subiscono incidenti a causa di veicoli non assicurati perdano ogni possibilità di tutela? La questione è da tempo sui tavoli ministeriali, ma la situazione è complessa e non è facile trovare una soluzione.
Le entrate del Fondo sono costituite soprattutto dai contributi che le imprese di assicurazione versano alla Consap, società concessionaria dei servizi assicurativi pubblici, che lo gestisce. Il contributo è oggi pari al 2,5% dei premi assicurativi incassati dalle compagnie, per un totale di 315,5 milioni di euro nel 2017 e il suo costo si riverbera, ovviamente, sui premi pagati dagli assicurati. Il dissesto del Fondo è attribuibile sostanzialmente a due cause: la riduzione pressoché generalizzata dei premi Rc auto degli ultimi anni e l’incredibile numero di 2,8 milioni di veicoli effettivamente circolanti sulle strade privi dell’assicurazione obbligatoria. Secondo la stima delle compagnie designate, l’ammontare dei danni non ancora definiti al 31 dicembre 2017 ammonta a 3 miliardi di euro.
Le ulteriori entrate straordinarie del Fondo, i proventi finanziari e le sanzioni comminate non riescono ad arginare il fiume in piena delle uscite. Nel 2017 il Fondo ha erogato 64.000 indennizzi per un totale di 327,5 milioni di euro, realizzando un disavanzo gestionale di 58 milioni di euro che si aggiunge a quello di 125 milioni di dell’anno precedente. Di anno in anno il patrimonio del fondo si è ridotto ormai a poco più di 336 milioni di euro. Il problema è strutturale, dunque e la stessa Consap ha individuato alcune ipotesi di intervento per fronteggiare quello che nel suo piano industriale 2018-2020 viene definito «il non episodico squilibrio economico del Fondo».
Si tratta di interventi di carattere gestionale, finalizzati all’efficientamento dei processi operativi e dell’attività antifrode e all’intensificazione delle verifiche sull’efficacia delle prassi di liquidazione adottate dalle compagnie designate, ma anche – e sarebbe una novità – della vendita dei crediti vantati nei confronti dei responsabili dei sinistri non assicurati. Il recupero di questi crediti, un tempo effettuato dalle imprese designate, è oggi affidato all’Agenzia delle entrate. Sono inoltre allo studio ipotesi di diversificazione delle convenzioni con le compagnie sulla base della valutazione del rischio di frode nei territori loro affidati e anche una differenziazione della remunerazione dei servizi svolti.
Anche sul piano normativo la Consap avanza delle proposte, come quella di inasprire le sanzioni per i veicoli non assicurati e di limitare i soggetti aventi diritto alle prestazioni del fondo. Con tutta evidenza si tratta di interventi non sufficienti, da soli, a riportare il Fondo in una situazione di equilibrio, ma, come lo stesso ente gestore ha rilevato nel piano industriale 2018-2020, «nell’ambito delle iniziative poste in essere per contenere i presumibili futuri disavanzi legati al suddetto squilibrio strutturale, Consap ha inoltre chiesto al ministero dello Sviluppo economico l’innalzamento, fin dal 2018, dell’aliquota contributiva al 4%».
Si tratterebbe di un provvedimento che ricadrebbe sulle spalle degli assicurati, ancora una volta chiamati a farsi carico delle inefficienze di un sistema a gestione pubblica. Il Mise ha però risposto negativamente, confermando anche per l’anno 2018 l’aliquota del 2,5%, rinviando così ulteriormente la soluzione del problema. Certo è che se non si dovesse invertire l’attuale tendenza, il rischio che il patrimonio del Fondo possa subire ulteriori erosioni appare concreto.
A margine del fenomeno degli incidenti con auto scoperte da assicurazione è nato un business commerciale per le imprese di assicurazione. Sono molte, infatti, le compagnie che, al costo di poche decine di euro, propongono ai propri assicurati l’inserimento nella polizza Rc auto di una garanzia che copre proprio i danni subiti in caso di sinistro con veicoli privi di assicurazione.
Lo sviluppo di questo fenomeno ha suggerito un’altra ipotesi per la soluzione del problema: siano le compagnie di assicurazione a farsi carico del costo dei sinistri con veicoli scoperti da assicurazione. La tesi è sostenuta da alcune rappresentanze dei consumatori e degli agenti di assicurazione e parte dalla considerazione che, a fronte di utili miliardari realizzati in Italia (6 miliardi di euro nel 2017), le imprese, piuttosto che farne un business, potrebbero sopportare l’onere dell’introduzione, in ogni polizza, di un’adeguata garanzia per i sinistri con veicoli non coperti da assicurazione. Certamente la situazione è destinata a evolversi e sarà il Mise a giocare un ruolo fondamentale a partire dalla determinazione del contributo per il 2019.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >