Zingaretti dice sì all’ammucchiata. Il programma: Europa e porti aperti
  • Il partito vota per acclamazione a favore della trattativa. Il segretario boccia un Conte bis e stila cinque vaghi punti programmatici. Previste l’«appartenenza leale all’Ue» e una «svolta nella gestione dei migranti».
  • L’accusa del Viminale: «Modificati martedì i compiti per chi pattuglia le frontiere». Litigio Lega-M5s: «Fu Matteo Salvini a volerlo», «Falso, è la prova dell’intesa con il Pd».

Lo speciale contiene due articoli

«L’unico ostacolo alla nascita del governo Pd-M5s è Nicola Zingaretti». «Allora dureranno dieci anni». Lo scambio di battute (…) il segretario del Pd ha aperto, anzi spalancato, le porte al governo giallorosso. La relazione di Nicola Zingaretti in direzione nazionale è stata approvata all’unanimità per acclamazione: «Siamo pronti», ha detto Zingaretti al termine dell’assemblea, «per riferire al presidente Sergio Mattarella la nostra piena disponibilità per verificare le condizioni per un governo di svolta utile a questo Paese in un momento difficile della sua vita democratica, economica e sociale».

L’Iva

Zingaretti ha ricevuto il mandato del partito a trattare con il M5s, sulla base di sei punti: «appartenenza leale all’Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del Parlamento; sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione dei flussi migratori, con pieno protagonismo dell’Europa; svolta delle ricette economiche e sociali, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti; evitare l’inasprimento della pressione fiscale a partire dalla necessità di bloccare con la prossima legge di bilancio il previsto aumento dell’Iva».

Sostanzialmente, il nulla scritto bene: a parte il passaggio sul «cambio della gestione dei flussi migratori», si tratta di condizioni che sarebbero agevolmente accettate da qualunque partito politico. Zingaretti ha dovuto superare pochissime resistenze interne, ovvero quelle dei suoi fedelissimi non parlamentari, che sperano nel voto a ottobre per conquistare la poltrona a danno della pattuglia di deputati e senatori attuali, scelti da Matteo Renzi. Oggi alle 11 Zingaretti salirà al Colle insieme ai capigruppo alla Camera e al Senato, Graziano Delrio e Andrea Marcucci, per le consultazioni con Mattarella, al quale dirà che il Pd è pronto a sostenere un nuovo governo di legislatura.

«È un dovere», ha sottolineato Zingaretti, «dare la disponibilità a verificare se esista la possibilità di dare vita a una nuova maggioranza parlamentare in grado di dare risposte vere e serie ai problemi del Paese. Nessun accordicchio sottobanco, non accetterò sospetti sul mio operato». «Discontinuità», ha aggiunto Zingaretti a La7, «vuol dire che ovviamente non vogliamo e non possiamo entrare in un governo che propone il Conte bis, il proseguimento di un governo che abbiamo combattuto. Tutti si facciano carico della necessità di avviare un nuovo governo».

Soltanto un irrigidimento del M5s sulla riconferma di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, a questo punto, potrebbe chiudere anzitempo il dialogo tra pentastellati e piddini. Anche e soprattutto in quest’ottica, avanza prepotentemente l’ipotesi di un incarico a Roberto Fico, presidente della Camera e dunque figura istituzionale. Fico a Palazzo Chigi libererebbe la poltrona di presidente di Montecitorio per Dario Franceschini, grande sponsor dell’intesa giallorossa.

Molto spinosa una ipotetica riconferma al governo di Luigi Di Maio, che potrebbe magari essere ridimensionato spacchettando di nuovo il ministero del Lavoro da quello dello Sviluppo economico. In uscita Danilo Toninelli, Sergio Costa, Elisabetta Trenta. Giovanni Tria potrebbe essere riconfermato all’Economia, se questa soluzione verrà caldeggiata da Mattarella. Per quel che riguarda il Pd, il pressing per far assumere a Paolo Gentiloni la carica di ministro degli Esteri sembra destinato al fallimento: l’ex premier gradirebbe la nomina a commissario europeo, mentre alla Farnesina potrebbe andare Conte. I nomi «caldi» per entrare a far parte della squadra sono quelli di Andrea Orlando, Graziano Delrio, Lorenzo Guerini, Paola De Micheli (vice di Zingaretti), Raffaele Cantone. Il Viminale? Il post Matteo Salvini dovrebbe essere affidato a una figura non politica, come il capo della polizia, Franco Gabrielli.

Matteo Renzi da parte sua conferma che non entrerà a far parte del governo, come anche Maria Elena Boschi, ma c’è da giurare che i renziani avranno ampio spazio soprattutto tra i sottosegretari. La giornata di ieri ha visto già numerosi schemi di spartizione delle poltrone governative di seconda fila, con tanto di probabili deleghe.

Le lodi di Gentiloni

«Il Pd unito attorno a Nicola Zingaretti», ha twittato ieri il presidente del partito, Paolo Gentiloni, «è una buona notizia». Soddisfatto anche Dario Franceschini: «La direzione Pd all’unanimità», ha scritto Franceschini, «sceglie la via della responsabilità di fronte al Paese. Ora Zingaretti ha la forza di un partito unito con cui può iniziare un dialogo limpido e chiaro con il M5s per cercare di dare vita a un governo di svolta». «È chiaro», ha dichiarato il capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, «che con il M5s ci sono dei contatti. Io non sono abituato a dire bugie, sono cose molto all’ordine del giorno. Abbiamo parlato con Leu, abbiamo parlato con il gruppo misto. È chiaro che si cerca di fare un ragionamento». La direzione del Pd tornerà a riunirsi domani, al termine del primo giro di consultazioni al Quirinale.

Carlo Tarallo

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