Sostegno alle madri che lavorano. Confermati taglio del cuneo e tre scaglioni Irpef, ma per molti addio detrazioni. Fondi per il ponte sullo Stretto, il canone Rai in bolletta scenderà a 70 euro. In pensione con Quota 104 ibrida, cancellate Opzione donna e Ape sociale. Sale a 2.000 euro il contributo degli stranieri per accedere al servizio sanitario: scoppia la polemica.

Nella manovra il governo vara un pacchetto di incentivi alla natalità per combattere l’inverno demografico che l’Italia attraversa ormai da anni. «Oltre ai provvedimenti dello scorso anno, che confermiamo, aggiungiamo altre tre misure per un ulteriore miliardo di euro. Aggiungiamo in particolare un altro mese di congedo parentale retribuito al 60%, aumentiamo in modo significativo, di circa 150-180 milioni, il fondo per gli asili nido. Il nostro obiettivo è dire che dal secondo figlio l’asilo nido è gratis. Ma la misura più significativa di queste misure per un miliardo di euro è che le madri con due figli o più non pagheranno i contributi a carico del lavoratore. La quota sarà pagata dallo Stato, ovviamente con dei limiti», ha spiegato ieri il premier, Giorgia Meloni, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. Tra le misure della manovra c’è quindi il sostegno alla natalità e alle famiglie numerose, con la gratuità del nido per i secondi figli e gli sgravi per le aziende che assumono madri con almeno due figli. In favore delle famiglie numerose e per alzare il tasso di natalità sono destinate risorse pari a 1 miliardo di euro.

Quello che la Meloni ha presentato come il provvedimento più importante è la decontribuzione per le mamme dal secondo figlio: non pagheranno la loro quota contributiva. Il senso del provvedimento è anche chiarire che «una donna che mette al mondo almeno due figli ha già offerto un importante contributo alla società, e lo Stato cerca di compensare pagando i contributi previdenziali». In particolare, ha precisato in una nota il ministero dell’Economia e delle finanze, «la decontribuzione assume un volto nuovo con riferimento alle donne lavoratrici, prevedendo che la quota dello sgravio sia pari all’intera quota dei contributi a carico delle lavoratrici stesse, per un anno se hanno due figli fino all’età di 10 anni del più piccolo e permanente per quelle che hanno 3 figli fino ai 18 anni del più piccolo», ha poi precisato in una nota il ministero dell’Economia e delle finanze.

Facciamo degli esempi pratici partendo da una premessa: il 9,19% è la percentuale di contribuzione che lo Stato va ad integrare sul valore di prelievo contributivo sul lordo totale. Considerando questo punto tecnico, vediamo l’impatto sugli stipendi netti. Prendiamo una lavoratrice che prenda uno stipendio di 2.000 euro netti, in busta paga si ritroverà con 2.300 euro. Se lo stipendio netto è di 1.700 euro, se ne ritroverà 1.900. Ipotizzando che percepisca 900 euro netti, e considerata anche in questo caso la quota dei contributi sul lordo complessivo integrata dallo Stato (80 euro), domani ne avrà 980. Se invece prende 1.450 se ne ritroverà 1.620. La mossa è coerente con le promesse fatte dalla Meloni per combattere il calo demografico. Il problema, però, è che il governo sta usando fondi destinati ad abbattere le tasse, che sono per il solo 2024. In sostanza, annuncia interventi strutturali con fondi di copertura che strutturali non sono. E con di fronte uno scenario macroeconomico che diventerà sempre più complicato.

Ma torniamo alle misure annunciate ieri. Al congedo parentale già previsto, sia per mamme sia per papà, si aggiunge un ulteriore mese utilizzabile fino a 6 anni di vita del bambino retribuito al 60%. Nelle parole del premier restano poi confermati gli altri mesi con indennità al 30% e l’indennità all’80% prevista dalla legge bilancio 2023 per un mese di congedo parentale entro il sesto anno. Sono stanziati 150 milioni di euro circa per il Fondo asili nido per avvicinarsi all’obiettivo di assicurare asilo nido gratis dal secondo figlio in poi. La Meloni ha ricordato un principio dichiarato sin dalla campagna elettorale: «Più assumi meno paghi». E per questo, ha detto il premier: «Per le imprese introduciamo una super deduzione del costo lavoro per chi assume a tempo indeterminato: il 120%, che arriva fino al 130% per chi assume mamme, under 30 percettori del reddito di cittadinanza e persone con invalidità». «Il principio per le aziende è che più alta è l’incidenza dei dipendenti in rapporto al fatturato, meno tasse si devono allo Stato. Si sostituisce alla decontribuzione che era prevista per giovani e donne ma si aggiunge alla decontribuzione per chi assume nel mezzogiorno prevista nel decreto sulla Zes», ha aggiunto il premier. Aumenta l’assegno unico e universale per il terzo figlio, almeno fino all’età di 6 anni. È allo studio la gratuità del bollo auto per i nuclei familiari numerosi.

«Sui fringe benefit l’anno scorso siamo interventi in maniera significativa, quest’anno lo rendiamo strutturale con modifiche per il 2024: portiamo il tetto a 2.000 euro per i lavoratori con figli e a 1.000 euro per tutti gli altri», ha poi aggiunto la Meloni. Un lavoratore dunque potrà fare richiesta al suo datore per benefit che non vengono tassati né per l’azienda né per il lavoratore.

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