La rabbia dei lettori
Orazio Schillaci (Imagoeconomica)

Pubblichiamo la settima parte delle email ricevute in redazione legate alla vicenda del Nitag.

Il primo errore con Schillaci fu nominarlo

Per quanto riguarda le scelte di questi giorni fatte dal ministro Orazio Schillaci, su cui si sono giustamente sollevate polemiche, volevo dire la mia opinione. Già a suo tempo sulla sua nomina a ministro della Salute mi sono sorti dei forti dubbi per il fatto che durante il periodo pandemico si era espresso a favore dell’obbligo vaccinale e del green pass. Secondo la mia opinione la scelta non fu opportuna, ma andava incaricato un medico al di fuori delle convenzioni e non allineato. Si deve dimettere perché’ non ha avuto coraggio nelle sue scelte e ha fatto marcia indietro sulle sue decisioni per pressioni imposte dall’alto. Va nominato un personaggio al di fuori dalle lobby farmaceutiche anche per dare un segnale di cambiamento e di rottura con il recente passato pandemico.

Simone Modesti

Se non si dimette, provi agli elettori la sua autonomia

«Non mi dimetto!», fa sapere il ministro Orazio Schillaci. In questo caso, ministro, dia prova di completa autonomia dal Capo dello Stato, dai condizionamenti dell’esercito di ossessionati dall’obbligo vaccinale. Si prenda una spettacolare rivincita, anche per riacquistare la fiducia e la stima degli italiani. Basta con il Nitag! Il ministro della salute è lei! Costituisca un Comitato per la quantificazione e il riconoscimento degli esiti avversi, e delle morti improvvise, correlate al vaccino. L’obbligo vaccinale non funziona più! Gli allarmismi dei «becchini» non fanno più presa! I pupi siciliani stanno bene in Sicilia.

Nicla Nugnes

Ricordo a Meloni le sue parole: «Io non ricattabile»

Signora Meloni, lei è contro un rimpasto di ministri (ricordo che due sono stati cambiati). Si dice che Schillaci sia blindato, ma rammento la sua espressione: «Non sono ricattabile».

Giuseppe Passeri

Fuori il ministro gradito a Schlein e dentro Frajese

La crisi è sempre un’occasione: per cambiare, per migliorare. Via l’inutile Schillaci (piace a Elly Schlein, serve dire altro?) e avanti con Giovanni Frajese. A tutti quelli che potrebbero obiettare, in nome della fede nella scienza, basterà fare le seguenti domande: se l’obbligo vaccinale e il green pass servivano per fermare e prevenire il contagio, perché i vaccinati con il certificato verde si contagiavano e contagiavano? Se i fedeli della scienza volevano tutelare la salute pubblica, perché non si sono fatti un tampone al giorno, a garanzia della non contagiosità, visto che il vaccino non proteggeva dal contagio? Infine, anziché puntare il dito contro i no vax, fatevi un esame di coscienza su come avete impedito a milioni di persone di salire sui mezzi pubblici e lavorare, tutto in nome delle bufale di un uomo della finanza. Certi dittatori del passato sarebbero orgogliosi di voi.

Naida S.

Eppure Mattarella mai è intervenuto in difesa di Giorgia

Confermo che esisto. In merito al vostro articolo secondo cui il presidente della Repubblica avrebbe blindato Schillaci, mi sovvengono alcune riflessioni. Il nostro autorevole presidente, custode dei valori e principi della Costituzione, non ha proferito parola né è intervenuto a difesa del presidente del Consiglio dagli attacchi volgari di certi politici e alcuni rappresentanti di organi dello Stato. Non sapevo che sapesse anche di medicina. Diceva il grande Giulio Andreotti: «A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende». Sono un ex democristiano. Bei tempi.

Eugenio Grignaffini

Stakeholder? Conta l’interesse dei cittadini

Riscrivo dopo alcuni giorni di riflessione per due motivi: il primo è per confermare che la lettera da me spedita via email e pubblicata da questo giornale è autentica, alla faccia dei soliti mentecatti che lo mettono in dubbio; e poi per sottolineare la gravità del caso Schillaci. Il ministro non è adeguato perché ha ceduto alle pressioni esterne, sia mediatiche che dei lobbisti portatori di interesse (quelli che lui definisce stakeholder!). Mi domando e domando al primo ministro Meloni: questi portatori di interesse sono di natura economica, ma noi italiani non votiamo per decidere chi rappresenta i nostri di interessi? Cara Meloni, dia un segnale agli italiani almeno sulla sanità: porti gli interessi dei cittadini e della loro salute e tolga di mezzo persone pagate dalle case farmaceutiche.

Lorenzo Ravara

I nostri difensori della scienza si leggano Popper

Sono un lettore (ed elettore) arrabbiato, talmente «falso» che vi lascio tutti gli estremi della mia abitazione a Soverato. Non mi è mai capitato di assistere a un paradossale «show» (ora in difesa di Schillaci) di tanta ignoranza scientifica quanta ne hanno esibita in questi giorni gli improvvisati e presuntuosi difensori della scienza. Un frullato di supponenza e incompetenza. E così non si sono mai degnati di sapere cosa ne pensasse un certo Karl Popper. Ignorano che la scienza non fornisce mai certezze definitive o verità eterne, le sue risposte non sono che affermazioni in umile attesa di smentite. Sì, di smentite, perché la validità di un’affermazione scientifica dovrebbe essere convalidata da infinite conferme, mentre può essere annullata da una sola smentita (la falsificazione popperiana, appunto). La scienza si nutre di dubbi e progredisce per correzioni di errori e imprecisioni o con il superamento di conoscenze già acquisite. Il dubbio metodico sta a fondamento del metodo scientifico. Schillaci, se vuole salvarsi, ha un’alternativa: promuovere un convegno di scienziati veri, senza tessera di appartenenza, o dimettersi da ministro.

Salvatore Ciurleo

L’ex rettore può scambiarsi con Gemmato

Dopo aver letto l’articolo a firma di Sarina Biraghi che descrive una situazione di criticità ancora più grave e delicata di quanto da me anche solo ipotizzato, ho partorito le seguenti idee. La prima è: se fosse vero che Orazio Schillaci avesse manifestato prima dell’affaire Nitag una certa stanchezza, potrebbe scambiarsi di ruolo con l’attuale sottosegretario alla Salute, il farmacista e politico di Fdi Marcello Gemmato, in modo tale da evitare il cosiddetto rimpasto. Dopotutto, un farmacologo potrebbe capirne di più in farmacologia rispetto ad un medico. La seconda idea sarebbe quella – e questa ipotesi riguarda in primis voi della Verità – di indagare come si siano attivati riguardo l’analisi del periodo pandemico e degli eventi avversi da vaccinazione tutti (tutti!) gli altri Paesi della Ue, la Gran Bretagna, gli Usa e il Canada. Tale lavoro, certamente non semplice e che necessariamente potrebbe richiedere qualche puntata, potrebbe evidenziare eventuali differenti approcci metodologici posti in atto da tutte le altre democrazie occidentali e preparare il terreno a eventuali iniziative governative di cooperazione con altre autorità scientifiche e scienziati indipendenti di altre nazioni ulteriori come Israele, Giappone, Australia e Sud Africa. Il tutto per riaffermare la necessaria indipendenza del pensiero scientifico rispetto alla politica. Dopotutto, davvero non si comprende tanta antiscientifica ostinazione a non sottoporre ad analisi ciò che è avvenuto perché, secondo il pensiero unico, «è andato tutto bene».

Sandro Menzio

Chi osa pensare fuori dal gregge fa grandi i Paesi

Da quando La Verità ha inserito una rubrica dal titolo La rabbia dei lettori, qualcuno sostiene che le firme sottostanti le lettere siano fittizie, inventate dal giornale stesso. La cosa è alquanto interessante e al tempo stesso preoccupante. Interessante perché qualcuno ha finalmente capito che quanto è accaduto con l’azzeramento del Nitag da parte del ministro della Salute, Orazio Schillaci, non è sfuggito. Preoccupante perché non solo si sottovalutano i cittadini che non seguono il pensiero unico, ma grave è pensare che un giornale come La Verità possa addirittura fingere che un pinco pallo scriva ciò che pensa su un argomento. La storia ci insegna che sottovalutare i cittadini, sottovalutare la loro intelligenza e preparazione culturale, è un grave errore da parte della politica. È vero che se un Paese ha cittadini «ignoranti», dal dizionario «colui che ignora», può essere meglio indottrinato, abbindolato. È indubbio che qualche politico in Italia ancora pensa che gli si possa raccontare qualsiasi storia e che tutti accettino la novella. Il pensare diversamente dal gregge, porsi delle domande, fare critica, fa grande un Paese!

Sabrina Osella

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