«Grandi titoloni sulle possibili e potenziali influenze russe sulle elezioni italiane ma guarda caso nessuno si preoccupa delle attuali e già presenti influenze sulle elezioni italiane da parte del Financial Times e di tante altre testate nazionali e internazionali manovrate dalla finanza internazionale e dai poteri forti».
Il caso Vannacci e l’ombra delle influenze russe
Il complottismo finanziario mancava nel registro di Roberto Vannacci, ma riflettendoci, avvicinandosi i giorni di Cernobbio, ci sta l’idea di rivolgersi anche a quella fetta di mercato elettorale che ama le teorie cospirazioniste che pure fecero il successo del Movimento 5 stelle dei primi anni.
Nelle stesse ore Lady Vannacci, Camelia, pubblica un video sui social mentre, mascherata da signora russa con tanto di babushka in testa, brinda con la vodka alla «madre Russia» ironizzando sul tema che in questi giorni sembra aver acceso il dibattito politico: Roberto Vannacci è una spia russa? Difficile rispondere con certezza, certo è che sull’equivoco lui stesso ci scherza. L’obiettivo è sempre lo stesso: purché se ne parli. Non importa quanto alzare il tiro.
L’allarme del Copasir sulle ingerenze straniere
A ogni modo il sospetto che ci siano legami è di molti ma il tema è molto più ampio e non riguarda solamente Vannacci, che naturalmente cavalca la notizia per accaparrarsi facili consensi. Quello delle ingerenze straniere, non solo russe, è un tema serio. E non è affatto nuovo.
Torna alla ribalta perché il Copasir ha chiesto una nota informativa per la prossima settimana dopo che si è diffusa la notizia che il drone di Lipsia sarebbe stato piazzato da un bielorusso che possedeva un visto italiano. Elemento per cui il Pd ha chiesto spiegazioni al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che in questi giorni continua a ripetere: «La guerra ibrida c’è, è in corso, lo ripeto, il pericolo che si cerchi di influenzare il voto nei Paesi europei è consistente».
Rischio disinformazione per le elezioni italiane
L’allarme c’è ma non ci sono elementi. Per il momento almeno. L’attenzione è cresciuta dopo l’arresto, lo scorso luglio, di due ex agenti dell’Aisi che cedevano, in cambio di denaro, informazioni alla Russia. «Il tema delle possibili intromissioni, delle attività di disinformazione attraverso vari canali, è un rischio più volte testimoniato in numerosi momenti elettorali di diversi paesi.
Anche l’Italia non è immune da questo rischio», ha commentato ieri il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, rispondendo a una domanda sull’ipotesi di interferenze russe nelle elezioni politiche italiane. «Non va drammatizzato – ha precisato Guerini – ma occorre mantenere alta l’attenzione ed è quello che viene fatto, anche da questo punto di vista, dai nostri servizi».
Guerra ibrida: non solo Russia, l’ombra della Cina
Spionaggio e controspionaggio, una novità? Affatto, ma con una guerra in corso e le elezioni alle porte, anche questi argomenti possono essere sfruttati politicamente. Quando arriva il voto, tutto è politica e in politica, lo abbiamo visto, vale tutto.
Eppure la guerra ibrida è una cosa seria: cybersicurezza, banche dati, Intelligenza artificiale, industria per la difesa e infrastrutture critiche. E a giocare a questo gioco non ci sono solo i russi. Il monitoraggio è costante anche per quanto riguarda la Cina e l’Iran. E non inizia adesso.
Su queste colonne si scriveva delle influenze cinesi nell’editoria italiana già negli anni dei governi Conte. Influenze che prima ancora, con il governo guidato da Matteo Renzi, sono arrivate a stabilizzarsi anche in alcune partecipate come Terna, dove oggi siede un consigliere d’amministrazione cinese, Qinjing Shen.
Tutto inizia nel 2014 quando la società statale State Grid Corporation of China, acquista una quota del 35% in Cdp Reti S.p.A., la holding attraverso cui controlla partecipazioni strategiche nelle reti energetiche italiane (incluse Terna e Snam). Insomma, oggi i fari sono puntati sui russi, ma i cinesi li abbiamo già in casa.
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