Mattanza grillina: ne resteranno solo 80
  • Il legale degli espulsi contro Vito Crimi, che aveva indetto la consultazione su un’altra piattaforma. Poi il garante apre al dialogo: «Un comitato per riformare il partito». Tra i ministri, solo Stefano Patuanelli seguirebbe l’ex premier
  • Dopo la scissione (e a causa del taglio dei parlamentari), alla luce dei sondaggi attuali, l’emorragia di posti in Aula sarà aggravata dall’orda di «civici» pretesi dall’avvocato

Lo speciale contiene due articoli

Arriva mentre l’Italia si gioca il quarto di finale contro il Belgio, l’agenzia che annuncia che Beppe Grillo apre alla mediazione chiesta dai parlamentari: «Istitutiamo un comitato per la riforma del Movimento». Dunque, sospeso il voto sul direttorio, dopo le ulteriori polemiche sulla consultazione.

Ieri, infatti, il leggendario Vito Crimi, per un verso ha ottemperato a quello che fino ad allora era l’ordine di Grillo di indire la votazione per un nuovo comitato direttivo, ma per altro verso, l’ha fatto su una piattaforma alternativa rispetto a Rousseau e addirittura su un altro sito Internet. Morale: ci sono due aspiranti capi (Giuseppe Conte e Grillo), due piattaforme (SkyVote e Rousseau) e due siti (movimento5stelle.eu e movimento5stelle.it). Una baraonda, un pandemonio.

Ecco la letterina di Crimi agli iscritti, burocratica ma implicitamente incendiaria: «Cari iscritti, come richiesto dal garante Beppe Grillo, è indetta la votazione per il comitato direttivo del M5s. Nei prossimi giorni saranno pubblicate le modalità e i tempi di presentazione delle candidature attraverso la nuova piattaforma di gestione degli iscritti e le date di svolgimento delle votazioni sulla nuova piattaforma di voto».

Né si capisce a che gioco giochi Crimi. L’altra sera, bene o male, i deputati, chiedendo di poter vedere lo statuto e di poter ascoltare sia Conte sia Grillo, avevano cercato di stemperare il clima, o almeno di guadagnare tempo. E invece l’indizione del voto con queste modalità da parte di Crimi aveva oggettivamente il sapore di un colpo di pistola che poteva far partire la corsa verso lo sfascio. O, più diabolicamente, addirittura riproporre lo scenario più insidioso dal punto di vista di Grillo: non una scissione, ma un impossessamento del partito – tramite la votazione per il comitato direttivo – da parte di una nuova maggioranza contiana, di fatto espropriando il fondatore e mettendolo in minoranza.

Comunque, ieri, 19 senatori pentastellati si sono attivati in senso pacifista, con una lettera-appello per andare «oltre le difficoltà attuali» e per augurarsi che «le posizioni di Beppe Grillo e di Giuseppe Conte si riconcilino, chiedendo ad entrambi un incontro».

Tornando al punto giuridico, la stessa giustificazione legale per il cambio di piattaforma appariva zoppicante (su questo Grillo sembra avere delle ragioni): il fatto che il Garante della privacy abbia imposto a Rousseau di consegnare al Movimento l’elenco degli iscritti non vieta al Movimento stesso di riaffidare proprio a Rousseau l’effettuazione di un’altra consultazione.

Morale: si rischiava un’ennesima contesa da azzeccagarbugli. Pane per i denti dell’avvocato Lorenzo Borrè, mitico legale spesso schierato contro i pentastellati e al fianco degli espulsi, che ieri ha già sparato a palle incatenate. Prima obiezione: «Gli associati che si sono iscritti (tutti) attraverso un altro sito, come fanno a sapere che movimento5stelle.eu è il “sito del Movimento”, su cui – a norma di statuto – deve essere pubblicato l’avviso di convocazione delle consultazioni? Ah, saperlo…». E già questo fatto, secondo Borrè, apre la strada a una raffica di ricorsi. Non solo: c’è anche la seconda obiezione di Borrè, esplicitata in un colloquio con l’Adnkronos: «Il secondo inciampo è che l’indizione è stata fatta da un organo inesistente, il capo politico, quando avrebbe dovuto farla il garante. Quella di Crimi sostanzialmente è una non indizione». Conclusione di Borrè dagli effetti involontariamente tragicomici: «Si rischia una divaricazione delle consultazioni con conseguente costituzione di un comitato di papi e di un comitato di antipapi, visto che Grillo potrebbe a questo punto indire le consultazioni sul sito Rousseau utilizzando il regolamento a suo tempo promulgato dal comitato di garanzia». Pericolo, per ora, scongiurato dall’apertura dell’Elevato.

In questo caos, resta un altro interrogativo, tutto politico: che partita sta giocando Luigi Di Maio? La sensazione è che il ministro degli Esteri sia il più furbo di tutti e si tenga aperte diverse porte, riservandosi un posto in prima fila nello schema che alla fine risulterà ai suoi occhi il più solido. In pubblico e davanti ai militanti fa il paciere; contemporaneamente, ha aperto la trattativa con Conte; nel frattempo, tiene i contatti con Grillo, al quale sa di potersi proporre sia come alternativa a Conte, sia, in caso di tregua armata, come vice Conte per marcare a uomo e controllare l’ex premier. A rendere tutto più indecifrabile c’è l’intervista al Corriere di Vincenzo Spadafora, considerato vicino a Di Maio, e che ha sparato duramente contro Conte («Ci ha divisi, sarà difficile ricomporre»). Sul fronte governativo, intanto, fonti 5 stelle fanno sapere che soltanto Stefano Patuanelli sarebbe disposto a seguire Conte.

Ma una prima vittima del tafferuglio pare già acclarata, ed è il sindaco di Roma uscente, Virginia Raggi: già tutti i sondaggi la davano terza (dopo Enrico Michetti e Roberto Gualtieri e prima di Carlo Calenda), e dunque lontana dal ballottaggio. Conte ha avuto pure il coraggio di chiamarla, pare per chiederle di schierarsi con lui, dopo che nelle settimane precedenti alla ricandidatura veva lavorato per imporle un passo indietro e creare le condizioni per una convergenza Pd-M5s su un’ipotetica candidatura di Nicola Zingaretti per il Campidoglio. Ovvio che la Raggi, già nei guai, ora tutto voglia fare tranne che alienarsi uno dei due contendenti. E infatti ha democristianamente fatto sapere che tra Conte e Grillo «si può ricomporre: sono due persone ragionevoli». Intanto però quattro consiglieri comunali capitolini se ne sono andati: cattivo presagio per una sindaca malinconicamente al tramonto.

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