Il governo forza ancora sul catasto. Draghi minaccia: «Così o me ne vado»
  • Il premier si impunta sull’emendamento presentato da Lega e Alternativa per evitare tasse. Scintille in Aula nella notte.
  • Un decreto autorizza Viale Mazzini a scendere sotto il 51% nella società. Aprendo la strada al riassetto del settore televisivo

Lo speciale contiene due articoli

Giornata ad altissima tensione, quella di ieri, per il governo guidato da Mario Draghi. E notte di litigi in Aula. A far traballare l’esecutivo, un altro emendamento alla riforma del catasto contenuta nella legge delega sulla riforma fiscale presentato in Commissione Finanze alla Camera. Dopo quello della Lega, che chiedeva di eliminare del tutto la riforma del catasto dalla delega fiscale,bocciato per appena un voto, 23 a 22, la scorsa settimana, con il «no» decisivo Alessandro Colucci, deputato di Noi con l’italia, il partito di Maurizio Lupi, la proposta di modifica che ha tenuto ieri tutti con il fiato sospeso è stata presentata da Alternativa, gruppo di opposizione costituito da ex M5s, e proponeva la cancellazione della possibilità di aggiornare i valori catastali degli immobili. In sostanza, un «no» all’aumento delle tasse sulla casa che sarà la conseguenza della riforma del catasto. Eppure, incredibile ma vero, Draghi ha minacciato che in caso di via libera all’emendamento sarebbe saltato il governo. Un ricatto in termini politici incomprensibile, surreale: immaginare Draghi che si dimette da presidente del Consiglio, con due stati di emergenza in atto, una guerra in corso, per un emendamento passato nonostante il parere contrario del governo, è uno scenario da film dell’orrore istituzionale. Eppure, c’è chi ha preso sul serio questo avvertimento, e così ha votato contro per il terrore di andarsene a casa. La Lega, per rendere più «pesante» la situazione, ha aggiunto le firme dei suoi componenti a quelle di Alternativa. Compatto il centrodestra: con Lega e Fratelli d’Italia, da sempre contrari alla riforma del catasto e all’aumento delle tasse sulla casa, si è schierata, esattamente come accaduto la scorsa settimana, anche Forza Italia, nonostante le pressioni sui componenti azzurri della commissione arrivate dai membri forzisti del governo, in particolare da Renato Brunetta. Sponsor della riforma, e quindi dell’aumento delle tasse, anche il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. La giornata è stata, come dicevamo, ad altissima tensione, con il risultato del voto in bilico. Il primo firmatario dell’emendamento della discordia è il deputato di Alternativa Alvise Maniero: «È ancora possibile», ha spiegato Maniero prima della votazione, «scongiurare l’aggravio di tasse sulla casa a carico degli italiani con l’approvazione del nostro emendamento, che sopprime il comma 2 dell’articolo 6 della riforma catastale nella legge delega di riforma fiscale. Eliminando l’aumento delle rendite catastali ai valori di mercato, aumento fortemente voluto da Draghi e dalla Ue, si neutralizzerebbe la parte più dannosa della riforma, che serve ad aumentare le tasse patrimoniali in Italia come Draghi ha promesso ai falchi di Bruxelles e che porteranno inevitabilmente a nuove tasse sui risparmi degli italiani», ha aggiunto Maniero.

La posizione di Forza Italia è stata in bilico tra astensione e voto favorevole, fino a quando, nel primo pomeriggio, fonti azzurre hanno fatto sapere che i componenti azzurri della commissione Finanze avrebbero votato a favore insieme agli alleati di centrodestra, mantenendo quindi la linea della scorsa settimana.

Alle 19.40, poco prima che iniziasse la votazione, Colucci ha ufficializzato il suo voto ancora una volta contrario, mantenendo la posizione della scorsa settimana: «Votare l’emendamento presentato da Alternativa», ha detto Colucci, «significa far saltare la norma che impone lo stop a qualsiasi aumento di tasse sugli immobili. Invitiamo i nostri colleghi a riflettere bene sulle conseguenze di questo voto. Per noi la casa è un valore sacro e le tasse sugli immobili, spesso frutto dei sacrifici di intere generazioni, sono già oggi troppo alte». Una dichiarazione che, se non ci fosse da piangere, farebbe ridere: un completo ribaltamento della realtà.

Nel pomeriggio è intervenuto anche Giuseppe Conte: «È straniante», ha detto il leader (sospeso) del M5s, «litigare sulla riforma del catasto in un contesto del genere. Noi abbiamo già detto come M5s che siamo assolutamente favorevoli a una digitalizzazione degli uffici del catasto, ma assolutamente contrari ad aumentare le tasse sulla casa». Un’altra dichiarazione contraddittoria, ma la politica politicante non si ferma davanti a nulla. Il M5s, infatti, ha votato insieme alle sinistre contro l’emendamento, quindi a favore di nuove tasse sulla casa.

Fratelli d’Italia attacca: «È gravissimo che il governo», dice il capogruppo alla Camera, Francesco Lollobrigida, «dopo due anni di pandemia e in un contesto di crisi internazionale, voglia creare le condizioni per tassare ulteriormente la proprietà privata. Auspichiamo che le forze politiche del centrodestra che sono al governo con il partito delle tasse, agiscano coerentemente con quelli che erano i programmi presentati agli elettori.

Dunque, anche con due partiti di maggioranza contrari, ovvero Lega e Forza Italia, il governo è andato avanti per la sua strada, con il sostegno di un partito, Noi con l’Italia, che dovrebbe far parte del centrodestra, ma che ha votato con le sinistre su un argomento così importante.

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