I veleni di Consap finiscono nel mirino del Mef
Vincenzo Sanasi D'Arpe e Vittorio Rispoli

La società controllata dal Mef che si occupa dei servizi assicurativi pubblici preoccupa l’esecutivo uscente per i 5 provvedimenti disciplinari disposti dall’amministratore delegato Vincenzo Sanasi D’Arpe.


Tra gli ultimi provvedimenti del governo di Mario Draghi potrebbe esserci anche un intervento a gamba tesa su Consap, la società controllata dal Mef che si occupa dei servizi assicurativi pubblici. La situazione della società – presieduta da Mauro Masi e che vede come amministratore delegato Vincenzo Sanasi D’Arpe (quest’ultimo scelto dal Movimento 5 Stelle durante il governo giallorosso di Giuseppe Conte) – è in totale stallo, data la situazione incandescente che si è venuta a creare in questi anni, stretta tra i veleni che hanno caratterizzato i rapporti tra direttore generale e amministratore delegato.

Al ministero dell’Economia seguono da mesi le dinamiche interne dopo che Sanasi D’Arpe aveva deciso di avviare una lunga serie di «purghe» interne per rimettere in riga la dirigenza. Alla Verità risulterebbe anche che questo interrogativo se lo sia posto anche il Mef che potrebbe presto imputare all’amministratore delegato una gestione molto conflittuale nei rapporti con la dirigenza. Basti pensare che la Consap ha otto dirigenti in organico e Sanasi D’Arpe ha proposto ben cinque provvedimenti disciplinari tutti respinti dal consiglio di amministrazione. Del resto, il professore si era da poco insediato in Consap quando ha scoperto che il direttore generale, l’avvocato Vittorio Rispoli, si era munito di un certo numero di telecamere a proprio uso e consumo, con la finalità di monitorare i flussi dei visitatori del nuovo amministratore delegato nonché i frequentatori del riconfermato presidente. All’epoca fu avviata una scrupolosa indagine dell’audit a conclusione della quale si scoprì che le telecamere erano state installate effettivamente fuori dal circuito istituzionale di Consap in violazione delle più elementari norme sulla privacy. Il processo al direttore generale ha tenuto impegnato il consiglio di amministrazione per giorni, anche in ragione della gravità del fatto, appesantito dal ruolo di controllo dello stesso Rispoli in qualità di responsabile degli adempimenti della legge 231.

Ebbene, nonostante innumerevoli pressioni politiche del Partito democratico, in particolare da parte di Beppe Fioroni, Vittorio Rispoli è stato colpito da un provvedimento disciplinare di sospensione cautelare poi definita in quattro giorni senza remunerazione. E’ tutto avvenuto durante l’esercizio del 2021. Ma anche durante l’ultimo anno tra i due manager è continuato il fuoco incrociato, incrociati al limite della diffamazione. Negli ultimi mesi, però, a sorpresa, sembra ci sia stato un riavvicinamento tra i 2, finché ad agosto l’amministratore delegato ha concesso un ricco premio di produzione a Rispoli, relativo proprio all’esercizio 2021 nel quale il direttore generale era stato oggetto del provvedimento punitivo. Non solo. Che fine hanno fatto i provvedimenti disciplinari sugli altri dirigenti accusati di gravi inadempimenti su norme generali amministrative/contabili (vedi Oic/31) improvvisamente oggetto di bonifica? Anche qui sono arrivate robuste bocciature di un consiglio di amministrazione più cauto ed equilibrato, indotto a riflettere dalla prudenza ed esperienza del presidente. Masi è sempre stato contrario alle mutevoli e controverse dinamiche gestionali di Sanasi, tipiche di una filosofia che negli ultimi tempi aveva contraddistinto soprattutto il suo padrino politico, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

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