- In arrivo un cambio di status in quasi tutte le zone del Paese. Lettera di 250 accademici: «Rendete pubblici gli indicatori»
- Polemiche sulla «retrocessione» lombarda. Pure l’Alto Adige si ribella contro Roma
Lo speciale contiene due articoli
Alla fine, la paventata marea arancione è arrivata. Dopo l’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, prima del dl sulle limitazioni agli spostamenti e sulla proroga al 30 aprile dello stato d’emergenza e poi del nuovo dpcm, il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato le ordinanze, che a partire da domani, cambiano di colore a più di metà del territorio nazionale.
Non ci sono grandi sorprese rispetto a quanto filtrato nei giorni scorsi in base all’irrigidimento dei parametri per la classificazione delle diverse aree di rischio, ma ciò non ha evitato comunque uno strascico polemico tra amministratori locali e governo centrale (in particolare il governatore della Lombardia Attilio Fontana e il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, ma soprattutto da parte di ristoratori e baristi). Partiamo dalle ordinanze di Speranza: dopo aver collocato la settimana scorsa in zona arancione Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Sicilia, il ministro ha decretato una ulteriore stretta per la Lombardia, che diventa rossa, alla quale si aggiungono la Sicilia (che pur avendo dati da arancione ha chiesto di essere messa in rosso) e la provincia autonoma di Bolzano. Sia la Lombardia che la Provincia autonoma si appellano ai giudici e presenteranno ricorso. Ma è decisamente l’arancione il colore dominante, scorrendo la nuova mappa delle restrizioni decretata dal ministero di Lungotevere: oltre alle citate regioni rosse, diventano o restano infatti arancioni 12 regioni: Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria, Val D’Aosta e Veneto.
A rimanere gialle, e quindi nella fascia soggetta a meno restrizioni, saranno la Campania, la Sardegna, la Basilicata, la Toscana, la Provincia Autonoma di Trento e il Molise. A supporto di quella che si può definire certamente l’ennesima stretta, le considerazioni fatte dal presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, in occasione della consueta illustrazione settimanale del monitoraggio sull’andamento dell’epidemia. Pur affermando che, a suo avviso, le restrizioni del periodo festivo hanno consentito di rallentare l’aumento dei casi, Brusaferro ha parlato di un «aumento complessivo del rischio di un’epidemia non controllata» e quindi non gestibile a livello di ricoveri nei reparti ordinari e nelle terapie intensive. In quest’ottica, nel monitoraggio si legge che l’indice Rt è in aumento lento ma costante da cinque settimane ed è giunto a 1,09 come media nazionale.
Ma proprio sui dati e sui moduli matematici relativi alla trasmissione del contagio, si segnala l’iniziativa di un gruppo di accademici, raccolti sotto la sigla «Lettera 150», che ha inoltrato un’istanza di accesso agli atti degli indicatori Covid, che finora il governo non ha voluto rendere pubblici. «Questi indicatori», si legge nella nota diffusa da 250 studiosi, «sono quelli in base ai quali si decide di limitare numerose libertà costituzionali». A questo proposito, è il caso di ricordare il quadro delle misure e delle restrizioni contenute nelle ordinanze, nel Dl e nel Dpcm, che entreranno in vigore da oggi. Anzitutto, è confermato il coprifuoco dalle 22 alle 5 e non si potrà in nessun caso uscire dalla propria Regione di residenza (anche nelle zone gialle) salvo comprovati motivi di necessità. Sarà possibile, una sola volta al giorno, ricevere al massimo due persone non conviventi, che potranno portare con sé minori di 14 anni. Il divieto di raggiungere altre Regioni resterà in vigore fino al 15 febbraio, ma nelle zone gialle sarà possibile muoversi senza autocertificazione su tutto il territorio regionale, mentre nelle zone arancioni ci si potrà muovere liberamente solo all’interno del proprio Comune, con l’eccezione di chi abita in Comuni con meno di 5.000 abitanti. Questi ultimi potranno raggiungere, in un raggio di 30 km, altri piccoli Comuni ma non i capoluoghi. La seconde case si potranno raggiungere solo se collocate all’interno della propria Regione nelle zone gialle o nel proprio comune nelle zone arancioni. Palestre, piscine e impianti sciistici resteranno chiusi ovunque (questi ultimi per il momento fino al 15 febbraio), mentre nelle zone gialle resteranno regolarmente aperti i negozi. È sul fronte degli esercizi che è arrivata la novità più rilevante, con l’introduzione del divieto di asporto dopo le 18 per i bar che, assieme ai ristoranti, nelle zone gialle saranno aperti fino alle 18. A quel punto, però, i ristoranti potranno continuare a fare asporto e consegne e domicilio, mentre i bar dovranno, in sostanza, abbassare le serrande. I centri commerciali resteranno chiusi nei week-end ma l’altra novità è che i musei, nelle zone gialle, riapriranno nei giorni feriali, mentre restano chiusi cinema e teatri. Nelle zone arancioni, invece, bar e ristoranti non potranno aprire al pubblico ma potranno fare solo consegne e asporto. Come detto, però, i bar solo fino alle 18.
Tralasciando la fantomatica zona bianca, resta invece il caos sul fronte scuola: il dpcm parla di ritorno in presenza per le superiori fino al 75% degli studenti da lunedì, ma tra proteste, sentenze del Tar e norme confliggenti, le Regioni andranno in ordine sparso.
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